Cinema: La mummia Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

LA MUMMIA

 Titolo Originale: THE MUMMY

Regia: Terence Fisher

Interpreti: Christopher Lee, Yvonne Furneaux, Peter Cushing, Eddie Byrne

Durata: h 1.26

Nazionalità:  Gran Bretagna 1959

Genere: horror

Al cinema nel Settembre 1959 

Recensione di Biagio Giordano

Reperibile in dvd o con acquisto film in streaming

 La mummia (The Mummy) è un film a colori del 1959, diretto dal regista Terence Fisher. E’ un opera che per la sua struttura etico romanzata - dentro la quale la cultura occidentale sembra assumersi arrogantemente il ruolo di principale conoscitrice e illuminata conservatrice delle opere, del costume, della cultura religiosa del lungo periodo faraonico dell’antico Egitto - rispecchia aspetti sostanziali della realtà storica più vera.


 

Il film ha affascinato per questo il mondo dello spettacolo sui faraoni, ben presente da sempre nella storia del cinema occidentale.

Il film ha la grave pecca però di non manifestare alcuna riserva, né ironia, su quanto fatto di negativo dall’occidente in Egitto, soprattutto per ciò che riguarda la mancanza di rispetto, presenti nelle politiche sugli scavi attuate dai vari governi europei succedutisi nelle epoche interessate agli scavi,  nei confronti dei riti sui morti e sui culti religiosi che prevedevano la protezione dei sepolcri da ogni profanazione, per l’eternità, in virtù  di raffinatissime e severe norme divine.  

Da sempre nel cinema la cultura egiziana suscita un forte interesse, ed è indubbiamente allestendo uno spettacolo anche ricco di intrecci letterari, di un certo pregio, come questo, che si riesce sovente a non sfigurare con le opere eccellenti del passato più remoto.


 Da un punto di vista strettamente estetico - narrativo occorre dire che rispetto al capolavoro omonimo uscito nel 1932, firmato Karl Freund, questa pellicola  regge bene, tanto da essersi imposta in questi anni come cult. Essa risulta effettivamente, se non la migliore, la più suggestiva e carica di pathos rispetto a tutti gli omonimi remake prodotti dal 1932 in poi.

  Questo film di Terence Fisher, curatissimo in ogni particolare scenico e abbondante di  idee visive ben assortite, quest’ultime sempre in forte sintonia con i gusti transgenerazionali del pubblico,  ottiene anche quel prezioso consenso di critica  che i film remake precedenti il 1959 (data di uscita di questo film)  e, successivamente tale data, non hanno avuto.

Occorre quindi sottolineare però, soprattutto per amor di critica,  che la pellicola in bianco  e nero di Karl Freund del 1932, rimane ineguagliabile sul piano della suggestività delle scene e della potenza interpretativa, in quanto essa è avvalorata da forti e misteriosi effetti empatici provocati dagli attori.  Il film di allora  esibiva un cast di nomi di tutto rispetto ottimamente diretto da Karl Freund, con interpreti che sono riusciti a trarre il massimo da sé come raramente accadeva, ricordiamo: Boris Karloff, Zita Johann, David Manners, Arthur Byron. La loro seduzione ipnotica funziona tuttora nei dvd di questo film, continua a dare forti emozioni, perlomeno sul piano, se non proprio drammatico, estetico.


 Trama. 1895: una spedizione in Egitto condotta dal famoso archeologo Banning scopre durante uno scavo un piccolo amuleto verde raffigurante l’emblema delle guardie regie poste a difesa dell’ordine mondano e subordinate al Dio Karnac. E’ un sigillo  reale, con il quale si può avere accesso al sepolcro della sacerdotessa Ananka presente nelle vicinanze. E’ una scoperta importante che conferma la validità orientativa dei piani di ricerca approntati dagli archeologi inglesi per gli scavi.

 Quando l’anziano Banning, scoperto il luogo sacro, entra solitario nella tomba contenente la mummia della giovane sacerdotessa, e legge il papiro della vita trovato in una nicchia, si desta un’altra mummia, del tutto non prevista, alta, forte, dalle sembianze spaventose, di nome Kharis, che esce dal suo sarcofago e avanza minacciosa verso l’archeologo.

E’ un sacerdote che la casta della sacerdotessa ha a suo tempo ritenuto peccaminoso, sacrilego, scomodo, perché ha amato, corrisposto, durante il suo ministero la bella sacerdotessa Ananka, e quando la donna, da giovane, muore per un male incurabile: kharis  ha cercato, terminata la cerimonia funebre, di ridarle  vita leggendo in segreto il proibito papiro della vita.


 Scoperto dagli altri sacerdoti, che da tempo nutrivano sospetti sul suo  comportamento ritenuto poco ortodosso, Kharis viene condannato a custodire e a difendere per sempre il sepolcro dell’amata, rimanendo chiuso, vivo, con le sembianze di una mummia, in un altro sepolcro posto nelle vicinanze di quello della sacerdotessa. Quella pena non fu la sola, gli viene anche tagliata la lingua affinché il dio Karnac non potesse essere  infastidito o mosso a pietà dalle sue urla di dolore, lamenti che si presumeva sarebbero stati lunghi e molto intensi.

L'archeologo Banning che nel 1895 entra per primo e solitario nella tomba, trova per caso in una nicchia il potente papiro della vita, e assai incuriosito comincia a leggerlo ad alta voce. Al che Kharis si risveglia dal suo lungo sonno, esce dal sepolcro e cerca di uccidere il profanatore Banning prendendolo alla gola, ma proprio in quel momento entra nella stanza un sacerdote egiziano contemporaneo, in abiti civili con un turbante rosso in testa, che conosce l’intera storia di Kharis e proprio per questo aveva in precedenza avvisato Banning del pericolo mortale che avrebbe corso entrando nella sala del sepolcro. Il sacerdote contemporaneo, assai sicuro di sé, ordina a Kharis di ritornare subito nel  sarcofago, nel frattempo l’anziano archeologo che si era molto spaventato alla vista di Kharis tanto da  svenire, viene inquadrato incosciente riverso sopra il sepolcro della sacerdotessa. Quel trauma lo renderà invalido di mente per sempre.


In seguito, ritornati in patria, nell’amata Inghilterra, tutti i membri di quella spedizione del 1895, scoprono via via di correre il rischio di essere uccisi dalla mummia Kharis. Il sacerdote dal turbante rosso aveva infatti portato con sé a Londra Kharis, trasportandolo in una cassa di legno, la mummia finirà poi, per cause accidentali, nelle sabbie mobili presenti nelle vicinanze della sua nuova abitazione inglese, ma fedele al suo padrone emergerà dalle acque melmose ubbidendo ai comandi di morte dell’uomo.

 L'unica possibilità di salvarsi per il gruppo, sembra risiedere nella straordinaria somiglianza della moglie dell’archeologo John Banning, di nome Isabel, con la sacerdotessa Ananka, cosa che  potrebbe costringere la mummia Kharis, una volta che la donna fosse riuscita a stabilire un contatto con lui, a subire il ritorno del fascino della sacerdotessa che amava, rimanendo magari del tutto soggiogato al  volere della donna: che non è certamente animata da intenzioni omicide?

   Biagio Giordano

 

    
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