Cinema: Exodus – Dei e Re Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Exodus – Dei e Re

 

 Titolo Originale: EXODUS: GODS AND KINGS

Regia: Ridley Scott
Interpreti: Christian Bale, Joel Edgerton, Aaron Paul, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, John Turturro, Indira Varma, Ben Mendelsohn, María Valverde, Emun Elliott, Golshifteh Farahani
Durata: h 2.30
Nazionalità: Gran Bretagna, USA 2015
Genere: drammatico
Al cinema nel Gennaio 2015
Recensione di Biagio Giordano

Al cinema in Provincia di Savona

 Premessa storica-letteraria al film. Gli studiosi hanno analizzato con grande interesse la documentazione storica presente nelle pagine del testo biblico di Esodo, un libro che è alla base della vita e della costruzione dottrinaria monoteista ebraica nonché dei riferimenti storici più significativi su cui poggiano gli evangeli cristiani denominati Nuovo Testamento.

 Esodo fa parte  dei cinque libri del Pentateuco (etimologicamente Libro dei cinque rotoli) costituente la Torah (insegnamento della Legge), scritti da autori diversi, la cui stesura  definitiva è avvenuta nel quinto secolo avanti cristo.


Gli eventi narrati in Esodo, non sono storicamente tutti attendibili, qualcuno è ritenuto fondamentalmente vero altri sono per lo più frutto di una trasfigurazione metaforica. Quest’ultima ad una attenta analisi risulta rispondente ad esigenze di finalità applicative di norme e leggi di massa del tempo ebraico più cruciale, esse sono sostenute da una visionarietà di fede strutturata da un’etica di fondo sorgente psicanaliticamente dal padre in tutta la sua complessità  terminologica.

 Gli episodi  sono  ambientati intorno al 1500 avanti cristo, tra l’Egitto dei faraoni con capitale Menphis e la terra di Canaan nella sua parte interna a  Israele.

Gli scritti del Pentateuco, pur provenienti  da forze ispiratrici fortemente teologiche, per molti aspetti sono delle vere e proprie opere letterarie, come possono essere per altri aspetti l’Iliade e l’Odissea di Omero, opere quest’ultime animate  più da passioni umane  che dalle correnti spirituali  politeiste ivi presenti.


 La differenza del Pentateuco dalle opere di Omero, sta nel fatto che i cinque libri che lo costituiscono descrivono, aspetti spirituali e normativi religiosi di massa in simbiosi dinamica e drammatica con la storia stessa. Essi rappresentano  importanti percorsi di vita comunitaria guidati dalla forza della fede monoteista,  da un Dio unico che vuole liberare il suo popolo prediletto  dalla schiavitù degli egiziani e dargli l’opportunità di una sovranità libera e responsabile nelle terre di origine.

Secondo insigni studiosi di psicanalisi il monoteismo occidentale richiama culturalmente alla funzione e al mito del  padre: cioè al suo amore ma anche a una sua legge in grado di mettere un freno alle passioni umane più disparate e caotiche, contribuendo alla crescita civile. Il prezzo di una crescita civile è purtroppo risultato spesso l’acquisizione di una nevrosi di massa, anche nel periodo ebraico più intenso. Tutto ciò ha origine dal più profondo dell’inconscio, dal bisogno umano di divinizzare spesso per senso di colpa il padre primordiale, a suo tempo ucciso dai figli drammaticamente immersi in una questione edipica dalle pulsioni esplosive: divenute per causa ignota (forse i divieti sessuali posti dal padre ai figli sulle proprie donne) non più controllabili.

Sono opere quelle contenute nel Pentateuco che  nei fedeli fanno scaturire, durante la lettura, emozioni potenti, soprattutto di origine spirituale, e nei non credenti  un rispetto misterioso  di provenienza culturale, una sorta di deferenza molto raffinata per via della ricchezza comunicativa di senso e pregnanza esistenziale che traspare tra le righe degli scritti.


 Nel non credente la lettura di Esodo è  una specie di attrazione fatale, soprattutto rispetto al suo razionale Io, quello più abitudinario, accade infatti qualcosa  che mette da parte l’Io a favore dell’Es, improvvisamente, per evocare il suggestivo più irrazionale emanante dalle pulsioni sacralizzate ancora presenti nell’inconscio collettivo. L’effetto è di provare un piacevole sapore momentaneo di affrancamento dal male più coriaceo e sentire l’irrompere  nella coscienza di una  speranza nuova che pur nell’assurdo della sua straniante irragionevolezza dona preziosi attimi di pace interiore.

Gli autori di Esodo, via via succedutisi nella scrittura del testo, compreso forse lo stesso Mosè, cercano anche di interpretare il senso religioso di certi eventi storici ritenuti veri e di recuperare memorie antiche interagenti con la storia degli antenati mettendone in rilievo, per un riutilizzo più esteso, le tracce di etica qua e là disseminate.

Molti  studiosi di storia ed esegeti teologi,  analizzando storicamente il materiale di questo libro  dell’Esodo hanno sviluppato l’ipotesi  che nella storia ebraica siano avvenuti   due differenziati esodi,  in date storiche assai diverse,  legati tra loro da un esito finale di incontro avvenuto in un territorio fuori dall’Egitto poi condiviso.


C’è un primo esodo, nel XIII sec.a.c., una sorta di liberazione dalla tirannia faraonica, in cui gli Ebrei  evadono dall’Egitto non per via territoriale diretta ma percorrendo con fatica immane la penisola del Sinai onde evitare l’esercito egiziano.

 C’è poi il secondo esodo,  che sembra sia avvenuto molto prima del precedente, con la caratteristica della cacciata violenta: una massa consistente di ebrei ma non solo, sembra sia stata espulsa dal Faraone perché ne temeva la crescita numerica con tutte le relative  conseguenze politiche.

Il fatto sembra risalire al XV sec. a.C. e rappresenta una dura reazione egiziana contro gli Hjksos, semiti stranieri non solo ebrei sempre più infiltrati nel potere dell’impero.

Alcune masse di ebrei in fuga dall’Egitto con altre popolazioni semite di diversa origine  si sarebbero  poi insediate nell’oasi di Kades, nel sud della Palestina, dove in seguito avrebbero incontrato il gruppo evaso nel 1300.

Il libro dell’Esodo rimarrà nella storia d’Israele come un segno divino portentoso: il Dio d’Israele, dimostra di essere il Signore della libertà e della legge, dell’amore e della responsabilità, che dà al suo popolo prediletto sovranità e un possibile futuro di civiltà .

Per quanto riguarda le leggi il libro dell’Esodo è caratterizzato da un monte, il Sinai. E’ lì, che Mosè, riceve e trascrive sulle tavole di pietra, il “Decalogo”: la base della morale sociale e individuale degli ebrei, con sullo sfondo il brillare pieno di un’ etica fatta di amore per il prossimo che struttura tutta l’alleanza tra Israele e Dio.


Da questi comandamenti emessi nell’età primaria della civiltà occidentale, ricevuti sul Sinai, deriveranno  le altre leggi, civili e religiose del popolo ebraico, elaborate in tempi storici successivi, esse sono  riconducibili, in gran parte, ai contenuti etici dell’incontro di Mosè con Dio sul Sinai.

Il film di Ridley Scott si pone indubbiamente sopra le righe per scorrevolezza della trama, maestosa costruzione architettonica presente nelle scene che ricorda i grandi film mitologici degli anni ‘50 e ‘60, bellezza della fotografia panoramica a grand’angolo esasperato e particolare sagacia compositiva nel ritocco in digitale delle scene con gli strumenti moderni utilizzati nella post lavorazione del materiale girato.

Il compito del grande regista-autore  britannico non era facile, doveva compensare con forme di spettacolo compatibili con il gusto del sacro dello spettatore, una trama arcinota, assimilata da lungo tempo nel mondo della cultura popolare e delle classi medie più religiose. In questo il regista se l’è cavata egregiamente, mettendo in campo tutta la sua esperienza e bravura professionale,  inventando scene di ottimo spessore figurativo e comunicativo, con un linguaggio di immagini esteticamente più espansivo, recente, più vicino all’attualità dell’accadere storico, sociale, umano e culturale.

Tutto ciò è avvenuto creando corpi metaforici nuovi, sia naturali che umani, quest’ultimi con deformazione sacrale, come ad esempio il Dio che dialoga con Mosè mostrandosi nelle sembianze di un bambino, simbolo di sincerità, purezza e spontaneità, o, facendo un altro esempio, come  l’effetto tsunami nel Mar Rosso sostituto per corrispondenza della più famosa separazione delle acque operata da Dio, che risulta più realistico e comunicativo in quella forma perché già visto dallo spettatore in TV con le tragedie  reali dei nostri ultimi anni in alcune parti del mondo; nel film I dieci comandamenti di John Huston del 1956 abbiamo invece assistito alla separazione del mare in due da parte di Dio con altre tecniche, le onde gigantesche del mare sembravano tenute sospese in alto, frontalmente tra di loro, grazie a un gioco speciali di specchi: il tutto logicamente in attesa del passaggio completo degli ebrei, una scena che in quella forma oggi sarebbe ritenuta inconsciamente dallo spettatore  troppo inverosimile.


Da sottolineare nel film anche le scene in movimento delle masse di schiavi, vere protagoniste del film, il loro pathos d’insieme è straordinario, era dai tempi del film Sciopero di Ejzenštejn che non si vedeva qualcosa di simile. La loro verosimiglianza è eccezionale tanto da superare quella del film I dieci comandamenti di John Huston del 1956.

Ma perché si è prodotto ancora un film biblico colossal, cosa che ci ricorda una delle radici etiche più importanti della civiltà occidentale? Probabilmente perché tutte le società e nazioni del mondo occidentale hanno fatto poca strada eticamente e politicamente, dagli anni ’50 ad oggi: 1) sul piano della convivenza civile che appare caratterizzata sempre più dalla volgarità e dalla mancanza del rispetto di base, 2) sul piano dell’amore verso il prossimo oggi quasi inesistente, 3) della giustizia economica e sociale tra classi e popoli diversi del tutto assente,  4) dell’accettazione e rispetto del diverso che risulta a tutt’oggi  ancora molto problematica, 5) per non parlare dell’uso delle tecnologie in relazione al rispetto dell’ambiente che mostrano sempre più i segni del fallimento e per finire, 6) sul piano della pace duratura che sembra attualmente una chimera.

I dieci comandamenti costitutivi del libro dell’Esodo funzionano  ancora come forte richiamo alla responsabilità morale (vedi anche il successo di ascolto, a proposito, delle trasmissioni in TV di Roberto Benigni)  nella operatività sociale e istituzionale del presente di tutte le nazioni occidentali.

    Biagio Giordano 

 

   

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