Ricordo di Franco "Dante" Tiglio Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   

RICORDO DI FRANCO “DANTE” TIGLIO

 Un altro amico e maestro se n’è andato. Per chi, come il sottoscritto, è sempre stato attratto dal mondo dell’arte e degli artisti, a Savona e ad Albissola, Dante, come lo chiamavano gli amici, era un punto di riferimento: persona colta e gentile, sempre disponibile al dialogo, profondo conoscitore dei movimenti artistici del Novecento e, in particolare, dei pittori savonesi, sui quali ha scritto pagine che rimangono a tutt’oggi insuperate; si vedano le sue note su Carlo Leone Gallo, Eso Peluzzi, Antonio Agostani, Lino Berzoini, G. B. De Salvo, Guglielmo Bozzano, Raffaele Collina e Mario Gambetta (Dalla Scuola di Carcare alla Goletta , in “Savona nel Novecento”, Grafica  F.lli Spirito, Savona, 1998).

Tiglio ha avuto indubbiamente il merito di mettere in luce il valore estetico e i tratti distintivi dei pittori savonesi nel contesto dell’ arte otto-novecentesca: “Con Gallo e con Peluzzi nasce a Savona la moderna pittura degli accordi cromatici ottenuti nel rispetto di un tonalismo puro che, eliminando il chiaroscuro, traduce le ombre in colore. All’insegnamento dei suoi Maestri dell’Accademia torinese, Gallo aggiunse quel rigore professionale che gli consentì di bandire dal quadro tutto ciò che appartiene al futile, alla retorica storica, sacra, mitologica, al decoro, al lezioso e a quella teatralità della messa in scena, presente ancora nei paesaggi della scuola di Barbizon e del Calame. Semplificò inoltre i dati della percezione visiva per rendere nitido il quadro e trasmettere una sensazione di quiete e di purezza, tanto lontana dall’idealismo dei neoclassici quanto dal lirismo sentimentale dei romantici”. Memorabile è anche il suo saggio breve su Antonio Agostani, il pittore degli emarginati , dove coglie l’intima essenza dell’ operare dell’artista: “Non dipinge le apparenze della realtà, ma delle situazioni interiori, inventando colori, forme, gesti, segni, che diventano la versione estetica degli incubi provocati dalla esperienza quotidiana della vita”. Come si può vedere anche da queste brevi citazioni, Tiglio possedeva un’acuta sensibilità non solo estetica ma anche psicologica: sapeva cogliere il non detto, comprendeva lo stato d’animo del suo interlocutore, era persona discreta e non invadente, rispettosa e attenta a non ferire l’ altrui sensibilità. Ricordo le lunghe conversazioni seduti a un tavolino del  caffè “Grand’Italia” sul Corso (scomparso da anni) da cui si usciva sempre arricchiti e con le idee un po’ più chiare sulla qualità e il valore delle opere d’arte e, quindi, sull’arte stessa. Grazie di tutto, amico caro e caro maestro.

 

I fondatori del Comitato di Rigore Artistico.
Da sx: Claudio Manfredi, Franco Dante Tiglio e Tullio Mazzotti (foto SecoloXIX)

 

FULVIO SGUERSO 

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