Cinema - Professione: reporter Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Professione: reporter

Titolo Originale: The passenger

Regia: Michelangelo Antonioni

Interpreti: Jack Nicholson, Maria Schneider, Jenny Rinacre, Ian Hendry

Durata: h 2.05

Nazionalità: Italia, Francia, Spagna 1974

Genere: drammatico

Al cinema nel Marzo 1974

Recensione: Biagio Giordano

Reperibile in rete e in DVD o su passaggi televisivi digitali e satellitari

1973. David Locke (Jack Nicholson) un noto giornalista televisivo anglo-americano di 37 anni, con sede a Londra, è inviato in africa settentrionale per trasmettere ai media per cui lavora, informazioni su una delle numerose guerriglie antigovernative che infiammano vaste zone del Sahara abitato.

Locke alberga in un fatiscente Hotel di un villaggio africano, dove conosce e fa amicizia con David Robertson solitario commerciante d’armi, di età prossima alla sua.

Durante una notte afosa David Robertson, malato di cuore e amante dell’alcool, muore improvvisamente per un attacco cardiaco. Il cadavere rimane per alcune ore riverso sul letto in  posizione prono, senza essere scoperto da nessuno.


Lo stesso giorno David Locke ritorna in anticipo all’Hotel per un imprevisto. L’intervista concordata quel giorno con il capo dei guerriglieri di un villaggio del deserto è fallita a causa della presenza, in prossimità del villaggio, dei soldati governativi.

Locke si accorge per primo del cadavere e approfittando di una forte somiglianza con l’amico, ne assume, senza esitare, l’identità.

David Locke falsifica i documenti di riconoscimento suoi e dell’amico, scambiando con cura le foto tessera delle due carte di identità, e trascina, con grande fatica, nella propria camera l’ingombrante cadavere dopo averlo steso su un lenzuolo.

Locke,  nelle nuove vesti di Robertson, scende poi nell’atrio dell’Hotel, e informa i gestori di aver trovato morto David Locke all’interno della stanza che occupava.

 Locke da attore supera bene la sua prima uscita, i gestori dell’Hotel sembrano  convinti di avere di fronte il vero Robertson  e  in seguito anche la  visione del cadavere non desterà loro sospetti.


 

Dopo aver riscontrato il decesso, i gestori danno avvio, con le autorità del luogo, alla procedura per il funerale, quella prevista per i casi di  morte di stranieri. Non vengono lasciati passare i tradizionali tre giorni, perché il gran caldo avrebbe potuto  decomporre  velocemente il cadavere  creando problemi sanitari.

Locke, con la nuova identità di Robertson, assapora tutta l’ebbrezza della libertà, intesa come una sorta di riconquista della sovranità sulla parte di sé più pesantemente condizionata dai vecchi eventi negativi o da superati schemi morali. E’ una libertà concepibile come  possibilità di alleggerire quel passato che maggiormente gli pesa e rendersi invisibile a un presente parallelo che per lui è opprimente perché reso difficile da un rapporto  matrimoniale in crisi.

Ma il pensiero di Locke sul proprio futuro rimane confuso,  se non spento; la nuova identità, passata l’euforia del momento, sembra non poter fare a meno di confrontarsi con l’immagine del vero  Robertson. Quest’ultimo è un personaggio difficile da immaginare e ricostruire, se non proprio impossibile, e ciò non gli consente l’appoggio identificativo di cui ha bisogno.


 

David Locke pertanto, dopo i primi  contatti relazionali  nelle nuovi vesti di Robertson, viene colto  da una forte apprensione, avverte che le due vite  presenti in lui, entrambe per certi aspetti tenute nascoste, non riescono a risolversi in un’immagine di vita vera. Il rischio di farsi riconoscere è alto e l’effettiva identità del defunto Robertson  rimane un fantasma spettrale che lo percuote senza dargli via di scampo.

Il significato dell’apprensione di David risulterà però complesso, al di là dei motivi occasionali più evidenti da cui sembra essersi formata l’inquietudine. L’apprensione nelle sue radici più  profonde si rivelerà  enigmatica, dando l’idea di rappresentare una questione inconscia, forse drammatica, una sorta di copertura di altri problemi, forse biografici-infantili, fonti di  possibili nevrosi?

La vita di Locke apparirà sempre più caratterizzata da pulsioni autodistruttive, delle quali per certi aspetti non avrà mai piena coscienza; pulsioni facenti parti di un sintomo oscuro dominato dalla morte, che renderanno la sua capacità razionale  sempre più debole.

David Locke pur non sapendo quasi nulla di Robertson, era comunque a conoscenza di alcuni pericoli cui sarebbe andato incontro assumendone l’identità. Robertson era un esperto commerciante d’armi; risultava di fatto, anche senza che lui avesse fatto una scelta, a sostegno della rivoluzione, era perciò una persona scomoda che il governo, sentendosi minacciato, poteva decidere in qualsiasi momento di individuare ed eliminare.


 

L’unico riferimento per le relazioni con gli altri, sarà  per Locke l’agenda di Robertson, in essa comparivano ordinati i nomi e le date riguardanti i suoi  incontri. Sono note di appuntamenti che incuriosiscono, Locke decide di recarsi ad alcuni di essi, nonostante i rischi di svelamento della sua falsa identità che  comportavano.

In uno di questi Locke farà conoscenza con un personaggio molto pericoloso, decisivo per le sorti del suo futuro, di nome Achebe conosciuto come il maggior leader rivoluzionario di colore impegnato nella lotta contro le dittature, persona con cui  il vero Robertson prima di morire stava per concludere un affare: la vendita di una grossa partita di armi.

Locke prima di andare all’appuntamento con l’acquirente, rovista nella cassetta di sicurezza del vero Robertson e porta via i documenti relativi a quella  vendita  di armi;  dopo averli studiati va all’incontro, sicuro di sé, tanto che il suo comportamento non suscita sospetti,  lasciando alla fine soddisfatto il compratore.

Ma qualcuno pare essere venuto a conoscenza dell’accordo, il leader nero verrà infatti in seguito catturato a Monaco e torturato da un altro nero e un europeo, due uomini aventi a che fare col governo africano minacciato dalla guerriglia, e Locke verrà posto sotto osservazione. Da quel momento in poi ogni suo spostamento, anche internazionale, sarà monitorato.

Sprezzante del pericolo David Locke viaggia, tra Barcellona, Londra, e Tangeri. Anche la moglie lo insegue avendo constatato, l’unica, che la foto della  carta di identità di Locke, consegnatagli insieme ad altri effetti personali dal governo africano, non era quella del marito.


 Locke a Barcellona conosce una studentessa in architettura (Maria Schneider), turista solitaria amante della lettura, disponibile a fare amicizia con lui; David le svela la scelta fatta riguardo all’abbandono della sua vecchia identità, nonché la complicata situazione in cui, per essa, viene a trovarsi.

La ragazza non appare per nulla turbata dalla confessione di David Locke, anzi rimane affascinata da quel cambio di identità, che le sembra coraggioso, praticamente raro, quasi di impossibile riuscita, ma necessario per difendere il suo diritto alla libertà. La ragazza gli dà tutto il suo sostegno morale a un patto: di vederlo giocare le sue carte fino in fondo, senza esitare, andando di più a quegli appuntamenti con gli sconosciuti previsti dall’agenda del defunto Robertson.

Essa, credendo che David Locke abbia fatto una scelta esistenziale per se stesso necessaria,  ma priva di ogni possibilità di ritorno, desidera per il suo bene che egli viva con più passione la situazione in cui si trova, senza cedere alla tentazione di fuggire. Essa vuole che lui giochi liberamente la carta del suo futuro, che lasci completamente al caso la possibilità o meno di veder formarsi in lui un desiderio preciso, progettuale, proiettato sul domani.


Questo  film di Antonioni è stato prodotto in un era di fascinosa inquietudine,  in anni ricchi di pregnanti interrogativi esistenziali, sociali, politici e poetici, potenziati dalle ideologie, che vedevano protagonisti soprattutto i giovani.

Il film può essere letto e vissuto in diversi modi. Il racconto si presta ad esempio ad essere interpretato come un pensiero o un sogno, due risorse umane in Locke che non accettano la disillusione di fondo prodotta da un vivere difficile e non più controllabile. ll film è una sorta di rifiuto o esorcismo del reale più opprimente, ossia una reazione estrema al male, una risposta ad esso animata da un ultimo desiderio, quello di provare a ricominciare a vivere bene, in un altro modo,  immaginando una vita ancora spendibile, ridisegnabile con l’ausilio anche della fuga, e calandosi in un piano immaginifico assurdo che un’occasione rara, creatasi accidentalmente, rende possibile.

Ma l’inconscio del protagonista Locke che fugge da tutto deve fare i conti con la realtà, con il suo potere imprevedibile. L’Io di Locke, indebolito dalla pressione dell’inconscio, messo quasi a tacere dal potere irrazionale di una forte pulsione desiderante, non riesce più a vigilare correttamente sul reale, finendo per dare via libera al gioco della morte.

Di particolare emozione in questo film la penultima scena finale: un piano sequenza di sette minuti che la storia del cinema ricorderà per sempre, in quanto  esempio di un eccelso virtuosismo tecnico capace di creare, con la parte di sceneggiatura che lo anima, tensioni, apprensioni, sentimenti, tutti fecondi di  emozioni che vanno via via  crescendo.


 David Loche è in un Hotel di Tangeri dove ha un appuntamento con la sua amica (Maria Schneider), un albergo denominato Hotel de La gloria, situato in periferia vicino a un’arena per corride. E’ sdraiato sul letto, sembra ormai approdato ad una condizione di vita  chiusa,  ripiegata nell’interiorità; visto dall’esterno Locke appare una figura umana completamente assente, il non senso delle cose che percepisce rafforzano la sua introversione,  e, quasi come un condannato a morte, fuma quella che sarà la sua ultima sigaretta.

Ma il suo è uno  stato psichico interiormente ancora vivo, dalle forme particolari, che la stranianza dal mondo contribuisce ad arricchire di tonalità poetiche.

Locke  ha appena allontanato la sua amica venuta a trovarlo dall’estero, e che alloggiava nella camera comunicante con la sua. Egli ritiene che il loro rapporto d’amore e di amicizia sia divenuto ormai del tutto inutile.

Locke si sdraia supino nel letto, poi la telecamera, lentamente, lo inquadra  dal  busto in giù, con sullo sfondo la porta-finestra della stanza aperta sul mondo.


La telecamera posta su un binario del soffitto della stanza avanza molto lentamente rendendo quasi impercettibile il suo movimento, si dirige verso la porta-finestra dotata di sbarre, la profondità di campo dell’inquadratura è molto lunga, circa cento  metri, si notano all’esterno della finestra un vecchio seduto su una sedia con sullo sfondo l’arena per corride, un lavoratore che esce dall’arena e deposita vicino all’anziano dei contenitori, un cane bianco e nero che appartiene al vecchio, un bambino con la maglietta rossa che lancia un sasso al cane mancandolo finendo quasi per colpire il vecchio che lo rimprovera, una 600 bianca pubblicitaria  di un’autoscuola, una ragazzina che corre in minigonna nera con maglietta estiva e le scarpe rosse, e i suoni che li accompagnano, come il fischio di un treno, la romantica musica da corrida tipica  delle manifestazioni tradizionali nella Plaza de Toros, i funerei rintocchi di una campana, il gracidio di un uccello che cova, la ragazza in camicetta verde chiaro (Maria Schneider) figura che evoca allo spettatore un suo triste sentimento per Locke, la ragazza sembra proprio non poter rinunciare nell’immaginario al suo oggetto d’amore in quanto rispetta la scelta del  suicidio-omicidio fatta da Locke.

Questa prima parte di scena in piano-sequenza potrebbe essere interpretabile come  un’insieme di immagini sparse appartenenti a un sogno, forse quello di Locke, cioè un’attività onirica frantumata dalla pulsione di morte e non più in grado  di ricomporsi in un vero sogno legato alla vita.

Sul terriccio tra l’Hotel e l’arena c’è il segno di un cerchio o forse di una spirale. Oppure un anello di Moebius? Rappresentante di alcune logiche psicanalitiche lacaniane?  

Sempre senza stacco la telecamera  passa ora ad inquadrare gli eventi più cruciali.


 

Alla piccola seicento con l’insegna pubblicitaria, uscita fuori campo, succede ora, con un non casuale contrasto, una longilinea Citroen bianca, dalla quale scendono un europeo e un nordafricano nero, gli stessi che a Monaco hanno malmenato Achebe, il capo  rivoluzionario di colore, compratore di armi, il nero dà un’occhiata alla porta finestra dell’Hotel per accertarsi della presenza di Locke, nel frattempo si avvertono i funerei rintocchi di una campana e lui esce di campo, mentre l’europeo, accertato che il nero è nella stanza e sta per compiere il suo lavoro di killer, mette per pudore una mano sulla spalla dell’amica di Locke  che si stava avvicinando, la quale ha dapprima un gesto di stizza ma poi parla con lui; nel frattempo entra in campo il motore acceso di una motoretta che attenua il rumore provocato dallo sparo del nero che in quel momento uccide Locke, nessuno si accorge dello sparo a parte l’europeo, quest’ultimo infatti essendo parte in causa nell’omicidio aspettava di sentire il colpo di pistola. Si sente poi il rumore della chiusura della porta della stanza, l’europeo che va da solo verso la Citroen bianca e si allontana dalla inquadratura,  si sente l’arresto dell’auto e  la portiera richiudersi dopo che il nero è risalito a bordo. La ragazza intanto, con dei modi inquieti, va a parlare con il vecchio, nel frattempo riprende la musica da corrida.

A questo punto si sentono le urla di un bambino e il suono di una sirena di un auto che sta per entrare in scena, la macchina da presa ha superato la grata della finestra e senza interrompere il suo movimento, grazie all’aggancio che trova all’esterno con una gru dotata nel punto di contatto di stroboscopi equilibratori delle oscillazioni, effettua un movimento curvilineo che mostra all’esterno gli avvenimenti da un’angolazione nuova: entra in campo un auto della polizia che viene accerchiata da numerosi ragazzini, ne scendono due poliziotti, uno si rivolge ai ragazzini l’altro si dirige verso la ragazza forse per pregarla di allontanarsi, un vigile della guardia civile blocca tre passanti, sullo sfondo in un gabbiotto della fermata dell’autobus si notano la ragazzina in rosso con la minigonna nera e un uomo, nel frattempo sulla strada percorsa dall’autobus passa un carro con un contadino sopra il cui mezzo è trainato da un cavallo, quindi arriva un altro auto della polizia, da cui scendono Rachel (la moglie di Locke) un ufficiale in borghese, dei poliziotti, entrano nel Hotel de La gloria e vengono accompagnati dal proprietario nella stanza di Locke, nel letto scoprono il cadavere. L’ufficiale in borghese  dice alla moglie di Loche: “E’ David Robertson? Lo riconosce? Risposta “Non l’ho mai conosciuto”, quindi l’ufficiale si rivolge alla ragazza amica di Locke: “E lei lo riconosce? “Si”.


 

Lo scambio di identità si realizza proprio mentre le morti lo rendono praticamente impossibile da vivere, ossia per tragico paradosso.  La realizzazione avviene grazie alla collaborazione delle due donne che avevano a cuore in forme diverse l’esistenza di Locke, entrambe nel momento del riconoscimento avevano inteso l’importanza, la gravità, e la necessità della scelta fatta da Locke, rispettandola tacitamente, mentendo alle domande di riconoscimento avanzate dall’ufficiale in borghese, perché tutta la vicenda  si concludesse  definitivamente a partire da quel preciso momento in quella stanza.

Nelle due donne rimarranno per il futuro solo degli interrogativi esistenziali, silenziosi, sul senso di quel cambio di identità che con la morte di Locke le aveva fatte soffrire.

Biagio Giordano

    
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