CINEMA: Quell’oscuro oggetto del desiderio Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Quell’oscuro oggetto del desiderio

Titolo Originale: CET OBSCUR OBJET DU DÉSIR

Regia: Luis Buñuel 

Interpreti: Carole Bouquet, André Weber, Julien Bertheau, Milena Vukotic, Angela Molina, Fernando Rey

Durata: h 1.40

Nazionalità:  Francia 1977 

Al cinema nel Settembre 1977 

Recensione di Biagio Giordano

 Film reperibile in DVD

Mathieu Faber, agiato e maturo uomo francese, sta per trasferirsi in treno da Siviglia a Parigi dove vive abitualmente, divide il suo scompartimento di prima classe   con altri viaggiatori benestanti: un’elegante e distinta madre con al fianco una bella figlia adolescente  educata e gentile, un magistrato molto distinto e dai modi raffinati e uno psicologo nano dal comportamento disinibito, tutti di Parigi come lui.

Gli  sguardi del gruppo di viaggiatori si incrociano subito con una  curiosità da circostanza, alcuni di loro si sono già  visti in luoghi diversi, la donna vive  nello stesso quartiere di Parigi in cui abita Mathieu Faber, il magistrato ha visto il nano psicologo ad uno spettacolo della corrida a Siviglia tra gli spalti gremiti,  e Mathieu Faber ricorda di aver incontrato nel “Palazzo di giustizia” di Parigi, del tutto casualmente,  il magistrato:  in un ufficio giudiziario dove era andato a trovare, per delle pratiche, suo cugino  dipendente di quel “ministero”.

La partenza del treno ritarda di alcuni minuti, cosa che innervosisce Mathieu Faber, che a un certo punto si alza per fumare una sigaretta, e lo fa recandosi vicino ad un finestrino aperto.

La scena a questo punto prosegue in esterni e si colorisce della presenza di una infuriata signora. La donna ha un volto completamente sfatto, pieno di lividi, con gli occhi infiammati, essa appare sconvolta e sembra  cercare qualcuno che sta per partire proprio con quel treno, sale su una carrozza di seconda classe e guarda attentamente verso l’interno di ogni scompartimento, arrivata in fondo al corridoio, con aria  delusa scende dalla carrozza. La donna riprende la sua ricerca frenetica camminando sul marciapiede del binario del treno, quasi correndo, i suoi occhi sono puntati ora verso i finestrini della carrozza di prima classe.


 Mathieu Faber, intravede la donna  rimanendone seccato. Si nasconde subito alla sua vista, l’uomo pensa a come reagire a quella presenza che lo inquieta, dopo un po’ si sposta cautamente verso l’uscita della carrozza,  chiedendo al personale del treno, dietro pagamento, un secchio pieno d’acqua.  Mathieu si ferma davanti allo sportello di uscita della carrozza, e rimane in attesa del passaggio della donna. Nasconde il secchio alla sua vista.

Quando lo scopre la donna gli si avvicina prontamente, in modo ostile, e gli urla addosso frasi di rimprovero, avvertendolo  che quello che sta facendo è sbagliato,   che non deve partire da Siviglia, al che Mathieu Faber, dopo un attimo di esitazione, gli riversa sulla testa tutta l’acqua contenuta nel secchio.

I compagni di viaggio di Mathieu, hanno nel frattempo assistito, allibiti e sorpresi, a quella  scena dai risvolti così drammatici. Quindi Mathieu Faber una volta ritornato nello scompartimento, si sente in dovere di dare delle spiegazioni, e lo fa nella maniera migliore, raccontando ai presenti tutta la storia vissuta con quella donna.


Questo film è l’ultimo girato da Bunuel, quello che ha avuto il maggior successo di pubblico. In questa opera il famoso regista surrealista, spagnolo, mantiene intatta quella modalità  narrativa  impregnata di onirismo,  diurno e notturno, che ha sempre contraddistinto i suoi film. Inoltre Bunuel si congeda dagli spettatori con una prestazione tecnica superiore alle precedenti, in quanto è riuscito a dare più accelerazione e speditezza ai contenuti delle scene,  realizzando la sceneggiatura prevista in modo magistrale.

Il film però  è di difficile comprensione  se lo si guarda con aspettative legate per lo più a un linguaggio razionale, sintetico, immediatamente chiaro.

Un modo per entrare dentro la difficile realtà espressa da Bunuel nei suoi film, e di intenderne quindi i legami più profondi di quei corpi vivi, sempre in forte movimento che sono i suoi personaggi, è  quello  di calarsi in alcuni aspetti principali della teoria psicanalitica.

Ciò che lega le situazioni più assurde del racconto sembra infatti trovare qualche chiaro significato solo attraverso un’attenzione particolare rivolta verso il linguaggio dei desideri, linguaggio di un altro soggetto, l’inconscio, del cui funzionamento logico Freud ha dato ampie documentazioni teoriche e pazienti osservazioni empiriche lungo tutta la sua straordinaria esperienza clinica.


 Per comprendere le strutture relazionali fondamentali dei personaggi di Bunuel, occorre quindi una ragione altra, più estendibile, capace di prendere come oggetto di studio i meccanismi di funzionamento dell’inconscio: un soggetto altro in grado di svelare alcune parti fondamentali di sé solo a chi col desiderio-sintomo ci sa fare.

Un compito questo certamente difficile ma che  Bunuel dimostra di saper svolgere con una certa efficacia. La sua trasposizione letteraria - cinematografica del racconto scritto, leggibile psicanaliticamente, gioca soprattutto sul terreno impervio dei retro pensieri, quelli  quotidiani che animano i suoi personaggi.

Egli sa  cogliere bene, dandogli voce, quel rimuginare imprevedibile, di pensieri insistenti, a cui i personaggi sembrano non dare molta importanza, e che diventa invece fonte di sogni, di cambiamenti di umore, di azioni reattive incontrollate che creano episodi  drammatici.

Biagio Giordano

 

    
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