Forum civico Ligure: Manifesto di intenti Stampa
Scritto da RETE AMBIENTALISTA   

MANIFESTO di INTENTI

Il Covid19 ha messo in evidenza, tra le altre, almeno tre cose fondamentali: 

 

a) l’incapacità e l’impossibilità per l’attuale sistema, a livello globale, di proteggere e avere cura della popolazione. Solo grazie all’abnegazione degli operatori sanitari non ci sono stati danni peggiori; 

 

b) la fragilità, anche economica di questo sistema; 

 

c) lo scontro reale, vero e concreto, oggi in atto tra mercato e profitto, da una parte, e vita, dall’altro. 

 

Pensiamo sia scontato che chi oggi detiene il potere abbia l’obiettivo di far tornare tutto come era prima. 

Il problema è che la stragrande maggioranza dell’umanità semplicemente non se lo può permettere. Allora chi ha a cuore le sorti dell’umanità, della vita e della cura della vita, deve attrezzarsi per fare in modo che tutto non ritorni come prima, semplicemente perché il problema era esattamente il prima. La questione che a noi pare centrale e decisiva è allora l’affermazione e la rivendicazione dei diritti fondamentali e la loro non disponibilità al “mercato” e la loro non assoggettabilità ai bilanci. Quindi, le risorse disponibili devono essere indirizzate prioritariamente al soddisfacimento dei diritti fondamentali per tutte e tutti. 

 


 

Tra i diritti fondamentali, due pensiamo siano quelli in grado di avviare un percorso esattamente sul terreno del conflitto reale oggi in atto tra profitto e vita e di allargare la consapevolezza che tutto quello che ci sta succedendo è esattamente il frutto di "come era prima": il diritto alla salute e il diritto all’accesso all’acqua. E lo sono perché sono quelli che garantiscono la fruizione di tutti gli altri diritti e una vita dignitosa. Sicuramente, nel mettere in campo analisi, proposte e mobilitazioni su questo terreno intrecceremo e ci dovremo occupare di altre importanti questioni: l’ambiente e i cambiamenti climatici, la democrazia, il debito e il reperimento delle risorse, il lavoro come diritto e non come merce di scambio. 

Porre al centro della nostra comune azione il tema del diritto alla salute non può prescindere da un’analisi su cosa è avvenuto in questi ultimi 10 anni in Italia, anni in cui, in maniera più massiccia, si sono subordinati i diritti alle regole di mercato: i mancati aumenti al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale a carico dello Stato hanno un valore pari a circa 37 miliardi di euro e si sono “perse” 46.000 unità di personale dipendente. La spesa sanitaria nel 2018 in Italia equivale al 6,5 % del PIL, mentre in Germania si attesta al 9,5 e in Francia al 9,3. 2 Dobbiamo allora smantellare la narrazione imperante, cioè l’idea che il Servizio Sanitario, cioè la nostra salute, sia da trattare come un’azienda privata e quindi da rendere efficiente e meno costosa possibile. Dobbiamo mettere in campo una nostra narrazione che, al contrario, dica che solo un servizio sanitario pubblico (che non si occupi solo di ospedali ma di prevenzione primaria, territorializzazione dell’assistenza, ecc.), con investimenti di lungo periodo e con una visione di insieme costituzionalmente orientata, rappresenta un’assicurazione per la collettività, per non farci cogliere impreparati a una non auspicabile nuova emergenza. 

Così come mettere al centro della nostra comune azione il tema del diritto all’accesso all’acqua non può prescindere da quanto avvenuto in questi anni nel nostro Paese. L’aver disatteso l’esito del referendum del 2011 e l’aver bloccato la legge del Movimento per l’Acqua in Parlamento è stata una scelta esclusivamente politica, che ha lasciato la gestione della risorsa, nel suo insieme, alle logiche di mercato e alla volontà dei gestori di fare su di essa profitti. Le situazioni di inquinamento, gli sprechi, i rischi di siccità, ma anche tariffe ingiuste e distacchi della fornitura, rappresentano terreni di impegno e mobilitazione, affinché si giunga al più presto ad un quadro normativo che garantisca il diritto all’accesso e la difesa dell’acqua come Bene Comune e la sua non negoziabilità rispetto alle logiche del profitto e del mercato. 

Da oggi le realtà liguri del Coordinamento dei Movimenti per l’Acqua, Cittadinanzattiva/Tribunale per i Diritti del Malato, Attac, Altra Liguria, GIT di Banca Etica, Forum Beni Comuni, Legalità, Diritti, i Comitati Attac Liguri inizieranno ad agire su questi temi, organizzandosi in un soggetto comune e portando avanti alcune iniziative di analisi, proposta e mobilitazione civica. 

Tra di esse: 

a) Ridefinizione del modello e della missione di Alisa : non più’ azienda, non più decisore unico con logiche privatistiche, ma agenzia a servizio delle politiche sanitarie a tutela dei cittadini : in primo luogo per il potenziamento del ruolo della sanità territoriale e per le analisi epidemiologiche anche in vista di prevenzione di eventuali nuove epidemie (il modello ospedalocentrico lombardo, senza attenzione al territorio, seguito dall’attuale Alisa ha manifestato tutta la sua inefficacia nell’affrontare l’attuale emergenza sanitaria); 

 

b) Richiesta alla Giunta Regionale per l’attuazione concreta dell’ordine del giorno, recentemente votato all’unanimità dal Consiglio Regionale, nel quale si chiede l’azzeramento delle bollette per il periodo dell’emergenza sanitaria (per evitare che sia solo propaganda pre elettorale, tenuto conto che la Regione - causa gli intervenuti processi di privatizzazione del servizio idrico - non ha nessun potere per imporre ai gestori una scelta di questo genere); 

 

c) Censimento degli edifici dismessi delle Aziende Sanitarie e valorizzazione dei presidi ospedalieri territoriali, evitando accorpamenti con affidamento ai privati (l’accorpamento degli ospedali e’ finalizzato solo a risparmi di personale e a 3 realizzare economie di scala, incompatibili con la tutela della salute); 

 

d) Azioni di valorizzazione e potenziamento della medicina territoriale, anche nell’attuale fase 2 dell’emergenza sanitaria; 

 

e) Riappropriazione civica delle decisioni sulle risorse sanitarie (tra cui : posti letto e personale); 

 

f) tariffa di quarantena, ossia l'applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche fino al termine della crisi, evitando quindi che le famiglie si trovino a dover pagare adesso bollette più elevate a causa della forzata permanenza a casa, o domani salati conguagli; 

 

g) obbligo ai gestori di riallacciare tutte le utenze domestiche disalimentate e ancora oggi senza accesso alla fornitura d’acqua; 

 

h) esenzione del pagamento per gli utenti che abbiano perso reddito da lavoro con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico; 

 

i) Difesa della nostra democrazia di prossimità, cioè dei nostri Comuni a rischio di default, soprattutto per l’emergenza economica e sociale che potrà derivare dall’emergenza sanitaria. 

 

Pensiamo quindi che oggi non sia più il tempo dell’autoreferenzialità, non sia più il tempo di pensare ciascuno ai propri esclusivi temi e, men che meno, di agire da soli. 

Pensiamo sia il tempo di ritrovare il senso profondo dello stare insieme, del ricercare le questioni che davvero aprano, da subito, il conflitto vero che il virus ha messo in evidenza, quello tra i soldi e la vita, tra il mercato e i diritti fondamentali, tra il mercato e la natura.

Oggi è il tempo della cura: della cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente in cui viviamo; diversamente non è possibile alcuna produzione economica, diversamente alle giovani generazioni spetterà un pessimo futuro o, forse, nessun futuro. 

Viviamo tempi straordinari e si tratta di attrezzarci di conseguenza per “liberare il presente e riappropriarci del futuro, consapevoli che il tempo è ora”

FORUM CIVICO LIGURE per i DIRITTI FONDAMENTALI (Coordinamento Ligure dei Movimenti per l’Acqua, Cittadinanzattiva/Tribunale del malato, Altra Liguria, GIT Banca Etica Savona-Imperia, Forum Beni Comuni, Legalità, Diritti Ponente Savonese, Comitati Attac Liguria)

 

https://www.edocr.com/v/zkd2mnwr/bajamatase/MANIFESTO-di-INTENTI

 

 Rete ambientalista 
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