Cinema: Uccellacci e uccellini Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO  
Uccellacci e uccellini
 

Produzione: It. 1966

Genere: fiabesco

Durata: 88

Fotografia: BN

Regia: Pier Paolo Pasolini

Interpreti: Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco, Rosina Moroni, Lena Lin Solaro, Riccardo Redi

Recensione di Biagio Giordano

Film reperibile in rete e in DVD

Il buon corvo dice: "Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! È su me stesso che piango...".

Tratto dalla sceneggiatura del film

  “Non ho mai "messo al mondo" un film così disarmato, fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non assomiglia ai miei film precedenti, ma non assomiglia a nessun altro film. Non parlo della sua originalità, sarebbe stupidamente presuntuoso, ma della sua formula, che è quella della favola col suo senso nascosto. Il surrealismo del mio film ha poco a che fare col surrealismo storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole [...] “.
.

 

Totò e Ninetto, padre e figlio, camminano per una strada desolata di periferia, tra viadotti abbandonati e sobborghi colpiti dalla miseria, il nome dei luoghi sembra non avere importanza per Pasolini, i fatti e i dialoghi che stanno per svolgersi potrebbero riguardare le  periferie di molte città italiane. I nomi delle vie dei centri abitati non sono reali ma simbolici e sono dedicati a persone disoccupate, a ragazzi scappati di casa a 12 anni, a uomini che hanno svolto lavori umili quali lo scopino etc. Di tanto in tanto tra le vie compaiono provocatoriamente cartelli stradali inediti, indicanti la direzione e la distanza del sobborgo   da etnie e culture molto diverse, quale la Turchia.


I due viandanti sono accompagnati da un corvo parlante che si presenta come la coscienza critica del marxismo. Alla figura del corvo viene conferita da una certa tradizione simbolista  una  caratteristica divina  dagli attributi ambivalenti: della saggezza e della preveggenza da una parte e della morte e della distruzione dall’altra. Al torvo pennuto Pasolini affida il compito di osservare  i cambiamenti sociali e ideologici del paese-Italia e di dialogare con le masse. Quest’ultime  sono rappresentate da Totò e Ninetto.

Il corvo racconta loro una favola in cui sono protagonisti gli stessi Totò e Ninetto nelle vesti di due frati mandati da San Francesco ad evangelizzare i falchi e i passeri. Questi volatili rappresentano la società degli anni ‘60 esaminata da Pasolini dal lato del conflitto esistente tra classi borghesi e proletarie.

Dopo alcuni tentativi, andati a vuoto, di comunicare con gli uccelli  e dopo un duro inverno nevoso, passato nella meditazione e nella preghiera, frate Totò in primavera riesce finalmente a comunicare con i falchi. Egli trasmette loro, con giubilo,  la lieta notizia evangelica, un annuncio fatto di pace e amore per il prossimo frutto di una originale interpretazione  dei vangeli da parte di Totò, in cui la grazia riguarda anche la vita animale.

I  falchi inaspettatamente rispondono, manifestando stupore e meraviglia per i buoni propositi di Dio verso la loro specie.

Con i passeri frate Totò, in un primo momento, nonostante l’esperienza acquisita con i falchi, non riesce a trovare un linguaggio  adatto alla comunicazione, e la sua prolungata ricerca lo porterà allo sfinimento fisico e allo sconforto più pesante.


 

Un giorno però a Totò, vedendo Ninetto fare un gioco simile a quello della campana  che prevede un saltellio a piedi uniti tra un quadro e l’altro di un lastricato  numerato, viene in mente il modo abituale di spostarsi  dei passeri con le loro zampette. La caratteristica fondamentale del movimento dei passeri è un ritmato  saltellio, veloce e a scatti, improvviso,  simile a una bizzarra danza, il frate  pensa che quello potrebbe essere il mezzo espressivo  principale dei passeri e non tanto il cinguettio. Il frate prova quindi a muoversi  come i passeri,  e dopo qualche istante  nota con esultanza che i passerotti rispondono al richiamo. Il frate riordinato un po’ il codice   trasmette  ai passeri il lieto annuncio evangelico.

I passeri dimostrano meraviglia e sbalordimento per il lieto annuncio, anche se subito pensano che esso sia un dono da parte di Dio in beni materiali: grano e becchime e non certo la felicità spirituale che la grazia di Dio notoriamente  dona.

Riusciranno Totò e Ninetto con l’evangelizzazione a rendere il mondo degli uccelli pacifico, senza più aggressività  tra specie diverse, ossia qualcosa in grado di rappresentare una speranza e uno augurio anche per il genere umano? E il loro cammino nel sociale italiano, con il corvo privilegiato osservatore ideologico, dove sfocerà?


   La forma allegorica e favolistica del film rappresenta con una certa potenza espressiva i pensieri di un’Italia attraversata in buona parte dal pensiero marxista  e da ideologie borghesi conservatrici o reazionarie.

Verso la metà degli anni ’60 con la morte di Togliatti, dopo la svolta di Salerno del ’43 che vedeva il Partito comunista accettare le regole della democrazia e collaborare alla ricostruzione di un paese diretto da diversi partiti intesi come rappresentanti delle  espressioni sociali, culturali, economiche dell’Italia, il marxismo rappresentato dal PCI finisce per abdicare del tutto alle sue funzioni politiche radicali, questa volta condizionato da eventi storici: la morte del grande leader comunista getta nello sconforto gran parte degli iscritti e dei simpatizzanti marxisti; la linea della direzione del partito, guidata dall’integerrimo neosegretario Longo, mantiene si una posizione tattica e strategica di chiara espressione togliattiana fortemente riformista, ma la sua capacità di funzionare come collante politico tra gli iscritti facendo intravedere un futuro ancora marxista sarà troppo debole.

Per la maggior parte dei comunisti di allora marxismo voleva dire rivoluzione, dittatura del proletariato, o protagonismo fortemente riformista nella vita politica del paese senza rinunciare alle occasioni rivoluzionarie, questo nonostante il parziale e tattico  tradimento  di Togliatti a Salerno nel ’43; l’attività politica del  grande leader, molto carismatico,  sembrava in qualche modo preannunciare un imminente futuro politico dominato democraticamente dal PCI che sarebbe stato in grado, secondo i più, di incidere notevolmente sulle condizioni di vita dei lavoratori e della  povera gente in generale.


 

In seguito il PCI, a parte un brevissimo periodo di grande influenza sul governo di Aldo Moro,  non riuscirà mai ad essere forza governativa e ad attuare riforme consistenti, dalla morte di Togliatti in poi la sua deriva ideologica e utopica  sarà costante, scivolando verso una socialdemocrazia popolare di comune impronta europea, con una inevitabile deriva anche psicologica dei militanti più ideologizzati. Quest’ultimi, risulteranno sconfortati e delusi, sempre più depressi per il forte investimento psichico degli anni precedenti andato perduto. Il declino ideologico  e psicologico arriverà a un punto tale da portare allo scioglimento del nome glorioso di Partito comunista italiano a favore di un termine storicamente più blando, avaro verso le classi povere: Partito democratico della sinistra.

Pasolini nel ’66 con i suoi film intuisce tutto questo ed elabora la nota teoria della inarrestabilità del processo negativo di omogeneità culturale tra ceti diversi, che riguarda l’assimilazione di parti del costume borghese, soprattutto i consumi intesi come status simbolo, da parte di sempre più estese categorie popolari.

Quest’ultime desiderano, sognano, pur da una posizione di subalternità, di far parte della cultura borghese, ad esempio con certi svaghi che essa propone, o gran parte dei desideri che  animano le attività dei ricchi, presenti in parte in numerosi film  commedia anni ’60. Nel cinema italiano di quegli anni i borghesi mostrano in vari modi il loro stato culturale e di vita superiore ma anche le  angosce esistenziali particolari, le debolezze e i vizi, rappresentati quest’ultimi nei film sia in forme caricaturali che attraverso   parodie e satire.


  Il proletariato osserva pericolosamente divertito tutto ciò facendosi coinvolgere in una identificazione, in un essere altro totalmente virtuale, lungo una deriva psichica che tende a sovrapporsi alla precedente  identità. Nascono nelle classi subalterne nuovi desideri, e il bisogno di far parte in qualche modo del recente sistema dominante borghese.

In quel periodo il maschilismo e la donna oggetto sono propagandati dalla borghesia attraverso il cinema come richiamo alla bellezza del potere, ciò crea una suggestione popolare acritica sempre più vasta che ritiene il bel  vivere dei benestanti un punto di riferimento fantasmatico irrinunciabile. Lo dimostra anche il boom di vendita dei rotocalchi, che spiano per il popolo, nell’intimità, la vita privata dei personaggi borghesi più famosi.

Pasolini con questo film prospetta, per la lotta di classe del suo presente e del futuro, una vittoria borghese su diversi fronti in quanto il miracolo economico degli anni ’60 che porterà l’Italia ad essere una delle maggiori potenze industriali del pianeta sposterà con i media l’asse del conflitto dalla rivoluzione al riformismo disinnescando tutte le ideologie radicali di massa che avevano come obiettivo il ribaltamento del  sistema o la sua difesa reazionaria sanguinosa.

  Probabilmente se non ci fosse stata la svolta moderata di Salerno del ’43 del PCI le cose sarebbero andate diversamente economicamente, e quindi forse molte alienazioni di massa di oggi non ci sarebbero più?

   Biagio Giordano

 

   

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