CINEMA: Il caso Mattei Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
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 Il caso Mattei

Produzione: Italia 1972

Genere: biografico.

Durata: 118′

Regia: Francesco Rosi

Interpreti: Gian Maria Volonté, Luigi Squarzina, Peter Baldwin

Pellicola: colori

Recensione di Biagio Giordano nuova versione per Trucioli savonesi

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 Il film di Francesco Rosi inizia con una serie di immagini forti che trasmettono  sensazioni funeste legate a una  tragedia aerea da poco avvenuta. Una pala meccanica in primo piano  affonda  rumorosamente i suoi denti in una spessa melma di fango alla ricerca dei resti dell’aereo di Enrico Mattei (Gian Maria Volenté) fondatore e Presidente dell’Eni.


 L’aereo a reazione del Presidente,  di  ritorno dalla Sicilia, è precipitato in una sera piovosa del 27 Ottobre del 1962,  nella zona di  Bascapè nel pavese, in aperta campagna, dopo che il pilota  Bertuzzi aveva appena ricevuto dai controllori di volo di Linate l’autorizzazione all’atterraggio: previsto dopo un minuto e mezzo circa dalla chiusura della comunicazione radio.

Muoiono in tre, il pilota, l’ingegner Enrico Mattei e il giornalista americano Mc Hale, i resti dell’aereo vengono trovati sparpagliati lungo un raggio di 400 metri senza che si sia mai potuto accertare, tramite le testimonianze e la ricostruzione scientifica e tecnica dei fatti accaduti, se il velivolo fosse esploso in volo o nell’impatto con il terreno.

Questo film di Francesco Rosi, uscito nel 1972, è molto ben documentato nonché ricco di invenzioni sceniche di pregio  letterario che agevolano la scorrevolezza narrativa e l’intrattenimento.

Lo spettatore  viene a conoscenza delle numerose ipotesi, a volte corpose a volte no,  fatte dal 1962 in poi sul tragico fatto accaduto a Enrico Mattei, e si rende conto di come le cause dell’incidente non possono a tutt’oggi che essere del tutto misteriose, anche dopo le  nuove perizie del 1995 effettuate a ben 33 anni di distanza, perché in ogni  ricostruzione, anche la più ricca di interazioni e coerente logicamente, mancano dei tasselli di vero certo.


Dal film si prende nota che poche sono le cose certe, il carrello ancora chiuso, gli alberi non danneggiati dall’impatto dell’aereo che fanno supporre  che qualcosa di molto grave, come un’esplosione o un cedimento strutturale della carlinga, sia probabilmente avvenuto ad alta quota, le numerose minacce di morte ricevute da Mattei per telefono e per lettera nei giorni precedenti l’incidente, uno strano sopraluogo all’interno dell’aereo di Mattei, fermo nell’aeroporto di Catania in Sicilia, effettuato da due meccanici sconosciuti e un ufficiale con falsa identità che fanno pensare ad un possibile intervento manipolativo su parti del piccolo velivolo.

Da sottolineare inoltre la scomparsa del giornalista De Mauro nel ’70, proprio mentre raccoglieva notizie per il regista del film Francesco Rosi sui due ultimi giorni di Mattei in Sicilia, e la grande ostilità delle compagnie petrolifere delle sette sorelle nei confronti della politica internazionale concorrenziale inaugurata  da Enrico Mattei sul petrolio.

Rosi fa notare nel film come l’interesse per l’accaduto abbia coinvolto la stampa e i media di tutto il mondo occidentale, portando i giornalisti  delle maggior testate  a una ridda di ipotesi, a un vero e proprio arcipelago di supposizioni e illazioni, congetture e deduzioni, spesso troppo fantasiose, mai supportate  da fatti  veri spesso così decisivi per dare sostanza ad ipotesi di ogni genere.

Dal calderone mediatico molte risulteranno le ipotesi convergenti sulla tesi del sabotaggio, spesso con motivazioni poco tecniche e assai politiche.

In realtà, forse un po’ a sorpresa per lo spettatore anni ’70 e per chi  oggi scopre questa  pellicola per la prima volta,   la tesi del sabotaggio nel film non sembra molto attendibile. anche se Francesco Rosi lascia  chiaramente  intendere come potesse essere forte l’intenzione delle sette sorelle del petrolio di eliminare fisicamente Mattei che andava a tutta velocità  verso una collaborazione  con i paesi produttori  ritenuta  dal mercato scandalosa.

Il Presidente dell’Eni offriva infatti  a quei paesi  fino al 75% del valore del petrolio estratto, dando un duro colpo alla politica di rapina delle sette sorelle.


A suffragare provvisoriamente la tesi del sabotaggio contribuivano inoltre alcuni tragici avvenimenti storici, come il probabile omicidio per interesse di altri responsabili nazionali del petrolio, francese e iraniano,  avvenuti in coincidenza del sorgere di loro nuove politiche estere sul petrolio: nettamente in contrasto con quelle delle sette sorelle.

 Ma nella circostanza della tragedia di Mattei poco fa pensare a un attentato, anche se la mafia americana e italiana risulterà dalle indagini coinvolta in stretti affari con le sette sorelle tali da portare ad ipotizzare  per quel periodo un accrescersi del pericolo di vita per il presidente dell’Eni.

Negli anni sessanta gli esplosivi erano per lo più comandati da orologi ed è difficile quindi pensare che nel caso dell’aereo di Mattei sia stato regolato con una scelta di tempo così precisa da intervenire un  minuto prima dell’atterraggio. E’ noto che un aereo privato può giungere a destinazione anche prima del previsto se le condizioni del tempo gli consentono di aumentare  la velocità, in questo caso un anticipo sull’atterraggio anche di soli pochi minuti  avrebbe fatto  esplodere il velivolo nell’aeroporto con Mattei e i suoi compagni di volo probabilmente già al sicuro.


 

Nel film l’altra ipotesi, quella  dei 50 grammi di esplosivo destinati a esplodere all’accensione delle luci serali dell’aereo mettendo fuori servizio il funzionamento dei comandi di guida, non regge, perché a fine Ottobre viene buio presto, nel pomeriggio, e l’aereo è precipitato alle 18,58,  quindi quasi due ore dopo l’accensione delle luci.

In questo film di Francesco Rosi spicca come ipotesi  più probabile  quella dell’accidentalità del disastro, legato al temporale in corso: una fitta pioggia con lampi che creava al pilota difficoltà di vista dell’aeroporto e di lettura degli strumenti di bordo. Probabilmente  un bagliore sull’altimetro lo avrebbe confuso sull’altezza reale in cui si trovava, costringendolo a un brusco movimento della cloche per rialzare l’aereo cosa che gli avrebbe fatto perdere il controllo del velivolo facendolo precipitare a spirale.

Questa ipotesi fu caldamente sostenuta anche dai costruttori dell’aereo che portavano a conoscenza della commissione statistiche di incidenti simili avvenuti con lo stesso tipo di aereo.


Il caso Mattei ha vinto la palma d’oro a Cannes ex equo con il film di Petri La classe operaia va in paradiso. Numerose le tecniche compositive che hanno suscitato interesse di critica e di pubblico, come ad esempio il flash back  che informa biograficamente in maniera straordinaria sostituendosi validamente alla parola, ponendosi incessantemente, con grande comunicazione visiva, tra passato e presente della storia d’Italia e spiegando le principali ossessioni  della vita di Mattei durante il suo mandato di Presidente Eni, ossessioni rappresentate con ricche raffigurazioni  all’interno di eventi critici del suo precedente trascorso di uomo.

 Il racconto filmico è intessuto inoltre di testimonianze-intervista  sull’accaduto, di grande effetto verista, soprattutto per quanto riguarda le dichiarazioni della gente del posto sui tragici fatti, cui collabora direttamente anche il regista stesso Francesco Rosi che si fa riprendere durante la formulazione di domande contestuali alla realizzazione del film.

Efficaci gli innesti nel racconto di filmati d’epoca, come l’intervento televisivo di Ferruccio Parri ministro ai tempi delle prime azioni politiche di Mattei, amico del presidente dell’Eni che di fronte alla richiesta dell’ingegnere di non vendere l’Agip ai privati, (l’Edison allora offriva 60 milioni), perché il sottosuolo padano di Caviaga e Corte Maggiore era ricco di metano e si poteva creare quindi una vasta rete di metanodotti a favore della ripresa dell’industria del Nord, fa intendere tutto il suo imbarazzo di amico,  era  infatti difficile per lui accontentare Mattei, perché occorreva  dopo la nostra sconfitta in guerra, tener conto  delle politiche estere degli alleati sul nostro territorio, in particolare gli Stati Uniti che dopo gli aiuti all’Italia male vedevano una politica tutta statalista basata anche sulla concorrenza energetica alle sette sorelle.

Solo l’intervento dell’amico Vanoni farà si che il validissimo progetto di Mattei di salvare l’Agip dai privati vada in porto.

Il profilo di Mattei che scaturisce dal film di Rosi è molto complesso e controverso, di impossibile sintesi, a un primo impatto il suo personaggio sembrerebbe impregnato di miti nazionalisti e statalisti, ma a una più attenta analisi si notano qua e là duri  giudizi sulla politica italiana di allora, che secondo l’ingegnere era priva di una vera politica estera, e appariva snaturata dalla stessa classe  dei partiti praticamente inesistenti già allora sul piano etico e capaci, opportunamente finanziati, di portare in porto le idee stesse dei singoli presidenti di enti statali comprese le sue senza valutare se andavano a discapito di una più coerente progettazione generale di sviluppo economico.


Nel film è di grande valore artistico il linguaggio visivo e le inquadrature fotografiche. La scena del’accensione del pozzo a metano di Caviago con i volti illuminati in primo piano dei contadini che fanno tutt’uno con le loro nuove  speranze nel cuore, è da antologia, e  le suggestive inquadrature notturne nel deserto del Sahara tra i nuovi pozzi petroliferi illuminati dalle fiamme, attivati  grazie all’Eni, fanno pensare a una nuova Italia,  capace di raggiungere sorprendentemente paesi stranieri, anche molto lontani, in fondo amici, proponendo affari più giusti, umani.

Ma la scena capolavoro di Rosi, quella di maggior verismo e credibilità emozionale riguarda il soggiorno di Mattei in Sicilia; due giorni di grande impatto affettivo con la folla festante di contadini, artigiani, disoccupati del luogo che sperano con il metano di Gagliano di veder ritornare i propri familiari dall’estero e  uscire dalla povertà.

Le scene a Gagliano sono riprese con grande naturalismo, con una favorevole luce, intensa, vera e penetrante  come può essere solo quella presente nel Sud che esalta gli aspetti fotografici del film,  le sequenze reali sono riprodotte da angolazioni estremamente ricercate, di grande effetto visuale estetico, e sono ulteriormente  valorizzate dalla cura della regia nei dettagli, che gettano luce sul costume e gli sguardi tipici di quella gente.

Gli attori-folla sono sorprendenti per semplicità e spontaneità ma anche per come riescono a entrare nel personaggio collettivo richiesto da Rosi senza mezzi termini, con grande spontaneità.

Il caso Mattei è un film che non si può facilmente dimenticare perché presenta uno spaccato della storia d’Italia di estremo interesse, dove si può leggere con chiarezza  il difficile e a volte tormentato risorgere della nazione dalla vergognosa seconda guerra mondiale voluta da pochi  irresponsabili uomini al potere. 

 BIAGIO GIORDANO
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