CINEMA: La vita di Adele Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
In sala in provincia di Savona
La vita di Adele

Titolo Originale: LA VIE D'ADELE 

Regia: Abdellatif   Kechiche
Interpreti: Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Mona Walravens, Jérémie Laheurte, Alma Jodorowsky, Aurélien Recoing, Catherine Salle, Fanny Maurin, Benjamin Siksou, Sandor Funtek, Aurelie Lemanceau, Karim Saidi, Baya Rehaz
Durata: h 2.59
Nazionalità: Francia 2013
Genere: drammatico
Recensione di Biagio Giordano
Film in sala nella provincia di Savona

Adèle, quindicenne  bella e comunicativa, studia materie umanistiche in un liceo di una città francese. Predilige la letteratura. L’adolescente ha un grande desiderio di vivere, di gustare senza riserve i piaceri più elementari e intensi della vita, mantenendo un senso etico nelle cose elevato garantito dall’empatia che manifesta con gli altri,, di cui è straordinariamente dotata.

Adele valorizza la cultura solo per gli aspetti più esteriori, quelli in grado di dare effetti estetici immediati.

La ragazza ama Marivaux, grande scrittore del ‘700, a scuola studia entusiasta una sua opera dal titolo La vita di Arianne, a cui il film per alcuni aspetti si ispira. Le potenti frasi di Marivaux danno tono e significato al film facendolo calare in una dimensione fortemente letteraria. Lo scrittore francese va ricordato per il modo geniale con cui ha approfondito alcune logiche dell’amore, intese attraverso l’osservazione del percorso evolutivo del desiderio inconscio che le racchiude, cosa che comunque non lo porterà ad alcuna definizione precisa dell’amore bensì a formulare nuovi enigmi e interrogativi.  Tra le tante cose elaborate da  Marivaux va sottolineato il gioco  di maschere a cui sembra votarsi questo prezioso stato d’animo: forse per l’operare profondo nell’inconscio di  una sorta di arguzia finalizzata a prolungarne il diletto.

La ragazza ha una prima esperienza d’amore con un giovane del liceo scientifico, una persona posata ma un po’ bugiarda, che brilla di maniere buone ma ambigue prese nello stesso tempo in accattivanti e misteriosi secondi fini. Il suo nome è Thomas. La ragazza si accorge, finita la relazione, di essersi  sentita gratificata da lui solo per la corte di cui è stata fatta oggetto e non per il resto.


Adele, ancora adolescente, si innamorerà invece di una donna più matura, dai capelli blu, di nome Lea, un’artista dedita alle arti visive, ricca di progetti importanti che porta avanti con molta energia avvalendosi di persone culturalmente influenti. Tra le due, in un locale gay, avviene un vero e proprio  colpo di fulmine. Con lei Adele conoscerà sia la passione erotica, che sarà  la più travolgente da lei sperimentata, sia la bellezza del ritmo di vita quotidiano donato da una convivenza libera.

Lea in Adele apprezzerà anche l’arte di scrivere consigliandole di pubblicare i suoi pensieri.

La ragazza grazie all’amore uscirà più in fretta dall’adolescenza e diventerà un’autorevole e stimata insegnante dei bambini. Con il sentimento per Lea vedrà dischiudersi di fronte a sé modi di sentire nuovi che l’apriranno ad una maggiore comprensione del mondo civile e culturale.

Adele inoltre stima  Lea perché sa quel che vuole,  e apprezza in lei la capacità di liberare l’energia necessaria per ottenere ciò che desidera. Dalla sua personalità, così ricca di idee e di fermezza,  Lea sprigiona modi di relazionarsi con gli altri assai coinvolgenti che la rendono spesso protagonista di iniziative culturali di soddisfacente pregio.

Adele si dedica alla cura della casa e alle pietanze, lo fa con tanta gioia e vivacità da far pensare che il suo è un amore davvero grande.


 Il suo ruolo nel rapporto con Lea, per quanto riguarda  l’aspetto più psicologico -erotico, è di tipo passivo, cosa che darà per un certo tempo un’ulteriore soddisfazione ai desideri di  Lea. E’ questo un aspetto che risulterà un  po’ contradditorio rispetto alle apparenze, perché nella dinamica evolutiva del loro amore esso a un certo punto diventerà per Lea un disturbo. Inizialmente la  passività di Adele era stata una delle cause dell’attrazione erotica manifestatasi in Lea, un modo d’essere che  ha gratificato Lea per parecchio tempo, pur rimanendole del tutto  incomprensibile forse per un intricato gioco di spostamenti nell’inconscio.

Col passare del tempo l’accondiscendenza totale  di Adele non piacerà più a Lea che deciderà di uscire da un piacere oggettuale divenuto ambiguo, dissociante, soprattutto  rispetto a ciò che di contradditorio fa pensare sui propri ideali di coerenza. Un piacere simile per alcuni aspetti alquanto chiari a quello maschilista: cioè basato prevalentemente sul possesso: creato dal gioco fatale in cui scivola il desiderio di conquista della bellezza corporea e della psicologia di una persona.

Lea vorrebbe rompere una condizione psicologica divenuta sempre più paralizzante soprattutto per la sua compagna, intuisce che Adele  gode di un piacere regressivo, profondo e assoluto: segno di un chiaro ritorno al mondo dell’infanzia con tutte le sue atmosfere rassicuranti lontane da ogni impegno di responsabilità critica. La loro relazione si presenta per Adele come ostacolo alla realizzazione di ogni altro suo desiderio progettuale di vita legato alla cultura e al riconoscimento pubblico.

Prima di rompere il rapporto, Lea tenta ancora una carta risolutiva, quella psicologica,  proponendo ad Adele di riflettere sul suo stato, invitandola ad esprimersi in una pluralità di forme nuove: come potrebbe fare ad esempio con la scrittura per la quale Adele ha del vero talento.

Ma la reazione di Adele è negativa, si sente offesa, è restia a cambiare il proprio comportamento, e quando scopre che in Lea c’è un calo del desiderio erotico, non sentendosi più pienamente accettata, comincia a cercare rapporti sessuali esterni, questa volta con uomini.


Lea scoprirà un tradimento dell’amica, e sconvolta, non tanto dalla gelosia quanto dall’angoscia improvvisa dovuta al proprio perduto potere su  Adele, la caccerà via di casa brutalmente.

In sostanza, nonostante le buone intenzioni di coerenza di Lea, la conclusione della relazione tra le due sembra ricalcare un vecchio discorso, oggetto anche delle loro conversazioni, che riguarda nelle relazioni sessuali le logiche che portano alla sopraffazione tipicamente maschilista e alla  drammatica rottura del rapporto.

Ma finirà veramente la storia sentimentale tra Adele e Lea?

Il film, palma d’oro a Cannes, va apprezzato per la chiarezza che riesce a trasmettere  della complessa evoluzione sentimentale  tra le due donne innamorate. La narrazione si avvale di un meccanismo non commerciale, raro in questo genere di film sulle diversità delle identità sessuali, costituito da un filo conduttore costituito da polarizzazioni emotive improvvise e complesse, contrasti desideranti e seduttivi insospettabili tra i personaggi che vengono espressi in tutta la loro profondità  anche meditativa senza preoccupazioni legate al pudore convenzionale dei nostri tempi: una sorta di sfida a possibili accuse di volgarità non elaborata nelle sue logiche sensuali.

Le scene di sesso ad esempio, sono molto prolungate e particolareggiate tanto da trasmettere allo spettatore la sensazione psicologica precisa dei ruoli erotici-simbolici che contraddistinguono le due donne. Il contrasto poi tra la passione che nasce tra le due donne costruita filmicamente e ben comunicata in tutte le sue più riposte segmentazioni tattili e visive, e la drammaticità della rottura del rapporto, fa scivolare lo spettatore verso un tormento disidentificativo improvviso che lo rende responsabile testimone di una logica crudele dell’amore lesbico preso in un sociale ostile perché ancora troppo conformista e bigotto, una realtà che lo spettatore  per il fatto di essersi fortemente identificato nella prima parte del film con quell’amore non può  ignorare  né far finta che  in lui non sia accaduto niente di nuovo, per cui in qualche modo è costretto a comunicare responsabilmente all’esterno del cinema le questioni viste: come problemi di civiltà, di cultura, di socialità, da discutere.   

 BIAGIO GIORDANO
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Recensione di 20 film tra i migliori del 2012 e del 2013 tratti dalla rivista settimanale on-line Trucioli savonesi, film recensiti con una particolare attenzione alla fotografia e agli aspetti letterari e psicanalitici della pellicola.

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