Liberty a Savona Stampa
Scritto da Massimo Bianco   

Eccoci giunti alla terza e ultima puntata del nostro viaggio nel Liberty savonese. La visita da noi organizzata, è dedicata ai savonesi interessati all’arte e all’architettura ma soprattutto affezionati alla propria città, e che avrebbero piacere di approfondire uno stile a Savona ingiustamente ignorato. Per suo tramite potrebbero così scoprire angoli della cui esistenza forse non si erano neppure mai accorti. Inoltre questo percorso in tre puntate ambisce a fungere da Guida per i turisti presenti in Liguria, in particolare croceristi, che desiderino conoscere meglio Savona, porto d’approdo di numerose navi Costa, della quale solitamente viene proposta solo la visita alla fortezza cinquecentesca o alle vestigia  medioevali prossime alla vecchia darsena. Gli articoli vogliono offrire loro tre percorsini ideali, per fare appunto turismo d’arte in ambito Liberty a Savona, nelle ore di sosta delle navi da crociera.

Prima di procedere ricapitoliamo in breve quanto è stato detto nelle puntate precedenti.
Nella PRIMA PUNTATA   a cui vi rimandiamo per maggiori delucidazioni, abbiamo spiegato che in architettura lo stile Liberty o Floreale o Art Nouveau o Jugendstil ambiva, nell’ambiente spersonalizzato e cupo della città industriale, a contrapporsi all’imitazione stilistica degli stili passati, privilegiando nuovi elementi figurativi come la linea curva e i motivi fitoformi. Lo stile liberty cercava di restituire una dignità estetica allo spazio urbano, attraverso una natura artificiale che si arrampicasse sugli edifici e smorzasse la piatta uniformità della muratura circostante. E in proposito ci sembra che i magnifici alberi stuccati in bassorilievo sopra il portone di Corso Vittorio Veneto qui riprodotto ne costituiscano un ottimo esempio.

 Decorazione stile liberty 



Abbiamo inoltre mostrato 9 edifici distribuiti tra i quartieri Centro e Villapiana, tra i quali vi riproponiamo qui sotto, a mo’ di invito a cliccare sulla prima puntata, uno dei più spettacolari, la palazzina posta in Via Piave civico 27. Da notare il sorprendente albero pieno di frutti maturi scolpito in rilievo sopra un balcone al secondo piano e i poggioli stessi riccamente istoriati.

Palazzo di Piave civico 27. Particolare

Nella SECONDA PUNTATA, abbiamo illustrato altri 10 edifici. Siamo partiti da Via Paleocapa presso la Darsena e dal prestigioso “Palazzo dei Pavoni” e poi da lì siamo saliti alla ricerca delle case Liberty site nel signorile quartiere collinare chiamato “La Villetta”,  tra le quali abbiamo trovato l’elegante “Villa Vigo Ciarlo Massa”, da noi riprodotta qui sotto come spot della puntata. Infine siamo tornati in centro, in Piazza Diaz. 

Villa Vigo Ciarlo Massa in Via De Mari

Iniziamo dunque ufficialmente da qui la TERZA PUNTATA,  durante la quale verranno mostrate altre 9 storiche costruzioni. Con essa ci proponiamo di farvi percorrere il lungomare cittadino dalla vecchia Darsena, punto fisso di partenza delle nostre passeggiate, fino alle porte di Zinola, quartiere dell’estrema periferia cittadina, dove sorge quello ritenuto da molti l’imperdibile massimo capolavoro Liberty dell’intera provincia e cioè Villa Zanelli. Tempo stimato 120 minuti circa, compreso il viaggio di ritorno in autobus. Ecco dunque la mappa del percorso che vi permetterà come sempre di seguire le nostre indicazioni con estrema facilità:

Mappa percorso



E cominciamo subito con uno dei pezzi forti del Liberty Savonese, in effetti uno dei suoi massimi vertici artistici, il prestigioso e pregevole Palazzo Delle Piane. Partendo dalla darsena, per arrivarci vi basterà aggirare l’area della possente fortezza del Priamar. Lo troverete subito, all’inizio di Corso Mazzini angolo Corso Italia e, ne siamo certi, lo riconoscerete al volo.

Palazzo Delle Piane o delle Palle



Il fiabesco “Palazzo Delle Piane” è noto anche come “Palazzo delle Palle” per via delle sei grandi sfere di rame poste sul tetto (se ne riconosce una in alto a destra nell’immagine qui sopra ma sono meglio visibili nella foto apparsa alla fine della seconda puntata e a cui vi rimando) e sostenute da una struttura a forma di braciere. È un altro capolavoro dell’ingegnere e architetto Alessandro Martinengo ed è stato realizzato, con la collaborazione di Adolfo Ravignetti, tra il 1910 e il 1911. Per l’occasione Martinengo s’ispirò a una corrente del Floreale diffusa a Milano dal caposcuola Somaruga. Per le spiegazione del caso ecco ancora una volta presentarsi a noi provvidenziale il commento dello specialista già citato nelle puntate precedenti, Giovanni Gallotti:

 

Resta da aggiungere che la fantasiosa e quasi organica decorazione plastica, tra cui in particolare la policroma presenza di maioliche raffiguranti anemoni in campo azzurro, è probabilmente debitrice per qualcosa anche alla Secessione viennese e all’opera dell’architetto torinese Pietro Fenoglio.

  Palazzo Delle Piane. Particolare: le finte cariatidi

Prima di terminare questa imperdibile prima tappa, di cui offriamo anche la magnifica visione delle classicheggianti finte cariatidi che corrono lungo l’intero perimetro dell’edificio, vale la pena di rivolgere uno sguardo all’edificio addossato al Palazzo delle Palle dal lato di corso Italia, perché immeritatamente oscurato da cotanta presenza. Esso è, infatti, fabbricato pure assai elegante e che denota attributi Liberty.

Palazzo in Corso Italia

Proseguiamo quindi il percorso scendendo in Corso Colombo. E a questo punto l’estensore dell’articolo non resiste alla tentazione di segnalare l’edificio qui sotto riprodotto e posto verso la fine di Via Montenotte, civico 37, poco prima che la via stessa sfoci appunto in Corso Colombo. Ok, ok, accetto l’obiezione, col Liberty centra poco o nulla, avete assolutamente ragione. La facciata in effetti pare per lo più ispirata al classicismo e all’epoca rinascimentale, ma…

    Palazzo di Via Montenotte

 

…Avete notato i magnifici balconi del secondo piano, con quelle fiere teste di leone, alternati agli altri a balaustra? Per non parlare poi dei numerosi fregi che ne arricchiscono la facciata, tra cui i musici e le altre figurine di gusto classicheggiante presenti al di sotto del cornicione e non visibili in foto. Non meritano comunque una sosta?

Va bene, non insistiamo. Tiriamo allora dritto lungo Corso Colombo. Questa terza puntata, che si svolge sul lungomare è, come già una parte della prima, anche ricerca dei particolari, cioè delle varie testimonianze Liberty presenti in edifici non propriamente appartenenti al genere. In proposito di spunti interessanti se ne possono trovare vari. Giungiamo dunque all’incrocio successivo e soffermiamoci ad osservare l’edificio al civico 38 di Via Guidobono con cui esso fa angolo e il palazzo successivo e addossato all’altro e cioè il civico 10 di Corso Colombo. Ammiriamone allora gli attraenti bovindi e gli eleganti balconi, ora dalle ringhiere in stucco ora dalle ringhiere lavorate in ferro.

Palazzo C. Colombo angolo Guidobono



Palazzo C. Colombo angolo Guidobono. Particolare


 

A proposito, nel caso vi sia sfuggito, si tratta di quella stessa Via Guidobono al cui incrocio con Via L.Corsi c’è la “Casa dei Gatti” e che si può dunque eventualmente seguire per collegare i percorsi della prima e della terza puntata.

Palazzo C. Colombo civico 10

Proseguendo il cammino si supera il ponte sul torrente e si entra in Corso Vittorio Veneto. Da un lato, dopo il primo isolato, in origine una centrale elettrica anch’essa costruita in stile Liberty ma oggi in fase di totale ristrutturazione, si aprono spiagge frequentate fin dall’inizio del XX secolo, dall’altra scorre una lunga serie di edifici civili. Superiamo anche il primo incrocio sulla destra, con la via che corre sul lungo torrente (o lungo fiume, peccando d’immodestia), e cioè Corso Viglienzoni. L’incrocio successivo, con la brevissima Via Catalani, è quello che ci interessa. Qui, al civico 2, sorge un altro edificio, datato 1915, di cui purtroppo ignoriamo il nome del progettista, riconducibile allo stile oggetto della nostra ricerca, i cui elementi distintivi appaiono con evidenza. Esso è, infatti, caratterizzato dalla presenza di un bovindo che smussa l’angolo principale della facciata e si slancia verso l’alto per mezzo della piccola ma raffinata cupola, terminante a sua volta in un guglia che sfida il cielo. L’intera facciata è inoltre ricca di fregi, in basso e sul bovindo di stampo per lo più geometrico, mentre in alto, da ambo i lati sotto tutto il cornicione, prevalgono decorazioni di tipo squisitamente fitoforme.

Palazzo C. Vittorio Veneto angolo Catalani

Percorrendo il corso, lungo il lato destro dello stesso potrete osservare altri palazzi che denotano caratteri Liberty, tra cui l’edificio civico 12 di cui abbiamo mostrato il portone nella soprastante foto di presentazione allo stile Floreale. Continuando a camminare si raggiungerà infine l’incrocio con Via Doberti (civico 20), dove troviamo l’ennesimo fabbricato progettato da Martinengo, il “Palazzo dei fratelli Rosso”, con i suoi bei balconi a balaustra al secondo e terzo piano o dalle ringhiere in ferro al quarto e quinto e quelli graziosissimi e piccini, che ricordano un po’ un’ostrica, siti invece al primo piano. Si tratta di un edificio di assai vaste dimensioni, di cui per chiarezza espositiva abbiamo qui riprodotto solo una parte minore. 

Palazzo in C.V. Veneto “Dei Fratelli Rosso”

Realizzato tra il 1915 e il 1916, è caratterizzato, in omaggio al vicino mar Mediterraneo, da fastose decorazioni in stucco di ordine gigantesco raffiguranti conchiglie circondate da foglie e frutti, di cui presentiamo un esempio qui sotto:

 Palazzo in C.V. Veneto “Dei Fratelli Rosso”. Particolare



Altri ornamenti di dimensione inferiore sono poi presenti sull’intera facciata. Spicca poi l’elegante ed elaborata struttura sopraelevata posta all’altezza del bovindo e culminante in una guglia svettante verso il cielo. Vale infine la pena di notare la presenza di un’autocitazione da parte di Martinengo. Ci riferiamo elle grandi sfere, bianche e dunque stavolta non di rame, presenti sul tetto e che corrono lungo l’intero perimetro dell’edificio, di cui potete scorgere nella foto due esemplari. Sia questo edificio sia quello, descritto in precedenza con la sua elegante cupola, sito al civico 2, trovano una loro ispirazione nei coevi palazzi e alberghi della Riviera ligure e della non lontana Costa Azzurra, nati per la villeggiatura delle classi agiate, come l’Hotel Negresco di Nizza, situato sulla Promenade des Anglais. Circa i punti di contatto tra questi e altri edifici consimili, come termine di paragone si può ad esempio anche vedere l’Hotel Carlton di Cannes. L’humus, insomma, era quello.

Proseguendo ancora si giunge all’angolo con Via Saredo, dove sorge il “Palazzo delle Margherite”.

 Palazzo delle Margherite


Esso è caratterizzato dagli appariscenti fiori, posti sopra una parte delle finestre, che gli danno il nome, dagli eleganti balconi “Secessione” Viennese, stile a Savona assai gettonato, e da due basse torrette laterali, una delle quali si può intravedere nella foto in alto a destra.

Palazzo delle Margherite. Particolare



Con questo incrocio termina Corso Vittorio Veneto e inizia Via Nizza. L’ultima tappa del nostro viaggio è Villa Zanelli e si trova appunto lungo Via Nizza, a circa un chilometro e mezzo di distanza dal Palazzo delle Margherite. Il tratto è senz’altro percorribile a piedi, non è però necessario farlo, perché lungo la trafficatissima strada passano le corriere della linea no 6, le cui numerose fermate vi permetteranno di salire a bordo nei pressi del punto di partenza e di giungere esattamente di fronte alla vostra destinazione. E quest’ultima è una meta che non va assolutamente saltata perché si tratta, a detta di molti, del capolavoro assoluto del Liberty savonese, provincia compresa.

 

Villa Zanelli. Facciata principale


Circondata da un lussureggiante giardino, Villa Zanelli è una costruzione magnifica, riccamente decorata e con un incredibile aria da castello delle favole, ma purtroppo è abbandonata da oltre un decennio e versa in pessimo stato di conservazione. La sua situazione può essere ritenuta emblematica dell’inerzia burocratica in cui vivono le amministrazioni pubbliche. La Villa è vittima di polemiche sui diritti di proprietà che ne impediscono di fatto interventi conservativi. I danni sono ormai facilmente visibili anche a colpo d’occhio. Sarebbe dunque opportuno rinunciare a controversie e pretese e intervenire immediatamente per salvarla dalla rovina prima che sia troppo tardi, perché quello che andrebbe altrimenti perduto sarebbe un patrimonio dell’umanità di inestimabile valore.

Villa Zanelli, costruita nel 1907 – 1908,  è attribuita a Gottardo Gussoni, allievo del torinese Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti Liberty italiani. Essa sarebbe ispirata alla Villa Scott di Torino.

La Villa è caratterizzata da una spettacolare torre laterale, slanciata e possente a un tempo e dalla presenza sulla facciata di eleganti maioliche bianco azzurre (i colori tradizionali della ceramica savonese). Ci sono inoltre ricchi fregi, figure prospicienti di genere naturalistico, balconi, terrazzi e guglie a forma di conchiglia, distribuite con armonia e che le donano un aspetto davvero fiabesco. La villa meriterebbe di esser visitata anche al suo interno essendovi presenti notevoli affreschi.

Ribadiamo il concetto: Villa Zanelli è un capolavoro assoluto e va salvata con la massima urgenza! 

Villa Zanelli. Il retro, visto dalla spiaggia



Siamo qui giunti all’estremo ponentino della nostra visita. Per quanto riguarda il ritorno, chi ama camminare è libero di mettersi le gambe in spalla e partire, potrebbe però non essere il caso di effettuare il percorso a piedi, distando la villa parecchi chilometri dal centro cittadino. Tanto più perché questo tratto di strada, compreso tra Corso Vittorio Veneto e Via Nizza e che altri non è poi che la Via Aurelia, è ben collegato al centro e al quartiere Villapiana dalla linea urbana di autobus no 6.

Con Villa Zanelli si chiude dunque in bellezza il nostro viaggio nel Liberty savonese, ultima stagione vitale per l’architettura non soltanto locale. Come chiunque può costatare, a parte rarissime eccezioni in seguito sono stati edificati solo stabili anonimi e privi di qualsivoglia valore artistico, figli della speculazione edilizia.

La nostra speranza è che abbiate gradito questo servizio in tre puntate e che esso possa costituire un incentivo ad effettuare il percorso di persona e non solo tramite navigazione virtuale. E allora: saluti a tutti da chi, Virgilio dell’occasione, con la sua immagine in testa al servizio e le sue spiegazioni e  illustrazioni, vi ha virtualmente accompagnato lungo il percorso. Buona visita a Savona e alla sua Art Nouveau.

 

Massimo Bianco

 

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