Cinema: American sniper Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
American sniper (Cecchino americano)
 Titolo Originale: AMERICAN SNIPER
Regia: Clint Eastwood
 Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Kyle Gallner, Navid Negahban, Keir O'Donnell, Max Charles, Brando Eaton, Brian Hallisay, Sam Jaeger, E.R. Ruiz, Eric Close, Owain Yeoman, Marnette Patterson, Cory Hardrict, Chance Kelly, Chance Kelly, Leonard Roberts, Eric Ladin, Emerson Brooks, Evan Gamble, Assaf Cohen, Tim Griffin, Sammy Sheik, Robert Clotworthy, Reynaldo Gallegos, Zack Duhame
Durata: 134 minuti
Nazionalità: Italia 2014
Genere: azione
 Al cinema nel Gennaio 2015
Recensione di Biagio Giordano
Film in sala nella provincia di Savona

     Il giovane americano Chris Kyle (Bradley Cooper), timido e violento, moralista, è un texano palestrato, vecchio stampo, che ama confrontarsi virilmente anche con i tori e migliorare la sua mira  con le armi da fuoco pur essendo essa già molto precisa. Chris ci tiene a  dimostrare agli altri tutto il suo valore di uomo mascolino e d’azione, guidato da una morale ineccepibilmente giusta.


Dopo una cocente delusione d’amore finita in rissa col il rivale di turno per un tradimento della donna, e a seguito di una nuova complessa storia sentimentale che sembra portarlo dritto al matrimonio, Chris decide di mettere la sua eccezionale precisione nel tiro con le armi al completo servizio del governo degli Stati Uniti; quest’ultimo risulta impegnato drammaticamente su più fronti  armati che altro non sono se non effetti amari di una ingarbugliata politica estera tesa a mantenere una certa supremazia in quella parte del  mondo più interagente con i propri affari.

 Gli attentati antigovernativi alle sedi diplomatiche americane in Kenia e in Tanzania, fortemente evidenziati con le immagini  dai media e da essi stessi interpretati come attacco alle istituzioni civili americane internazionali, scuotono energicamente Chris Kyle, uomo ingenuo e  mitologico, tanto da fargli rispolverare vecchi ideali patriottici da tempo relegati nel suo inconscio collettivo.

 Chris Kyle, fortemente motivato nei suoi propositi, segue nel 1999 una difficile scuola delle forze speciali americane dei Navy Seal,  ottenendone l’abilitazione finale senza difficoltà particolari.


 Il mito del padre, fortemente attivo nell’inconscio di Kyle, gli fornisce non poche e preziose  energie per alimentare la sua bellicosità moralizzante. Egli ricorda il padre quando lo portava a caccia, educandolo di volta in volta, tra una pausa e l’altra dell’azione, al piacere delle massime di origine biblica-filosofica, a quei pensieri etici-sintetici che diventavano dei veri e propri aforismi di vita. Quelle frasi   pronunciate con enfasi erano in grado, tra le altre cose, di  dare ai genitori un facile  senso di pienezza educativa, esse rimanevano infatti  scolpite per sempre nella mente del figlio contribuendo ad alimentare l’affetto verso i genitori,  soprattutto quando la lontananza per lavoro prendeva il sopravvento.

Sono massime impregnate di saggezza che agiscono ancora su di lui così lontano da casa plasmandogli il comportamento esistenziale e caratteriale, rendendolo reattivo alle numerose opportunità offerte dalla vita americana.

Ma nel più profondo i potenti ricordi legati alla figura del padre agiscono pulsionalmente su di lui in maniera bifronte, Chris Kyle da una parte  è preda di un odio parricida che non accenna nel tempo a placarsi e dall’altra è posseduto spesso da un amore colpevole  verso di padre come se ne avesse desiderato in certe situazioni la morte, ciò è accaduto quando la silente lotta edipica lo ha visto a un certo punto soccombere sul tragico gioco dei  desideri  per la madre.


 I due stati psichici contrastanti invadono in modo alternato la sua coscienza,    senza pause significative, essi sono provocati da un nevrotico sintomo ossessivo che sembra dominato nella sua struttura più profonda dalla pulsione di morte.

Con frequente ricorrenza appaiono nella  coscienza di Chris Kyle alcune parole espresse dal  padre, che dopo aver meditato su certe  sue caratteristiche comportamentali, amava dirgli: “ sei nato come pastore di gregge, destinato a difendere le pecore  più deboli dai  lupi affamati”.

Chris Kyle promosso nella scuola dei corpi speciali  diventa subito operativo per le missioni. Nel 2003 parte per la guerra americana in Iraq contro Saddam e si conquista sul campo, in pochi anni, grazie alla sua mira infallibile e a una sempre accorta tattica nel mimetizzarsi da un punto di fuoco all’altro,  una fama leggendaria come cecchino.

Riuscirà Chris Kyle a mantenersi vivo in Iraq e a ritornare nella sua nuova famiglia il tempo necessario per meditare sulle assurdità delle guerre offensive e lenire le ferite psicologiche createsi con le brutture belliche di cui è stato testimone attivo?

Clint Eastwood con questo suo ennesimo film di qualità sembra voler rinunciare del tutto ad ogni interpretazione retorica sulle genesi delle guerre, rimanendo, come artista letterario, ben concentrato sui dettagli più significativi dei profili psicologici dei personaggi in campo, dando al ritmo dell’azione il compito di riempire con i suoi eventi shock  cui è portatrice ogni spazio mentale  interagente con il film in una funzione di ingenua attesa recettiva.

Clint Eastwood sfiora con questo film un atteggiamento da narratore del tutto ideologo dei fatti in sé, tanto essi appaiono depurati da ogni simbolismo e metafora, a volte fino al punto da apparire banali, estranei, scheletrici, fissati su un marmo funereo che ne appiattisce ogni forma espressiva e immediatamente comunicativa.


In questa opera del regista americano, non c’è  traccia, nemmeno per  cenni, di una proposta di appartenenza a una idea o a un costume, a un pensiero o a una scelta da altri fatta, tutti gli eventi forti sono moralizzati o stemperati, relativizzati, mai un’indignazione o un breve senso di trionfo appaiono legati a qualcos’altro, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, non sono in nessun caso cristallizzati, possono riguardare gli Stati Uniti come l’Iraq; ad esempio al cecchino americano fa da contro altare il cecchino irakeno altrettanto bravo, così Clint Eastwood mescola le prospettive morali del racconto in  nodi visivi  antispettacolo che impediscono allo spettatore di trovare nel film una facile identificazione con i personaggi o una proiezione  in grado di portarlo a una scelta precisa con chi giocare insieme nell’immaginario.


Un film di guerra quindi del tutto anomalo rispetto alle convenzioni narrative abitudinarie più usuali cui ci ha abituati la storia del cinema, un’opera fredda e lucida che espone i fatti per quello che essi possono dire sulla guerra in termini di paradossi, contraddizioni, assurdità, costringendo lo spettatore e i critici a meditazioni culturali ed etiche altre, che possono procurare paura e vergogna solo ai fautori delle guerre offensive, intese quest’ultime come facili risoluzioni dei conflitti e fonte di giganteschi affari per gli industriali delle armi. 

   Biagio Giordano 

 

   

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