Vita e miracoli (pochi) del PD (Prima parte) Stampa
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   

Vita e miracoli (pochi) del PD

Parte prima

Lo posso dire, indipendentemente dal MoVimento e da ciò che è venuto dopo: non ho mai nutrito alcuna speranza nel PD.  Al contrario di molti miei amici di buone intenzioni e buona volontà che ammettono di votarlo o di averlo votato, l’ho sempre visto come un fenomeno negativo e infausto per la politica italiana.

Posso dirlo con cognizione di causa, del resto esistono anche miei scritti su Trucioli e Uomini Liberi che lo testimoniano. Quando Veltroni lo fondò, dieci anni fa, una mia amica del basso Piemonte, che vi aveva aderito con entusiasmo, ci mandò una mail esortandoci a votarlo alle politiche, sostenendo che fosse l’unica speranza contro Berlusconi.


 La sfanculai con garbo, spiegandone dettagliatamente i motivi. Mi duole che quella mail sia andata persa nei vari cambi di computer, perché avrei potuto con ragione esibirla ancora adesso, e sono convinta che avrebbe descritto più lucidamente il mio pensiero di quanto io non riesca a fare ora.

Quel partito per me rappresentava un ulteriore spostamento a destra, all’eterna caccia di quei “voti centristi” che si favoleggiavano numerosi e indispensabili, un’araba fenice che in realtà non esisteva, era solo pretesto per buttare a mare la sinistra. O se esisteva, andava comunque altrove, non dalle imitazioni.  Un prevalere dei “valori” democristiani ma soprattutto liberisti, assommando il peggio dell’ex DC e dell’ex PCI: clientelismo e burocratismo assoggettati ai dettami finanziari, privi dell’attenzione al sociale che pure aveva caratterizzato anche la balena bianca.

La pretesa di combattere il B. evitando di attaccarlo e financo di nominarlo, intanto copiandolo in tutto per togliergli voti, era ridicola.  Slegato dalla realtà italiana e dalla sua difficile complessità, era il tentativo di introdurre forzatamente un bipolarismo stinto, fra marcio e muffa, all’americana, in una società che aveva dimostrato e continua a dimostrare in tutti i modi di volere ben altro, e ben altri spazi di democrazia. Astensionismo elettorale ormai a livelli inaccettabili, ed esito dei referendum di questi anni ne sono la chiara prova, le due facce della medaglia.


 Il PD, lungi dall’essere una qualsivoglia minaccia per il B., ne rappresentava l’utilissimo sparring partner, cristallizzava la commedia e il gioco delle parti, ne sanciva in una parola la definitiva vittoria, sua personale e del suo modello di impronta Gelli. 

Aiutando volonterosamente a sbattere fuori dal Parlamento qualsiasi corpo estraneo al progetto. Realizzando compiutamente quell’idea di democrazia sempre meno rappresentativa e sempre meno democrazia, in cui il Parlamento è ridotto a passacarte del governo a colpi di decreti legge e di fiducia, a sua volta passacarte di dettami finanziari europei, in cui si legifera sempre meno e in cui non esiste alcuno spazio per voci in dissenso, non dico per mettere in difficoltà le votazioni, ma financo per essere ascoltati. In nome di quella famosa governabilità, principio tutt’altro che democratico, che ha sostituito la dialettica e i faticosi ma salutari compromessi della democrazia rappresentativa.


 Il capolavoro si concretizzò: i sondaggi, non si sa quanto sbagliati e quanto pilotati, che davano le due forze in bilico, quando in realtà il PD era ben distante e senza possibilità di vittoria, alimentarono il terrorismo del “voto utile”.  Le sinistre e gli ambientalisti, che avevano compiuto per la prima volta il miracolo di unirsi e presentare pure un programma decente, ne furono penalizzati e restarono fuori. Entrò solo il furbo Di Pietro, profittando del traino di coalizione.

Resta il dubbio su quanto Veltroni fosse in buona fede o meno. Io propendo per il meno. Sui risultati concreti, c’è poco da argomentare.

Ci volle però ancora del tempo per togliersi i prosciutti dagli occhi. Interi prosciutti con tanto di osso. L’anti B. e il pro B. erano due ottimi catalizzatori di distrazione di massa.

Io fui fra la le decine, centinaia di migliaia che sfilarono a Roma al no-B day, nel dicembre 2009, e fra gli organizzatori locali del cosiddetto ed effimero Popolo Viola.

Sinistra e Italia del Valori erano i principali organizzatori, dietro le quinte. La manifestazione fu, indubbiamente, un successo epocale.

In quell’occasione il PD, per bocca del suo segretario Bersani, dichiarò di non aderire. Ugualmente, il corteo fu invaso e quasi monopolizzato da bandiere PD. 

Un vizio consolidato che mantengono tuttora, anche nei tentativi arbitrari di intestarsi le manifestazioni antifasciste. Che, di fatto, le vanifica pure, le indebolisce e dà ancora più spazio ai peggiori.


In qualche modo il moto di folla impressionò. Forse fu per questo che Fini ebbe i primi tentennamenti. Forse ci furono manovre di aggiustamento, visto che si iniziavano a vedere i fondali di cartapesta dietro al teatrino in scena.

Il presidente Napolitano poco alla volta si impadronì più direttamente della regia.  Iniziò anche la pietosa sceneggiata voyeuristica del bunga bunga. In tanti ci si augurava che l’inamovibile cavaliere, non potendolo incastrare su ipotesi ben più gravi, potesse essere fregato dai suoi scandaletti a sfondo sessuale, come un Al Capone dalle tasse.

A parte indignazione moralista da una parte, compiacimento e invidia dall’altra, ci si trascinò fino al 2011 quando fu l’Europa a dettare la linea con il famoso spread. 

In questo concordo coi giornali di destra, quando denunciano la manovra per far fuori politicamente il loro leader. Solo che non si trattava di complotti contro un grande politico che voleva il bene del Paese e resisteva alla finanza, bensì una semplice insofferenza per incertezze e tentennamenti nelle riforme dettate a livello europeo, dovute alla spasmodica necessità di mantenere il consenso per salvarsi.


 Lo dimostra il fatto che il B rientrò rapidamente nell’agone. Pur di evitare sacrosante elezioni, si inaugurarono per “senso di responsabilità “  le famose grandi intese con governo tecnico, regia del Presidente Napolitano.

Monti, Fornero and Co fecero diligentemente il loro compitino, un altro passetto verso il nostro strangolamento.  A qualche italiano, non molti, purtroppo, iniziarono a cadere le fette di prosciutto. E purtroppo, tra questo e tornare a vederci bene ce ne passa.

Si arrivò alle elezioni politiche, con la grande novità rappresentata dal nostro MoVimento.

Lo ammetto, non riuscii a esultare compiutamente per l’incredibile exploit. Già prima, quando molte persone venivano a firmare per le nostre liste dichiarando che, visto che Renzi per cui avevano votato aveva perso le primarie, tanto valeva provare noi, capivo che c’era confusione in giro.

Poi, il risultato fu il peggiore possibile, come stallo fra le forze in campo.

Noi pagammo l’inesperienza assoluta, tra epopea degli scontrini e riunioni fiume, stile gruppo di studio liceale, e transfughi a caccia di poltrone e soldini, conditi con argomentazioni, in parte giuste critiche, ma strumentalizzate a scopi personali, in parte calunnie riprese pari pari da media e partiti avversi. E il povero Grillo agitato a mo’ di spauracchio.

 


 Ci fu l’esasperante tormentone “perchénonfatelalleanzaconbersani” , che ancora adesso ritorna su come i peperoni, nonostante sia ampiamente dimostrato che Bersani non voleva alcuna alleanza, bensì il perpetuarsi di vecchi accordi e vecchi equilibri e un modo per screditare o incastrare noi.

Ma si sa, la frustrazione è dura da digerire, e cerca sempre capri espiatori.

Ci fu l’inedita rielezione di Napolitano. Ci fu il governo Letta, che ripropose larghe intese e manovre sgradite. In realtà, quanto avevano in mente tutti fin da principio.

Qualche altra fetta di prosciutto cadde, ma ancora poche. A ritardare resipiscenze e cambiamenti, intervenne la bomba Renzi.

Era stato stoppato temporaneamente alle primarie. Non si sa se volessero giocarsi dopo la carta, se abbiano deciso di anticipare per la crescente impopolarità di Letta, o se sia stato il personaggio a stufarsi di mordere il freno, come nel suo stile.

Purtroppo una sequela di errori peggiorò le cose.  Alla prossima

 Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

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