Alcune note sul razzismo Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
Alcune note sul Tema:
Il razzismo come forma estetica di un male ambiguo
che caratterizza da sempre la specie umana

 

  Il razzismo è uno dei mali sociali più antichi della specie umana, la sua forza pulsionale e l’attrazione desiderante irrefrenabile possono creare movimenti antisociali e antidemocratici in grado di spazzare via per un certo tempo ogni regola costituita e democraticamente decisa (vedi Repubblica democratica di Weimar distrutta dall’ondata razzista-populista del Nazismo).

  Il suo insorgere in forma populista non sempre ha come cause primarie il pericolo per le classi medie e i ceti più agiati di perdere dei privilegi consolidatisi nel tempo, magari proprio a causa di immigrazioni mal regolate, o per i forti squilibri tra le regioni di uno Stato, (tali da costringere il governo a una diversa distribuzione della ricchezza sopratutto a favore delle zone più povere del Paese). 

Spesso la causa prima del razzismo risiede in qualcosa di più profondo che riguarda una sorta di inconscio della specie umana, pulsioni potenti che tendono ad andare al di là del bene e del male così come lo concepiamo più comunemente e convenzionalmente, pulsioni misteriose che normalmente vengono compresse dal Super-Io del soggetto in nome della civiltà costruita, quella che può esistere solo se normata da regole di convivenza in grado di essere tollerate. 

  Il disagio della civiltà risiede proprio nell’impossibilità di dare libero sfogo a queste pulsioni, per lo più razziste, condannate da ogni regime democratico e spesso anche da quelli totalitari.

 Quando nella storia queste pulsioni si impongono irreparabilmente nella coscienza, come uno tsunami, rilasciano sciagure economiche immani, genocidi, dittature feroci, guerre con motivazioni farsesche (Vietnam, seconda guerra mondiale, etc.), odi spaventosi che non si spengono per diverse generazioni. Spesso il razzismo istituzionalizzato si instaura con il consenso di grande masse opportunamente sedotte, conquistate attraverso lusinghieri messaggi lanciati nel loro inconscio, masse che sembrano legittimare in qualche modo con il loro entusiasmo quelli che sono veri e propri colpi di Stato.

Ecco allora che le spiegazioni causali, storiche – sociologiche – politiche - economiche riferite alla nascita di un potere assoluto basato sul razzismo non hanno più la forza di individuare veramente qualcosa di univoco. Esse ruotano intorno a qualcosa di secondario, di fuorviante, perché lontane dall’esplorazione dell’inconscio della specie.

La causa primaria del razzismo risiede probabilmente in un inconscio che fa orrore, che non osiamo più studiare per timore di esserne sedotti o sconvolti. Pulsioni che ci costituiscono e a cui ci ribelliamo, ma la cui forza è tale da farci soffrire misteriosamente a causa del lavoro del nostro Super-Io (guardiano della civiltà) che compie capolavori psichici di spostamenti di rappresentazioni di pulsioni con gli strumenti linguistici psicanalitici della metafora e della metonimia evitando il peggio, cioè la caduta nel crimine efferato. 

Il prezzo però è alto, perché il Super-io nasconde a noi stessi la triste verità che ci costituisce. 

Ma quella parte della specie umana, amorale, asociale, non tollera compressioni pulsionali di questo genere, invoca la sua libertà di godere senza impedimenti civili, e in certi momenti della storia umana esige la soddisfazione di quelle pulsioni primarie che null’altro sono per lei che vulcani di passioni estetiche prive sia di etica, di morali, di colpa, di vergogna …

E’ come un virus, una pandemia umana psichica, che potrà sconvolgere di nuovo il mondo, quando meno ce lo aspetteremo, e la cui unica risorsa di difesa non potrà essere allora che quella di avere già adesso coscienza di quello che siamo nel più profondo e che potremmo di nuovo diventare nel reale quando l’inconscio della specie deciderà, insensibile a ogni valore umano acquisito, di esplodere come un vulcano …

Biagio Giordano 

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