CINEMA: Apes revolution - Il pianeta delel scimmie Stampa
Scritto da Biagio Giordano   

RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Il sala in provincia di Savona
Apes revolution - Il pianeta delle scimmie
 

 Titolo Originale: Dawn of the planet of the apes

 
Regia: Matt Reeves
Interpreti: Andy Serkis, Jason Clarke, Keri Russell, Gary Oldman, Kodi Smit-McPhee, Kirk Acevedo, Toby Kebbell, Enrique Murciano, Judy Greer, Karin Konoval, Terry Notary, Lucky Johnson
Durata: h 1.42
Nazionalità: USA 2014
Genere: fantascienza
Al cinema nel Luglio 2014
Recensione di Biagio GiordanoIn sala in provincia di Savona

 

Apes revolution (2014) diretto da Matt Reeves vuole essere, con grandi ambizioni, il proseguimento del film L’alba del pianeta delle scimmie (film del 2011 diretto da Rupert Wyatt).

Sono passati dieci anni da quando delle comuni scimmie da laboratorio, sottoposte a esperimenti virali per la cura dell’Alzheimer, hanno avuto, sorprendentemente, un prodigioso sviluppo intellettivo del  cervello.


 

Nel film precedente esse avevano acquisito,  improvvisamente, durante le prove con i virus, tratti di intelligenza  umana, e sono poi riuscite ad evadere dalle loro celle finendo per vivere in piena libertà , scontrandosi con gli esseri umani sul ponte di San Francisco, in un’epica e suggestiva scena scenografica indubbiamente da ritenere una delle più coinvolgenti pagine  della storia del cinema di fantascienza.

Successivamente la razza umana, a causa  di quello stesso virus, si è decimata rimanendo del tutto impotente  di fronte all’interminabile dilagare della letale epidemia.

Gli esseri umani superstiti,  privi di energia elettrica, di ospedali,  e di qualsiasi punto di riferimento sociale - economico, hanno visto crollare tragicamente nel loro territorio ogni tipo di istituzione statale.

Molti vagano per le strade come zombi. la tecnologia e l’arte abbandonate silenziosamente a se stesse sembrano destinate alla rovina, e per sopravvivere i superstiti sono   costretti a diradarsi caoticamente sul territorio alla ricerca di residue risorse, cosa che  contributisce a conferire alle metropoli un aspetto spettrale.


 

Nel film la metropoli teatro della narrazione risulta ormai invasa da una vegetazione sempre folta che crescendo conferisce ai palazzi un aspetto perturbante.

In città  appare  attiva solo una  modesta e indefinita percentuale di persone,  quella il cui sistema  immunitario è riuscito a resistere al virus. Le scimmie ora, sotto la leadership del loro simile Cesare, abitano nella foresta, utilizzano il fuoco, le caverne, le armi da caccia, e fabbricano utensili primordiali. Essi vivono in pace, in una sorta di comunismo socialmente  e spiritualmente ricco, dove tutto risulta positivo perché  dominato  da un amore autentico per la famiglia e per il prossimo.

Un giorno, ad alcuni abitanti della  metropoli, per lo più tecnici, rimasti fortunosamente in possesso di armi moderne e mezzi stradali  funzionanti del tipo fuoristrada,  viene in mente di attivare una ex centrale idroelettrica  situata in montagna dotata  a monte  di una  diga per l’invaso. L’impianto è  situato proprio  nei pressi del villaggio delle scimmie.

Un equipe di tecnici si reca quindi in auto sul luogo per degli accertamenti tecnici.


Al primo impatto ravvicinato del gruppo con le scimmie, un tecnico rimane fortemente spaventato dalla loro agilità e forza e dalle espressioni dei loro volti, quest’ultimi  appaiono molto severi per via di una muscolatura facciale naturalmente poco modulabile che  impedisce loro di comunicare le  intenzioni dell’Io del tutto pacifiche.

 Il tecnico sempre più impaurito spara ferendone una, le scimmie pur rimanendo sconvolte dal gesto non reagiscono con la violenza,  ma soccorrono  indignate il ferito e come reazione manifestano poi tutto il loro scetticismo verso i  progetti energetici decisi dagli umani.

Al che tutto diventa difficile per i gli uomini, perché le scimmie sospettando della effettiva bontà dei lavori rimangono all’erta, interpretando in negativo l’accidentalità sfavorevole di alcuni susseguenti eventi legati al contatto uomo-scimmia di quella zona. Essi metteranno in moto  forme di razzismo che pervaderanno sia alcuni uomini che alcune scimmie, generando per contaminazione psichica di gruppo situazioni altamente drammatiche.

Tra gli innumerevoli argomenti che intessono il film, spicca per potenza significativa la millenaria questione dell’intolleranza umana, in questo caso  riguardante anche  alcune scimmie.


 

Il film mette bene in evidenza un’associazione precisa tra crescita dell’intelligenza di tipo umano nelle scimmie e contemporaneamente nascita in alcune di esse di una forma di intolleranza raffinata verso il diverso, tipica anche dell’umanità più civile.

Le scimmie  si evolvono velocemente diventando sempre più simili all’uomo, nel bene e nel male, senza avere tutti i vantaggi tecnologici, scientifici, culturali acquisiti dall’uomo e da esso goduti fino a non molto tempo prima.

 Ma nel sociale delle scimmie del film, psicologicamente e culturalmente fermo a stadi umani quasi primitivi, domina l’amore e la pace, la solidarietà e la comprensione reciproca, cose che mettono a tacere il male, tipico dell’uomo, presente anche in alcune di loro.

Il film sembra voler rilasciare  un messaggio etico di forte risonanza sociale. Esso afferma che se nelle scimmie divenute intelligenti si fermasse con lo status quo creato dall’amore in esse vigente, un’evoluzione  come quella umana spinta in alto dalla competizione  così precorritrice di corruzione e malvagità, ciò potrebbe  essere garanzia di pace e soddisfazione per il futuro, diventando un modello comportamentale anche per l’uomo ritornato nel film a una condizione pre tecnologica.


 

Allora riattivare la centrale idroelettrica significa far ripartire la vita umana esattamente da dove è stata interrotta con l’epidemia,  ritornare di conseguenza, gradualmente, ai mali storici tipici dell’uomo.

Invece rimanere a livello dell’uguaglianza sociale forzata post epidemia, come accade naturalmente alle scimmie intelligenti, le quali inconsciamente diffidano della riattivazione della centrale, significa proporsi per uno status quo non evolutivo che favorisce nell’uomo pace e amore, solidarietà  per il prossimo, una semplicità di valori in cui i mali più  caratteristici dell’uomo, dalla rapacità territoriale all’egoismo narcisistico, potrebbero praticamente rimanere  assenti per lungo tempo.

L’originalità di questo film sta proprio nel formulare, su uno sfondo fantascientifico plurigenere, una profondità di pensiero speciale, che risulta chiaramente del tutto inusuale per la fantascienza commerciale più recente, qualcosa che sembra catturare con il suo potente messaggio gli spettatori più sensibili a un tipo di bene chiaro e semplice, senza quasi mai distorglieli dal divertimento di fondo che il film garantisce con le sue tecniche letterarie  ben strutturate  e in piena sintonia con un vedere e sentire di alta qualità, quest’ultimi prodotti da tecniche fotografiche e scelte musicali di pregevole fattura. 

 

 

 

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