CINEMA: Alexander Nevskij Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

ALEXANDER NEVSKIJ

   Titolo Originale: ALEXANDER NEVSKIJ
Regia: Sergej M. Ejzenstejn
Interpreti: Nikolaj Cherkassov, Nikolaj Okhlopkov, Alexandre Abrikossov
Durata: h1.52
Nazionalità: URSS 1938
Genere: storico
Al cinema nel Settembre 1938
Recensore Biagio Giordano
DVD reperibile in rete

Nel XIII secolo l’incantevole Russia, terra per lo più fertile, ricca di numerose risorse naturali,  già famosa per le sue bellezze paesaggistiche che lasciavano spesso gli stranieri con il fiato sospeso, è sconvolta da diverse invasioni.

Intorno al 1242 i cavalieri teutonici provenienti da ovest dopo aver conquistato la città di Bisbork conquistano anche  Pskov. La loro crudeltà, con il segno della croce cristiana ben in vista in ogni parte dell’abbigliamento di guerra e del mantello bianco sopra i cavalli, è spaventosa, i soldati si accaniscono senza scrupoli contro donne e bambini bruciandoli vivi. Esaltati dal successo e posseduti da uno spirito purificatore-giustizialista che riguarda sopratutto il male altrui, decidono di conquistare anche l’importante città di Novgorod.


L’esercito mongolo invece, molto meno feroce, agisce tra il Volga e la città di Novgorod ma non sembra per il momento avere mire su Novgorod. Nella Russia di allora  erano anche coinvolte dalle invasioni le città di Kiev, Vadimir, Rjazan.

Appreso il pericolo la popolazione di Novgorod è divisa sul da farsi. I commercianti più ricchi propongono di fare un patto con i cavalieri teutonici offrendo loro ricchezze in cambio del mantenimento, durante la loro amministrazione, del quieto vivere. Il popolo lavoratore, orgoglioso della propria identità e pieno di energie rinsaldate e regolarmente ricostituite dall’abitudine alla fatica nei campi, è invece propenso a sostenere una battaglia anche dura contro i tedeschi, e propone di contattare l’ormai mitico condottiero russo Alessandro Nevskij, figlio del gran duca Jaroslav.

Alessandro è un valoroso  comandante che ha già sconfitto un potente invasore quale era la Svezia,  annientandone l’esercito presso il fiume Neva (da lì il nome Nevskij).


 

Una delegazione di Novgorod si reca a Pereslavl città dove risiede il principe Alessandro Nevskij (Nikolaj Cerkasov), che ama pescare con le reti insieme ai suoi amici nel  lago Plescejevo. Saputo dei massacri compiuti dai teutonici, Alessandro accetta l’incarico di condottiero, confidando in una vittoria grazie all’apporto dei numerosi contadini che lo considerano  un eroe e alla conoscenza delle caratteristiche, in quella stagione, del ghiaccio sul lago Peipus,  dove si svolgerà la battaglia contro l’esercito teutonico.

Alessandro è convinto che l’armatura molto pesante dei cavalieri teutonici favorirà la  vittoria dei russi, in quanto in caso di cedimento del ghiaccio sotto i piedi dei nemici, sarà meno agevole per loro risalire nei punti rimasti integri.

La superiorità numerica consente ad Alessandro di mettere in pratica una tattica che  potrebbe risultare molto efficace. Egli accetta lo scontro frontale sul lago Peipus contro la cavalleria teutonica.  I tedeschi, per logica tattica,  quando decidono di attaccare cercano di entrare a cuneo nelle file dello schieramento orizzontale russo dei fanti per poi allargare via via l’angolo d’ingresso e coinvolgere tutti nello scontro. Alessandro, ad insaputa dei teutonici, schiera all’inizio solo le numerose truppe da difesa, e una volta che i tedeschi  penetrano a fondo nelle file russe indebolendosi nello scontro insieme agli avversari, egli sferra un attacco con cavalleria e fanti agendo sui due fianchi dell’esercito teutonico.


Riuscirà Alessandro a salvare l’importante e ricca città di Novgorod, riaprendo quindi la partita contro gli invasori tedeschi già in possesso di diverse città russe?

Il film è stato girato nel 1938, con Stalin in Russia dittatore assoluto,  ed è stato da lui stesso voluto; lo scopo era quello di  rinsaldare il mito della patria andatosi incrinandosi con la rivoluzione proletaria legata alle teorie di Marx. Il marxismo era notoriamente portatore di uno spirito rivoluzionario sovranazionale, aspirava cioè a una grande solidarietà internazionale con tutti i popoli proletari del mondo per tagliare i tentacoli della piovra capitalista in ogni parte del mondo, aspetto questo che portava le masse a mettere sovente in secondo piano l’amore per la propria nazione.  

Quindi si voleva trasmettere, con il film Alessandro Nevskij, un’emozione d’amore per la Russia tutta, un sentimento capace di penetrare nel partito, nell’esercito, e nella popolazione in generale, a fronte di paurose minacce di invasione ricevute da parte dei governatori nazisti.

Stalin sa che una parte cospicua della popolazione e dell’esercito russo non approva l’ideologia comunista. Nel cuore di molta gente, albergano ancora valori di una tradizione altra, come la libera religione, il senso della patria, la libertà di pensiero, e idee diverse sull’economia rispetto a quelle marxiste.


 

Un film come questo, capace di rievocare pagine eroiche della vecchia Russia, avvalendosi di un grande regista sovietico, poeta e teorico del cinema di fama mondiale, quale era Sergej M. Ejzenstejn a quei tempi, non poteva che favorire, seppur momentaneamente, l’unità spirituale del popolo sovietico contro il nazismo di Hitler, ed è ragionevole pensare, vista anche la qualità comunicativa dell’opera di Ejzenstejn, che  ciò sia effettivamente accaduto forse più delle aspettative.

Il regista Ejzenstejn,  ben finanziato per questo film, compie un’opera straordinaria, con un impegno sopra le righe, egli non si accontenta di narrare prosaicamente le vicende storiche legate a un grande mito patriottico come quello di Alessandro Nevskij, ma cerca, grazie alla sua felice ispirazione e al suo immane lavoro tecnico e artistico compiuto soprattutto sul linguaggio fotografico, di dare al film un impronta poetica indelebile, un prodotto visivo in grado di testimoniare con la sua bellezza lo specifico riguardante l’arte cinematografica più matura, uno specifico filmico messo in campo in tutta la sua bellezza che fa capire finalmente cos’è il cinema, come si configurano le sue qualità rispetto alle altre arti sopratutto quelle teatrali e letterarie dalle quali  Ejzenstejn   pur trae, sempre, suggerimenti importanti per certi aspetti estetici dei suoi film.

 

 Grandi sono le risorse visive di questo film in bianco e nero. Riprese fotografiche e montaggio, sono attuati in esclusiva funzione della creazione di un ritmo narrativo e una composizione particolari, inediti, mai visti fino allora, come appare evidente nei 37 minuti della battaglia sui ghiacci, dove la macchina da presa alterna, a panoramiche degli eserciti  prese dall’alto e dal basso, particolari minuti della battaglia ripresi entrando con la cinepresa nel mezzo delle file armate, tra i cavalli e i singoli scontri. Battaglia in cui il sonoro ha una parte di rilievo: il fragore fitto delle lance che si scontrano, le urla di odio dei combattenti, i lamenti dei feriti abbandonati al loro destino, il drammatico frastuono metallico d’insieme di tutta la battaglia. Pregevole è anche la suggestione fotografica nelle situazioni di lotta, capaci di prendere pieghe drammatiche sempre diverse, e l’eccitante scia  lasciata dalle lance e dalle spade in movimento, gli impressionanti  primi piani dei volti dei combattenti con dietro una moltitudine di spade che roteano creando uno sfondo di forte impressionabilità. Tutto ciò esalta la funzione estetica e drammaturgica della fotografia al cinema dandogli un posto da protagonista.

Il film ha un vasto linguaggio metaforico, un accompagnamento musicale (Prokof’ev) eccellente, la narrazione è ricca di idee e invenzioni sceniche di gusto, che rendono il film particolarmente godibile anche sotto l’aspetto musicale, artistico-formale, e di poesia estetica, portando l’opera ai vertici del cinema di qualità.

 

Il regista con la collaborazione del grande fotografo Eduard Tisse dimostra alla burocrazia politica del cinema sovietico,  che cosa voglia dire arte, rilasciando tra le righe del film, agli uomini che la compongono, un messaggio polemico.  Il film richiama, oggettivamente per la sua bellezza, i responsabili dei progetti cinematografici sovietici, all’importanza della libertà espressiva, all’impossibilità di rinchiudere il potenziale tecnico del cinema a mera funzione di  propaganda dei valori della società comunista magari mentendo su come sta avvenendo la costruzione stessa del comunismo reale in Russia.

Biagio Giordano

    
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