Cinema: Youth - La giovinezza Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
YOUTH - LA GIOVINEZZA

 Titolo Originale: YOUTH - LA GIOVINEZZA

Regia: Paolo Sorrentino

Interpreti: Michael Caine, Rachel Weisz, Jane Fonda, Harvey Keitel, Paul Dano

Durata: h 1.59

Nazionalità: Svizzera, Gran Bretagna, Italia 2015

Genere: drammatico

Al cinema nel Maggio 2015

Recensione di Biagio Giordano

Film in sala nella provincia di Savona

 Youth-La giovinezza, il nuovo e tanto atteso film di Paolo Sorrentino, è finalmente in distribuzione da maggio anche in Italia. Il film ha ottenuto a Cannes e nel nostro paese una calorosa approvazione di pubblico, cosa che ha compensato in parte le incomprensioni  patite  dai nostri autori nel prestigioso festival del cinema francese.


L’opera di Sorrentino esce dopo il successo de La grande bellezza,  vincitore dell’Oscar come miglior film straniero,  riconfermando di quel bellissimo affresco romano tutta la qualità estetica della fotografia e  gli effetti emozionali legati alla sensibilità empatica intergenerazionale del nostro  originale regista.

Youth-La giovinezza si avvale di un linguaggio visivo di grande varietà estetica e ricchezza comunicativa, che colloca i contenuti narrativi più prosaici in uno spazio-tempo altro, suggestivo, in grado di dare un miglior respiro percettivo. Sorrentino è riuscito a creare una dimensione cinematografica inedita che appare come sorretta da una fotografia dagli effetti a multi specchio, una vera e propria invenzione che si è dimostrata capace di favorire nello spettatore proiezioni e identificazioni sui personaggi con  più toni emotivi intensi e  diversificati. 


 

I meccanismi letterari, molto ricercati e ben costruiti in questo film, effettuano e inducono curiosità e tensioni in sovrappiù rispetto alle emozioni che danno la fotografia e   una comunicazione  contenutistica da film prosaico nota per scorrere solo in modo lineare e descrittivo.

Con Sorrentino questi meccanismi letterari rimangono sempre ben legati al filo conduttore principale del film, in questo caso animato da due anziani personaggi protagonisti che hanno a  che fare da una parte con l’ansia della tarda età,  legata ad una vita  che desidera ancora  avere soddisfazioni artistiche, e dall’altra con la regressione, in cui è presente la pulsione di morte,  tendente a far scivolare la loro vita verso la rassegnazione senile. E’ un tipico impasto pulsionale freudiano che caratterizza i genitori  da un certo punto in poi  dello scorrere inesorabile degli anni.


  Yeath - La giovinezza si svolge in un lussuoso Hotel, tra le montagne svizzere. Fred e Mick, due  amici di lunga data ormai sulla soglia degli ottant'anni, vi trascorrono insieme una villeggiatura primaverile. Fred (Michael Caine) che è sempre in lutto per la morte della moglie, è un famoso autore musicale e direttore d'orchestra, ritiratosi dall’attività, Mick (Harvey Keitel) un regista-sceneggiatore ancora operativo che cerca in quella vacanza un’ispirazione artistica per il finale del suo film in modo da concludere nel migliore dei modi  la sceneggiatura.

Entrambi gli uomini si sentono ormai privati di un futuro, ma rifiutano di cadere nella trappola della depressione senile, quella più paralizzante, e decidono quindi di affrontare insieme attivamente il breve avvenire. L’unione  instaurata dà loro anche la forza di partecipare ancora, con emozioni di rilievo, alla vita più problematica dei propri figli, intervenendo ad ogni loro richiesta di suggerimenti  e aiuti morali sulle questioni che incontrano.

I due osservano con serena curiosità e una labile identificazione dai toni auto terapeutici anche i giovani collaboratori del film, e gli altri ospiti dell'albergo tra cui un Maradona di forte aspetto caratterista, oggi assai raro nei film, nonché  quanti sembrano fare ancora una vita di impegno tale da distrarli dalla morte.


 

 Mick, che crede nel valore dell’arte solo se militante, è un uomo dalla caratteristica saggio-umile,  legato alla ricerca e alla comunicazione del vero, in particolare quello che si tende a nascondere. Egli per finire la sceneggiatura del suo film  cerca infatti idee auto biografiche denudate da orni orpello narcisistico.  

Un giorno Fred riceve nell’Albergo la visita di un incaricato della regina d’Inghilterra, che gli chiede insistentemente di ritornare a dirigere, in un teatro inglese, un suo famoso brano in  presenza della regina. Fred, ancora in lutto per la morte di sua moglie,   sembra voler respingere definitivamente l’offerta soprattutto a causa del lavoro inconscio del lutto che durante l’incontro non gli dà tregua, ma in seguito la sua decisione traballerà perché dovrà fare i conti con l’insorgere imprevedibile di certi ricordi cifra della sua vita che avranno il potere di scuotere nuovamente la sua esistenza.

Questo film di Sorrentino inspiegabilmente incompreso a Cannes, rappresenta l’apice artistico dell’espressività del regista napoletano, l’opera che meglio racchiude e comunica il potenziale tecnico-visivo-etico-letterario di Sorrentino, un potenziale ormai di notevole maturità linguistica indubbiamente da collocare ai vertici del cinema italiano di qualità degli ultimi venti anni.

Sul giudizio di questo film di Sorrentino,  si avvertono attraverso i multimedia ancora molte  incomprensioni,  pregiudizi,  critiche spesso poco obiettive, ingiuste per un’opera filmica che appare invece costruita con grande impegno, intelligenza, e umiltà, tanto da meritare almeno un rispetto non formale, vero, e una analisi critica più obiettiva, competente, e serena.

Purtroppo la cultura cinematografica italiana, nonostante il grande passato del nostro cinema, è oggi poca cosa, il gusto popolare si è involgarito, le persone colte compreso spesso anche i critici cinematografici, sono sovente a digiuno di estetica e linguaggio fotografico e tendono perciò a vedere i film come se fossero  libri, con conseguenti commenti e recensioni non più distinguibili nella forma da quella adottata per i libri. Ciò è un grave danno per la comprensione e l’apprezzamento dello specifico filmico: che ha a che fare prevalentemente con l’immagine.


Questo film di Sorrentino è soprattutto un’esperienza visiva di alta penetrazione inconscia, in grado di far suonare corde musicali inconsce assopite da tempo, sepolte dalle strazianti polemiche, volgarità, mediocrità, rumorosità della vita quotidiana del reality televisivo e della comunicazione multi mediatica, quest’ultima mai così negativamente potente come in questi ultimi venti anni.

 

 Biagio Giordano

 

   

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