LA SAVONA LIBERTY Stampa
Scritto da Massimo Bianco   

Eccoci giunti alla seconda puntata del nostro viaggio architettonico nello stile Liberty o Floreale. La scorsa settimana abbiamo già spiegato in cosa esso consiste e abbiamo visitato i primi nove edifici prescelti per rappresentare parte del Centro e il quartiere di Villapiana. Sia per la definizione tecnica di stile Floreale sia per lo svolgimento del suddetto percorso vi rimandiamo dunque alla PRIMA PUNTATA

Questa settimana incontreremo altri dieci edifici in tutto o in parte Liberty. Sia per questa sia per le puntate precedente e successiva, si tratta inevitabilmente di una selezione: sono gli edifici più rinomati e quelli parsi a chi scrive più significati. D’altronde mostrare ogni fabbricato che presenti anche minimi elementi floreali sarebbe stato davvero troppo lungo. Per favorire i croceristi, la partenza avverrà come al solito dalla darsena, da dove saliremo al quartiere de La Villetta per poi ridiscendere in centro e più precisamente in Piazza Diaz. Cartina alla mano in tutto l’escursione non dovrebbe richiedere più di una novantina di minuti, ma il dato è solo indicativo.

Mappa del percorso

 

Partiamo dunque da Via Gramsci, che potete intravedere nella mappa riprodotta in basso al centro. Da lì risaliamo fino alla piazzetta Leon Pancaldo, riconoscibile per la presenza della medioevale torre omonima nota ai savonesi come la Torretta, simbolo cittadino e ultima vestigia delle mura che nel trecento circondavano la città. Orbene, proprio laddove sfocia l’elegante e porticata Via Paleocapa, strada iniziata a partire dall’estremo opposto nel 1882, con l’ambizione di farla diventare la principale arteria cittadina, e che doveva collegare la stazione ferroviaria, oggi trasferita, con la darsena, sorge un bell’edificio (terminato nel 1903 o nel 1894? Abbiamo trovato dati contrastanti), che mostriamo qui sotto.


Bovindo Liberty in piazza Leon Pancaldo

 

 

 Il suo caratteristico e fascinoso bovindo sormontato da una cupola denota evidenti connotati liberty, anche se il palazzo in sé stesso non appartiene al genere. Era del resto tipico di Savona sbizzarrirsi con i bovindi per spezzare la monotonia delle facciate tradizionali. Il gioco è stato in seguito ripetuto ad esempio nell’edifico di Via De Vegerio da noi presentato la scorsa settimana, nel palazzo posto all’angolo tra Via Luigi Corsi e Via Venti Settembre, in uno lungo Corso Vittorio Veneto soggetto della prossima puntata e, in maniera particolarmente appariscente, nel Palazzo Molinari mostrato a conclusione di questa stessa puntata.

Entrando quindi nella Via Paleocapa, a fianco del citato fabbricato possiamo trovare uno dei più pregevoli e studiati edifici cittadini in puro stile Floreale. Stiamo parlando dell’enorme e magnifico “Palazzo dei Pavoni” riprodotto qui sotto.

 

 

 

Palazzo dei Pavoni

 

 

Si tratta di un edificio ispirato a una delle correnti del Liberty, la cosiddetta “Secessione” viennese. In base alle informazioni ufficiali, il Palazzo dei Pavoni fu costruito nel 1912 (data peraltro contestata da G. Gallotti, il quale lo fa invece risalire al 1906, e in effetti pare strano che quel tratto sia rimasto vuoto per così tanti anni). È caratterizzato da una facciata quasi protorazionalista impostata su ben sei moduli scanditi da lesene, da cui sporgono i balconi a gruppi di quattro e inserti circolari (in maiolica?) posti sopra le numerose finestre. È inoltre contraddistinto dalla presenza di nove falsi camini, i quali s’innalzano sia lateralmente sia al di sopra delle lesene che suddividono la facciata, dall’estrosa alternanza di cornicioni diritti e ricurvi e, soprattutto, dalla presenza di magnifiche decorazioni ceramiche che dovrebbero essere state realizzate da una ditta fiorentina, la “Begucci Ferroni”. Nella fascia in basso, subito sopra il porticato, le ceramiche raffigurano cigni sull’acqua, cicogne, fenicotteri, piante fiorite e soprattutto i numerosi magnifici pavoni che danno il nome al palazzo. Nella fascia sotto il tetto raffigurano invece girasoli, alberi e altri motivi prettamente floreali.

Uno dei pavoni in ceramica

In proposito riportiamo quanto ha scritto Giovanni Gallotti nello stesso articolo della rivista A Campanassa, datato 2003, di cui abbiamo riportato un passo la scorsa settimana:

 

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Purtroppo i savonesi erano troppo tradizionalisti per lasciare del tutto mano libera ai creativi, per cui impedirono ad esempio che lo stile Liberty venisse messo in pratica anche all’interno degli edifici, come invece accadeva altrove, in particolare negli spettacolari palazzi catalani progettati da Gaudì.

Torniamo a questo punto in Piazza Pancaldo e prendiamo Via Santa Lucia, per poi confluire insieme ad essa in Via Famagosta e giungere a Salita (Via) degli Incisa, che prosegue poi come Via Beato Ottaviano. Proprio laddove Salita degli Incisa salita muta il proprio nome, troveremo una traversa, un vicoletto dall’apparenza insignificante, che si chiama Via Mattiauda e corre di fianco a un palazzone meritevole a sua volta di uno sguardo. Ebbene, il vicolo sfocia imprevedibilmente di fianco a una imponente residenza del tutto invisibile dalla strada (sporge peraltro sulla sottostante Via Famagosta, in un tratto che però mai nessuno percorre a piedi) e di cui la quasi totalità dei savonesi ignora perfino l’esistenza. Si tratta di “Casa Piccardo”, sorta nel 1911-1912 per mano di Alessandro Martinengo. È uno splendido edificio, caratterizzato dalla facciata con decorazioni a stucco fitoformi e due balconcini con ringhiere in muratura e ferro battuto. È caratterizzato inoltre dagli angoli smussati e curvilinei, su cui si appoggiano tre coppie di spaziosi ed eleganti balconi. Inoltre ciascuno dei due angoli è sovrastato, sul terrazzo del tetto lavorato lungo l’intero perimetro, da un’elegante struttura, presenza tipica peraltro dei suoi edifici, che ripropone in parte il disegno dei balconi e da cui si affaccia, con il muso e gli artigli, un grande animale fantastico. Si tratta di un edificio assai elegante che meriterebbe maggior notorietà. Chi avesse già visto le altre opere dell’artista non faticherà, crediamo, a riconoscerne la firma, nonostante l’eterogeneità dell’autore.

 

Casa Piccardo di Martinengo

 

 

Come si può notare Martinengo appare di continuo nella nostra disamina. La scorsa settimana di lui abbiamo mostrato la “Casa dei Gatti”, “Palazzo Maffiotti” e “Villa Luparia”. Questa settimana appaiono il “Palazzo dei Pavoni” e “Casa Piccardo”. La prossima presenteremo altri due edifici firmati da questo brillante artista, il “Palazzo delle Piane” e il “Palazzo dei fratelli Rosso” per un totale di 7 edifici da lui realizzati o progettati, a cui se ne aggiungono altri che non mostriamo, come ad esempio l’ex “Hotel Miramare” sito in Via Famagosta nei pressi di Casa Piccardo, abbandonato però da decenni e ridotto ormai a un rudere ben poco fotografabile. Se non si interviene subito con energici restauri sarà irrecuperabile, sempre che non sia già troppo tardi. Professionista assai attivo, si possono inoltre trovare sue opere anche altrove, ad esempio ad Altare, paese dell’entroterra a pochi chilometri da Savona. Ingegnere e architetto, Alessandro Martinengo, nato nel 1856 e morto nel 1933, per la sua estrosità e per la sua pregnante attività locale in ambito Liberty, a personalissimo parere di chi scrive può essere a buon diritto considerato il Gaudì savonese. Tuttavia egli, da autore assai eclettico, al contrario dell’artista spagnolo attivo a Barcellona, più che inventare un stile tutto suo preferiva in genere ispirarsi a espressioni preesistenti. Sarebbe comunque a nostro parere interessante svolgere studi o tesi dedicate specificatamente alla sua opera.

 

Via Mattiauda si trova all’inizio del quartiere collinare della Villetta. Per continuare il percorso dobbiamo a questo punto salire verso la cima del quartiere stesso. Il modo migliore per farlo è inerpicarsi lungo Via Beato Ottaviano e poi svoltare per Via Della Tagliata, la quale sbuca in Via San Francesco, proprio davanti alla nostra prossima meta, il “Villino Margherita”, così chiamato per la presenza degli omonimi fiori scolpiti sulla torretta.

 

Villino Margherita in Via De Mari

 

 

 

Villino Margherita è un edificio di piccole dimensioni e graziosissimo, all’incirca coevo delle due successive costruzioni che ci prepariamo a presentare e, secondo gli intenditori, ispirato alla “Secessione”. Ci sembrano tra l’altro magnifiche e particolarmente degne di nota le quattro sfere sovrastanti il cancello d’ingresso e il muro di cinta del giardino. Sono riccamente lavorate a tutto tondo in classici motivi floreali e raffigurano anch’esse delle margherite. Per permettervi di ammirarle meglio ne evidenziamo una qua sotto:

 

 

 

 Villino Margherita. Particolare del cancello

 

 

In effetti quassù, sulla sommità del colle, ci si viene a trovare nell’angolo cittadino forse più caratteristico per l’ambito di cui ci stiamo occupando, perché vi si trovano raggruppati ben quattro edifici riconducibili ad esso. Purtroppo ignoriamo come si chiamassero gli architetti che progettarono i quattro edifici e saremmo assai lieti se qualcuno fosse in grado di segnalarcene i nomi tramite e-mail.

 

Fattostà che, a pochi metri di distanza, sull’altro lato della strada, esattamente nel punto d’incrocio tra Via San Francesco, Via De Mari, Via Torteroli e Via Montegrappa, sorge una delle più belle ville Liberty savonesi del tipo tipico con torretta, di cui abbiamo già presentato anche un paio di esempi meno notevoli lo scorso numero e di cui mostreremo il capolavoro la settimana prossima. Stiamo parlando di “Villa Vigo Ciarlo Massa”, datata 1907. Si tratta di un fulgido edificio, suddiviso in due ali unite dalla sezione centrale, caratterizzata quest’ultima dalla presenza di splendidi balconi sorretti da colonne e sormontata appunto dall’elegantissima torretta. Il tutto è riccamente adornato da tipici motivi naturalistici, come margherite e valve di conchiglia.

Villa Vigo Ciarlo Massa 1907

 

Villa Vigo Ciarlo Massa è uno dei rarissimi, non più di quattro o cinque in tutto, edifici cittadini di cui abbiamo espressamente trovato citazione in ambito Liberty su testi d’arte regionali e per giunta con relativa raffigurazione. Si tratta di un indicazione che l’estensore di questo pezzo ovviamente abbraccia, non essendo egli, è doveroso precisarlo, un esperto in materia.

 

Andiamo avanti con la nostra disamina. Al di là della palazzina, sul medesimo lato ma oltre via Torteroli, saltando il moderno fabbricato di fianco, subito all’inizio della discesa di Via Montegrappa, incontriamo un altro stabile con connotati Liberty, la “Casa Gaibissi”, realizzata tra il 1907 e il 1908, dall’aspetto magari più popolaresco, soprattutto sul retro e sui lati, ma che presenta comunque una facciata principale riccamente decorata e balconi accuratamente elaborati.

 

 

Casa Gaibissi

 

 

Infine, di fianco alla casa precedente, dunque sempre nella discesa di Via Montegrappa, sorge “Palazzo Migliardi”, edificio dall’aspetto esteriore assai signorile, diciamo pure nobiliare, del 1910 – 1911. Esso, come scrive Gallotti (ibid.), “si raccorda arditamente con Via Ponzone”. Da notare il fronte dell’edificio, “curvilineo” come i sovrastanti ed eleganti balconi a balaustra che l’accompagnano. Meritevoli di menzione poi le decorazioni floreali, sia sul fronte sia sulle due facciate semi laterali, presenti in particolare con due fasce che corrono parallele all’altezza del secondo e del quarto piano, e i raffinati balconcini laterali aggettanti. Si tratta con ogni evidenza di un esempio tipico di Liberty.

 

Palazzo Migliardi, fronte

Palazzo Migliardi. Particolare facciata laterale

 

Dopo aver visto quest’ultima costruzione si può iniziare a scendere, seguendo però Via De Mari, strada peraltro colma di ville e case eleganti di ogni genere, perché quella zona era tradizionalmente abitata dalla ricca borghesia cittadina. Giunti a metà scarsa della discesa, sulla destra, subito prima dell’incrocio con Via Formica e le sue eleganti palazzine in stile composito, troviamo un'altra costruzione con torre, stavolta laterale, che è Liberty in maniera abbastanza significativa, la sotto riprodotta Villa Magnano. In proposito occorre specificare che a Savona il L’Art Nouveau non si è esaurita con lo scoppio della prima guerra mondiale, come è il più delle volte accaduto altrove, ma è in qualche modo proseguita negli anni successivi. E, infatti, questa casa, pur rientrando nel gettonatissimo schema liberty di edifici con torretta, appartiene a un periodo assai tardo, risale, infatti, addirittura al 1930. Epoca protratta che, tra parentesi, può spiegare l’evidente eterogeneità della costruzione.

 

 

 

 Villa Magnano 

 

 

Da notare le eleganti trifore con colonnine corinzie e vetrate presenti sulla torretta e il bovindo centrale, entrambe con sottostanti drappeggi graziosi ma di carattere soprattutto geometrico e che invero ricordano, se permettete l’accostamento un tantino azzardato, la tipica tappezzeria da salotto. Sono presenti inoltre, poco visibili nella foto, più minute decorazioni a stucco, ad esempio racchiuse in riquadri sopra le finestre del bovindo.

 

Continuando quindi la discesa di Via De Mari fino all’ultima svolta verso sinistra, si sbuca alle spalle del neoclassico Teatro Gabriello Chiabrera, che si apre su Piazza Diaz, dove termina il nostro secondo percorso. (Se però sbagliate e scendete giù lungo Via Poggi, poco male, vi ritroverete in Via Dei Mille, da dove svoltando a sinistra si arriva comunque subito in Piazza Diaz). Qui troviamo due edifici che vorremmo farvi notare. L’uno, dando le spalle al teatro, sorge sull’angolo a destra, all’incrocio con Via dei Mille e, come molti altri edifici savonesi è costruzione eclettica con solo qualche connotato floreale. Si osservino in proposito nella foto sottostante i “festoni”, inquadrettati su misura sotto ciascuna finestra del bovindo. È a ogni modo palazzo tra i più eleganti del capoluogo.

 

Savona palazzo piazza Diaz. Particolare

 

In fondo, sul lato opposto della piazza rispetto al teatro, in bel raccordo tra Piazza Diaz, Via Pertinace e Corso Italia, sorge invece Palazzo Molinari, costruzione risalente agli anni ‘20, di assai notevoli dimensioni e, come si può costatare dall’immagine sottostante, con le sue ampie linee curve dall’aspetto decisamente Liberty, in effetti più della precedente.

 

 

 Palazzo Molinari visto da Piazza Diaz

 

Percorrendo l’edificio lateralmente lungo Via Elvio Pertinace e sbucando in Corso Italia, diventa più chiaramente visibile la spettacolare cupola del fabbricato, per dimensioni ampiamente la più grande tra gli edifici civili cittadini e non solo.

 Palazzo Molinari. La cupola vista da Corso Italia

 

 

Da qui, tra parentesi, ci si può facilmente dirigere in Via Luigi Corsi da dove, con la “Casa dei Gatti” iniziammo il percorso nella prima puntata, collegandosi così ad esso.

 

Termina dunque qui la seconda puntata del nostro itinerario. Ricordiamo in proposito che altre immagini si possono trovare, oltre che nella prima puntata, nell’anteprima presentata tre settimane fa e in un vecchio articolo ancora precedente. Non ci resta dunque che darvi appuntamento per la terza e ultima puntata, durante la quale procederemo dalla darsena verso ovest lungo tutto il lungomare cittadino, incontrando per primo il prestigioso Palazzo delle Piane, di cui vi mostriamo qui sotto un’immagine in anteprima.

 

 Palazzo Delle Piane o delle Palle. Particolare

 

Poi osserveremo ancora vari edifici e termineremo infine il viaggio in bellezza, con l’altrettanto prestigiosa Villa Zanelli. A domenica prossima.

 

Massimo Bianco

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