CINEMA: Fahrenheit 451 Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Fahrenheit 451

 Regia: François Truffaut
Produzione: GB 1966
Genere: Fantascienza
 Durata: 112′
 Interpreti: Oskar Werner, Julie Christie, Cyril Cusack, Anton Diffring
Autore letterario: Ray Bradbury
Recensore: Biagio Giordano
Film reperibile in rete

 In un grigio, feriale pomeriggio londinese, il giovane pompiere Montag (Oscar Werner), di ritorno dal lavoro, incontra su un treno dallo stile vagamente futurista, Clarisse (Juile Christie), una ragazza di 20 anni, insegnante,  sua vicina di casa; la donna, dapprima esitante, tenta poi con Montag un approccio, verbale. La forma confidenziale mette l’uomo in imbarazzo. In un primo momento il pompiere è taciturno, introverso, si lascia anche andare ad un rimprovero educativo verso Clarisse, poi via via rimane sempre più coinvolto dalla donna, restando a un certo punto indifeso di fronte alle intelligenti parole di Clarisse. La donna sembra invitarlo a ricercare ancora il vero senso della vita, tra le pieghe della finta bellezza dominante, lontano da ogni richiamo fantasmagorico e sensuale, eterni seduttori ingannatori della retta via.


Il pompiere si appassionerà gradualmente a Clarisse e diventerà,  oltre che un fedele amico, un focoso epigono del pensiero più filosofico di lei.

Da tempo a Londra, i pompieri anziché spegnere gli incendi accidentli, che sono sempre più rari, li appiccano, a volte procurando alla popolazione civile traumi  spaventosi. Il lavoro del pompiere Montag consiste nel distruggere, con il fuoco, potenziato da getti di kerosene, tutti i libri stampati, in ottemperanza a ordini provenienti dallo Stato maggiore del governo.

Ma l’operazione di annientamento è gigantesca, difficile da attuare fino in fondo senza che si generi qualche pericolosa  sommossa,  i libri infatti sono presenti dappertutto soprattutto nelle case di persone appartenenti a ordini e ceti sociali che non hanno ideologie coincidenti con quelle dei  ceti sostenitori del potere. L’atmosfera asettica del nuovo modo di vivere, instaurato dai media televisivi, favorisce l’ingestione esagerata di pillole eccitanti e sedative che prese in  ripetizione giornaliera portano alla morte.

 L’operazione “annientamento libri” è portata avanti dal corpo dei pompieri denominato Fahrenheit 451, una sigla che  rammenta la temperatura alla quale la carta dei libri comincia a bruciare (232,77 °C). L’atto di barbarie è eseguito esclusivamente in funzione dell’applicazione di una ideologia assoluta, folle,  che afferma il principio della necessità di costruire  una società altra, basata su un ordine autoritario eccellente capace di rendere il popolo spensierato: lontano da ogni meditazione critica considerata da sempre portatrice di infelicità.


 E’ una sorta di dottrina assoluta, senza Dio, dal messaggio univoco, pregnante di affermazioni apologetiche, cosa che fa presa in alcune classi borghesi, le  più autoritarie e incolte. Il potere politico vede nella lettura dei libri una minaccia di disgregazione del sociale, qualcosa che può diventare irreversibile, in grado poi di sconvolgere, con lo spirito critico sviluppato attraverso la lettura, tutto l’assetto dirigenziale di una certa borghesia, amante del potere fine a se stesso lontano da quelle Carte costituzionali che lo relativizzerebbero a favore del bene del Paese.

Ma la coraggiosa Clarisse, con un gruppo di intellettuali, si  pone contro quel sistema di potere. La coerenza del comportamento della donna, che la porterà a perdere anche il posto di lavoro per una accusa falsa di disadattamento sociale, convincerà il pompiere Montag, conosciuto in treno, ad aderire al gruppo di lotta di Clarisse, nonostante il pompiere stesse per iniziare una carriera molto gratificante.

Il pompiere Montag comincia a leggere libri e a nasconderli nei posti più impensati del proprio appartamento,  da essi trae esaltanti piaceri, finché un giorno viene scoperto, a sfogliare un testo, da sua moglie Linda (sempre Julie Christie, nel film interpreta due personaggi diversi), che si dimostra subito del tutto contrariata della presenza del libro.


La donna a differenza del marito sostiene a spada tratta le forze del potere. Linda è psichicamente dissociata, ha rischiato di morire con le pillole

eccitanti e sedative ordinate dai media, senza capire le vere ragioni del suo male.

Riuscirà il pompiere Morgan con i libri, a modificare il proprio modo di vivere e di pensare, senza con ciò patire gravi conseguenze disciplinari sul lavoro? E sua moglie, Linda, convivrà ancora a lungo con un uomo come lui, destinato a divergere sempre più dal suo pensiero ideologico?

Fahrenheit 451 è un film del 1966 diretto da Francois Truffaut, girato in Gran Bretania, ricavato dall'omonimo romanzo fantascientifico di Ray Bradbury. A riprova della stima di Truffaut per le opere di Hitchcock, nel film sono inseriti alcuni brani musicali di Bernard Hermann, autore che ha collaborato con il grande regista inglese scomparso.

Truffaut affronta il suo primo film a colori, in lungometraggio, senza remore, con una sicurezza espressiva sbalorditiva, nonostante all’epoca lui fosse, con questa tecnica, alle prime armi.  

Il regista francese gira un film quasi del tutto intellettuale, a badget elevato, finanziato a sorpresa da una nazione per lui straniera come la Gran Bretagna;  la pellicola rappresenta per Truffaut un serio esame per verificare la possibilità di una diffusione del proprio stile cinematografico nel mercato filmico non legato allo spettacolo commisto al dramma in cui eccelleva; un allargamento commerciale del film intellettuale gli avrebbe consentito di far conoscere meglio nel mondo culturale il proprio rapporto comunicativo con il cinema, fatto di rimandi e richiami alle proprie esperienze di vita e alle personali riflessioni culturali sul sociale e i problemi dell’esistenza dell’epoca; un eventuale flop al botteghino o una stroncatura della critica gli avrebbero pregiudicato il suo futuro di regista-autore facendogli ridimensionare i suoi progetti sul cinema intellettuale.


Fahrenheit 451 non avrà nel mondo occidentale  un particolare successo al botteghino, l’affluenza si rivelerà nelle sale subito modesta, il film si  riprenderà un po’, in seguito, con i canali televisivi e le cassette. Il film non otterrà dalla critica un giudizio del tutto positivo, essendo i critici orientati a valutare soprattutto la capacità  drammaturgica di un film, giudicata in Fahrenheit 451 insufficiente. In effetti nel film la drammatizzazione è stata costruita, ideata in una forma fantascientifica, ma non funziona, anche perché è molto più difficile drammatizzare delle problematiche nel film di fantascienza avendo a che fare con soggetti fantastici.

Ma nonostante ciò la pellicola acquisirà una sua collocazione privilegiata nella cultura delle arti visive mondiali, e nella storia del cinema, dove  troverà gloria e immortalità, studi e approfondimenti premiati dall’editoria, soprattutto forse per i ruoli che hanno nel film i media televisivi, veri protagonisti del film, che sembrano anticipare  qualcosa riguardo ai strapoteri condizionanti che i media  avrebbero  acquisito di lì a poco sulla mente delle persone, favorendone una dipendenza del tutto patologica, servile e inconsciamente regressiva verso l’infanzia.

Quello di Fahrenheit 451  è  quindi un test culturale che Truffaut  supera brillantemente, confermando negli ambienti  più innamorati del cinema intellettuale, le proprie doti  di creatività fotografica e senso letterario, due qualità che non tradiranno mai la fiducia dei produttori, soprattutto di quelli  che continueranno a scommettere sul cinema intellettuale.


Da un punto di vista un po’ più onirico-psicanalitico, il film si potrebbe prestare ad una interpretazione  più profonda, con una chiave di lettura diversa capace di scandagliare aspetti importanti dell’inconscio; i libri allora potrebbero  rappresentare le opere del padre, ossia le leggi civili, la presenza di una verità edipica, o Dio stesso nella religione del libro. In questa logica il fuoco che li distrugge  raffigurerebbe l’atto parricida, l’annientamento del padre da parte di una classe borghese di giovani in ascesa, che prende il potere ed elabora le proprie leggi; un atto di conseguenza violento, necessario per prendere il  posto del padre, sostituirsi al  potere che deteneva, e instaurare  un nuovo  ordine, che per forza di cose diverrà sempre più caricaturale, mistico, perché macchiato di sangue e dal senso di colpa per il crimine commesso.


I libri uomini, personaggi carismatici presenti in alcune fasi del film, persone antipotere che imparano a memoria i testi per trasmetterne il loro senso ai postumi,  potrebbero rappresentare nel futuro, prospettato dal film, dei Totem umani, intesi nella loro classica accezione di  feticci di ricordi-deformati, divenuti sacri, ruotanti intorno all’immaginario dell’assassinio del padre, cioè segnati in qualche modo dal senso di colpa incarnato in una figura umana divenuta un dio-padre  a cui si chiede il perdono per l’atto criminoso compiuto, di cui però si avverte solo una pulsione oscura e non la configurazione reale, non il contesto immaginifico in cui è stato eseguito il delitto, che rimane del tutto inconscio, come le più elaborate teorie psicanalitiche sulle nevrosi ossessive affermano.

In tal caso anche il nuovo potere dei giovani non potrà fare a meno di conferire ai Totem-uomini-libro  una valenza religiosa, la cui logica sottostante riguarderebbe l’adorazione intesa come atto di purificazione dal delitto commesso.

Biagio Giordano

    
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