CINEMA: BLING RING Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
in sala nella provincia di Savona
Bling ring
(Nickname della banda di ladri delle ville delle star di Hollywood)
 
Titolo Originale: THE BLING RING
Regia: Sofia Coppola  Lost in translation - L’amore tradotto 2003 premio oscar
Interpreti: Katie Chang, Israel Broussard, Emma Watson, Claire Julien, Taissa Farmiga, Georgia Rock, Leslie Mann, Carlos Miranda, Gavin Rossdale, Stacy Edwards, G. Mac Brown, Marc Coppola, Janet Song, Annie Fitzgerald, Lorenzo Hunt
Durata: h 1.30
Nazionalità: USA 2013
Genere: drammatico
Al cinema nel Settembre 2013
Recensione di Biagio Giordano
In sala nella Provincia di Savona
Bling ring (L’anello Bling) è un film ricavato da una storia di cronaca nera di Los Angeles. La pellicola è diretta da Sofia Coppola, regista-autrice divenuta famosa per i premi Oscar dati ad alcuni suoi originali film come Lost in Translation - L'amore tradotto commedia del 2003, Maria Antonietta drammatico uscito nel 2006,  e per il Leone d’Oro a Venezia conferito come miglior film al suo   Somewhere commedia drammatica,  del 2010, che racconta la vita reale di alcuni attori e produttori nell’ambiente del cinema di Hollywood.

Sofia Coppola è  figlia del celebre regista Francis Coppola, autore di film di grande successo sia di pubblico sia di critica, come Apocalisse New e il Padrino, che rimarranno ancora per molto tempo nell’immaginario collettivo di diverse generazioni, sopratutto per il modo con cui sono state espresse certe questioni di grande rilevanza sociale ed  esistenziale.


Sofia Coppola

 Bling ring  narra con un brioso intrattenimento  alcuni  aspetti significativi  della vita quotidiana di  un gruppo di giovani di  Los Angeles mostrandone anche il percorso giudiziario  che li vede sotto accusa per alcuni reati commessi in modo molto singolare.  I ragazzi sono fan deliranti di alcuni vip residenti nella celebre città: nota per essere la patria del cinema commerciale e crocevia di  spettacoli musicali innovativi di alto livello formale spesso interagenti con il cinema stesso.

 Quei   ragazzi    amavano   visitare di nascosto, derubando diverse cose,  le   abitazioni   di     lusso  appartenenti  ai  loro  maggiori idoli,  essi erano attratti   dal vistoso e suggestionante modo di vivere che i vip lasciavano intravedere nella scena pubblica.  Le ville si presentavano ai loro occhi come un vasto e incantevole assortimento di beni voluttuari, una sorta di grande magazzino di vendite di lusso, composto da oggetti ricchi di qualità, firmati da autori famosi, splendenti di originalità, stile, e di   una straordinaria, misteriosa, seduzione.

I ragazzi ammiravano  dei vip  anche i loro successi e i modi passionali di relazionarsi con le persone: aspetti questi che li avrebbero portati, nelle loro visite illecite, a valorizzare le inevitabili tracce di intimità lasciate qua e là dai vip nelle stanze più frequentate: sedi di feste di vario genere tenute con gli invitati  di turno.


 Ciò che il gruppo di giovani sottraeva ai legittimi proprietari, come vestiti firmati, soldi, scarpe, gioielli,  serviva inconsciamente,    in una forma probabilmente un po’ sintomatica, a convincerli di condividere realmente il successo con i loro fan, facendoli sentire, sotto l’aspetto dell’immaginifico più in relazione con l’inconscio, parte  di un bel mondo fantasma: a lungo venerato e in varie forme delirato.

Con quei furti essi cessavano inconsciamente di essere   amanti alieni  di un sogno impossibile, e vedevano, per certi aspetti, il loro desiderio voieuristico  più profondo appagato: valorizzato al meglio dai prodotti  intimi-simbolici appartenenti alla  vita reale dei vip che funzionavano da eccellenti attivatori di pulsioni narcisistiche.

Il furto di quei prodotti,  per contiguità simbolica con quel mondo d’orato  soddisfaceva il bisogno di osmosi, tipico dell’innamoramento o del desiderio puramente erotico. Essi potevano  sfoggiarli quotidianamente in giro per le strade, e coltivarne plausibilmente, attraverso il possesso, il desiderio più proiettivo. Quei beni sottratti divenivano oggetti feticcio che alimentavano la forma maniacale del loro sintomo psichico, trasformandolo in uno strumento di piacere ambiguo.


Sofia Coppola, riesce con Bling ring a trasmettere agli spettatori un desiderio giovanile di moda, ambiguo, molto credibile nella sua complessità, creando un film gradevole, impregnato di vero, accompagnato qua e la da forme di intrattenimento efficaci che ne accentuano l’emozione legata allo spettacolo, un film che lascia però aperta la questione di come quando e dove si formano certi desideri trasgressivi o identificativi strettamente legati alle logiche dell’inconscio.

 Lo stile scenografico del film è vivace, la fotografia ricca di effetti non solo suggestivi ma anche sorprendentemente  comunicativi: essa infatti cerca di mettere sempre in primo piano gli sguardi sognanti, speranzosi, maliziosi, posseduti dalla forza del mito, tipici dal dopoguerra in poi  dei ragazzi appartenenti alle famiglie americane bene o del ceto medio non coinvolti in conflitti militari.

I fatti portati in scena in questo film sembra che siano effettivamente accaduti così come riportati dai giornali di allora e questo fa si che si sia portati a pensare, analiticamente, a qualcosa di realmente nuovo oggi nelle modalità dei furti che avvengono nelle ville di Los Angeles; ciò rispetto ai precedenti sistemi di furto, noti per essere divenuti quasi  una tradizione negativa perché  basati  sugli gli scassi violenti simbolicamente impregnati di odio.

In questo film di Sofia Coppola, non si commettono  furti per sopravvivenza o arrotondamento avido dei già cospicui propri beni, né per ideologie, ma per una sorta di subdola nevrosi feticistica che ha un po’ questo significato: entrare nel mitico mondo delle celebrità  e possederne qualcosa di tangibile che soddisfi pulsioni legate alle identificazioni e proiezioni psichiche dei ragazzi createsi lungo la loro osservazione della divertente gestualità e della vita artistica dei vip.

Il film diventa ad un certo punto, un groviglio di messaggi da incubo  che costringe ad analizzare le cose reali con uno sguardo dall’alto, freddamente, senza farsi coinvolgere dal fascino dello spettacolo. 


 Ci si chiede ad esempio cosa rappresenta oggi la famiglia americana, quali valori riesce ancora a trasmettere ai figli, quali insegnamenti? Alla luce dei fatti che questo film mette di fronte  allo spettatore, mostrando realtà precise, non si può che dire che si è di fronte a una crisi.

Il film mostra  le edificazioni nevrotiche, da parte delle nuclei familiari, di steccati individualistici, aristocratici, eretti all’interno di un sociale lasciato a se stesso, fuori dalle mura di casa, dove ogni problematica di una certa gravità viene ignorata o opportunamente desensibilizzata con gli strumenti dei media e quelli personali, quest’ultimi di solito sono auto psicanalitici legati all’inconscio,  impegnati a formare nuovi sintomi quando  non si presenta un intervento culturale e istituzionale: qualcosa cioè che provochi una presa di coscienza diversa sul sociale.

Il sociale malato viene anche derubricato come errore di cui sono responsabili i tristi protagonisti stessi che ne sono affetti: come dire che sussiste una sorta di deficienza elaborativa delle cose da parte di incapaci che malgrado tutto lo popolano .

Attraverso alcuni messaggi di questo film la famiglia sembra essere diventata una cellula sempre più fulgente e sana che però riesce miracolosamente a vivere in un corpo non sano, pieno di metastasi sociali che quasi tutto aggrediscono, distruggendo, meno  le cellule   sane della famiglia americana, protetta, opportunamente  edificate con preziosi anticorpi.

Il mondo dei sogni dei giovani diventa allora il campo da gioco dove il liberalismo finanziario americano gioca le sue partite di reclutamento falsamente democratiche, partite da sempre truccate, dove il bello è sinonimo di ricchezza e potere, raggiungibili attraverso regole sempre più psicologiche dettate dal potere con le quali è  facile scegliere gli idonei e i non idonei a dirigere un sociale o una azienda,  lungo un contesto civile sempre più deprimente ed escludente persone di valore slegate dalla famiglia tradizionale.

BIAGIO GIORDANO

E' USCITO IL NUOVO LIBRO

DI BIAGIO GIORDANO

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Recensione di 20 film tra i migliori del 2012 e del 2013 tratti dalla rivista settimanale on-line Trucioli savonesi, film recensiti con una particolare attenzione alla fotografia e agli aspetti letterari e psicanalitici della pellicola.

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