Verità e bazzecole sulla Fornicoke di Vado Ligure! Stampa
Scritto da BRUNO SPAGNOLETTI   
DI CHE CIANCIATE? UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO:
VERITA’ E BAZZECOLE SULLA FORNICOKE DI VADO LIGURE!

 Chiedo scusa ai Lettori di Trucioli Savonesi, ma non ho potuto mantenere l’impegno di attualizzare le dinamiche occupazionali della Liguria e approfondire il fenomeno della Povertà in questa domenica di luglio come pur avevo promesso! Lo farò – spero – domenica prossima 9 luglio.

Troppo spesso, ormai, m’imbatto in Personaggetti alla ricerca del quarto d’ora di effimera gloria, tirandomi per i pochi capelli (che non ho) in polemichette da Bar Sport tra sussurri e grida su Chissà cosa mai avrei combinato nella dura e difficile gestione della chiusura dell’ex Fornicoke di Vado Ligure e del Pontile di sbarco e imbarco di Coke; una Fabbrica sita li dove oggi insiste il Molo 88 e altre strutture di servizi e terziario.

Nei giorni scorsi in una Pagina Social di Savona, persino un ex Paracadutista Operaio in Prepensionamento a 50 anni, mi ha voluto provocare gettando la pietra e ritirando la mano subito dopo, proprio come sono abituati a fare i codardi e i pusillanimi di spirito e di testa. Ma tant’è! E cosi ho deciso di raccontare tutta la verità su una vertenza che ha interessato 400 lavoratori su 800 in Provincia di Savona (Fornicoke di Vado e Cokitalia di Bragno); operai, impiegati e tecnici nessuno dei quali è stato lasciato a casa, ha fatto un solo giorno di disoccupazione attraverso la tastiera di ammortizzatori sociali messi in campo dall’accordo sindacale: Cassa Integrazione Straordinaria, Mobilità da Vado a Cairo, Mobilità da Posto di Lavoro a Posto di Lavoro negoziato e volontario, Prepensionamenti al raggiungimento dei 50 anni di età.

Ogni tanto persino Qualche Sindacalista (si fa per dire), ancora vivo, si lascia andare a qualche battuta, quasi dimenticandosi che accanto alla mia firma e a quella di Pino Congiu della Uil, c’erano quelle dei suoi Capi cislini e anche la Sua come Consiglio di Fabbrica; ma si sa, spesso “il bel tacer non fu mai detto” anche per ex marinaio di Porlezza.


 Per comprendere appieno storia, conduzione e conclusione della Vertenza di Gruppo Italiana Coke (stabilimenti anche a Marghera (VE) e Avenza di Carrara (MS), bisogna tenere a mente alcune fondamentali premesse storiche, territoriali e politiche dei primi anni ’80.

La prima permessa riguarda il periodo; erano gli anni della seconda fase della ristrutturazione industriale indotta dalla caduta dei consumi di coke impattante, dalla crisi energetica, dal progressivo ritiro dello Stato “padrone” dalle Imprese a Partecipazione Statale, dallo smantellamento dell’IRI e dalla concentrazione nell’ENI solo delle Aziende Energetiche “Core Business”; in questo quadro ognuno, mediamente connesso, avrebbe capito che la scelta strategica di ENI avrebbe colpito, prima o poi, le Cokerie; imprese, peraltro, penalizzate dai Costi delle materie prime dalla Polonia e dalla Cina, dalla contrazione della produzione siderurgica e dalle politiche di risparmio energetico e di ambientalizzazione degli edifici pubblici e privati.

La seconda premessa riguarda la Geo-Politica, lo scontro tra DC e PSI nella Governance delle PP.SS e il Sistema delle alleanze e dei consensi Territoriali.

In quest’ottica, la Cokeria di Porto Marghera era dichiarata “intoccabile” dall’allora Ministro Plenipotenziario socialista Veneziano Gianni De Michelis; la Cokeria di Avenza era governata dai Potenti Fratelli Massoni di Massa-Carrara e della Toscana, anche attraverso la lunga mano del Sindacalista massone della UIL Chimici Nazionale Aleandro Longhi; la Fornicoke di Vado Ligure “regno” quasi incontrastato della relazione DC e Clero Savonese, bacino di voti del Sen. Ruffino, braccio di potere del Segretario Provinciale della DC Gasco di Loano (Padre della Consigliera Regionale condannata recentemente per le spese pazze) e luogo di interessi delle Parrocchie, ma soprattutto del Vescovado nelle politiche di assunzione e promozione professionale dei lavoratori; la Cokitalia di Bragno era storicamente fucina di Quadri e Dirigenti Comunisti e Socialisti (Goso, Assandri, Chebello) pur gestita da un democristiano laico come l’ing. Giorgio Novarese (ancora vivo che incontro e abbraccio spesso in Via Paleocapa) e da uno spassosissimo Capo del Personale Dott. Clemente Salerno, campano di nascita ma cairese radicato di adozione.

Il Gruppo Nazionale di Italiana Coke (ENI) era diretto da un integerrimo manager democristiano doroteo (Dott. Cimenti), da un Presidente Repubblicano lamalfiana (Rambaudi) e da un Capo del Personale del Gruppo laico, liberal e di acuta intelligenza e competenza di relazioni (Dott. Ezio Castagna)…oggi Direttore Generale dell’Azienda Pubblica di Trasporti di Cagliari.


In quel tempo (le Anime Belle si scandalizzeranno) l’autonomia del Sindacato non era stata ancora pienamente conquistata e la rappresentanza sindacale risentiva degli orientamenti politici vissuti negli Impianti Territoriali; in estrema sintesi la situazione era cosi configurata: a Porto Marghera stragrande maggioranza CGIL (Peso dei socialisti), Cisl a sinistra della CGIL, Uil non pervenuta; Avenza forte presenza UIL, marginalità CGIL E CISL; Fornicoke di Vado Ligure maggioranza Cisl, combattivo gruppo  CGIL soprattutto nel Pontile con la presenza del sanguigno Padre Emilio, dell’attuale Assessore allo Sport di Savona Maurizio Scaramuzza e marginale presenza UIL; Cokitalia di Bragno egemonia assoluta CGIL, presenza qualificata tra i Tecnici della UIL, marginale ma influente presenza CISL collocata in settori strategici per il consenso (Servizi e Mensa).

Se si fossero seguiti criteri di scelta oggettivi di politica industriale e di efficienza degli impianti nella chiusura di una Fabbrica, la scelta convenuta non poteva non ricadere sulla decrepita Marghera; ma non fu cosi sia per motivazioni geo politiche (De Michelis),  sia per la debolezza delle Istituzioni Liguri (Abrate, Provincia) e, soprattutto, Teardo (Regione) proprio alla vigilia dei noti fatti della nostra tangentopoli che sconvolsero la Provincia di Savona e misero fine a quel sistema di potere corrotto e marcio.

L’ho già scritto una volta ma voglio sottolinearlo di nuovo, anche per dare merito a quel galantuomo DC di Giancarlo Garassino oggi nel PD (che ho rivisto dopo molti anni in iniziative del PD ad Alassio e Cairo).

Il 13 giugno 1983 si tenne l’incontro con la Regione Liguria (richiesto da Noi come Chimici di Cgil Cisl e Uil) per rivendicare un ruolo attivo dell’Istituzione Ligure e impedire che si consumasse una ingiustizia industriale dettata meramente da interessi geopolitici: Chiudere la Fornicoke di Vado Ligure e tenere aperta Marghera.

All’incontro alla Torre A di via Fieschi (ultimo piano) eravamo presenti, oltre a Noi Sindacalisti, l’allora Presidente della Regione Liguria Alberto Teardo, l’Assessore all’Industria Giancarlo Garassino e l’Assessore al Lavoro Giacomo Gualco.

l’incontro – ovviamente – era incentrato sulle scelte strategiche di Eni e Italiana Coke e sulle ricadute in termini d’insediamenti produttivi e occupazione in Provincia di Savona.

Devo dare atto al democristiano Giancarlo Garassino di aver sempre avuto corrette relazioni industriali con la categoria dei chimici unitaria (FULC) e un rapporto trasparente e amicale anche con la Cgil e il Sottoscritto! Ma – al punto drammatico in cui era arrivata la vertenza – c’era bisogno di un intervento collettivo e corale sul Governo e sul Ministro “veneziano” Gianni De Michelis. Toccò a me comunista della CGIL esprimere al Presidente Teardo le ragioni “savonesi”: era chiaro che la decisione dell’ENI di chiudere una delle due Cokerie della nostra Provincia, non rispondeva ad alcuna ragione economica, industriale, tecnologica, impiantistica e logistica; ma ad una logica meramente strumentale e geopolitica: Marghera non si poteva toccare perché territorio del potente Ministro De Michelis, Avenza (Massa Carrara) per non far torto ai Potenti “incappucciati”…non restava che scegliere tra Vado Ligure e Cairo Montenotte! Alberto Teardo provò a smontare le mie tesi, con una premessa che mi aveva già – da subito – fatto andare il sangue al cervello…. “anche io sono, caro Bruno, di origini veneziane” e poi … altro! Ci sono momenti in cui perdo la tramontana; non ci vidi più e iniziai una filippica da far tremarela Torre A per le grida, come se ci fosse il teremoto! Mi trattennero e calmarono a fatica Angelo Rossi, Giancarlo Garassino e i due delegati leader CGIL della Cokitalia Giulio Crozza e Adriano Morena.

Il giorno dopo, mentre tenevo l’assemblea dei 450 della Cokitalia nella sala mensa di Bragno, per riferire gli esiti dell’incontro con il Presidente della Regione, vidi una certa agitazione nella Sala e un tecnico della Cisl Morea dialogare con Osvaldo Chebello; mi si avvicinarono e mi sussurrarono a un orecchio: “Bruno, l’hanno preso e incatenato”, era il 14 giugno 1983.

Questo era il clima, altro che inciuci politico sindacali e gestione al ribasso, quasi consenziente volta a chiudere la “Roccaforte” cislina e democristiana savonese per rispondere agli ordini impartitemi dal PCI di Scardaoni, Urbani e Ricino.

Le abbiamo tentate tutte per non essere sconfitti: Manifestazioni, Cortei, Scioperi a Scacchiera e a Oltranza, Blocchi stradali e ferroviari, Occupazione delle Fabbriche di Vado e di Bragno con il giovane grasso Angelo Vaccarezza in Bermuda (osceno) che con la Telecamera di Tele Tril impazziva per starmi dietro e…persino (primi in Italia) lo Sciopero della fame che mi procurò una rampognata di Luciano Lama (buonanima) che mi fa male ancora oggi. E da ultimo persino la Messa della Vigilia di Natale celebrata dal Vescovo di Savona nella sala assemblee della Fornicoke alla quale m’imposero di andare (con mia moglie) anche se non ero credente.

Ma di che cianciate? Ma di che mi accusate Voi anime belle, pure e immacolate che siete vissute e cresciute sotto l’ombelico dell’Eni e dell’Italiana Coke governate dalla DC ai tempi di Evangelisti e Darida de “A frà che tè servè?”

E, poi, visto che ora i cabasisi trascendono ogni limite di gonfiore, raccontiamola tutta la verità!

Io in 40 anni di trattative e negoziati (persino con Gardini e Romiti) non ho mai fatto figuracce e  poor figure, per usare un inglesismo meno forte di “cacca”, come negli incontri larghi e ristretti, pubblici o riservati della Fornicoke. Il braccio armato di siffatte figure era il Padrino di allora, il Segretario Generale della Cisl Chimici Nazionale Domenico Trucchi, da Finale Ligure! Domenico, impiegato della Piaggio, bravo e ambizioso, in pochi anni scala la Cisl savonese e ligure e raggiunge i vertici nazionali dei Chimici e poi, da ultimo, confederali.

Con Sergio Cofferati (CGIL) e Sandro Degni (UIL) ha rappresentato il meglio della Categoria dei Chimici e la più alta Direzione Nazionali che la Categoria abbia storicamente avuto e forse mai più avrà; ma la sua ambizione era sfrenata (riposi in pace) ed era abituato a raggiungere gli obiettivi con ogni mezzo lecito; era basso e tarchiato, ricciolo e assomigliava assai ad un noto Principe del Foro Savonese dell’oggi per il suo modo d’essere, la personalità straripante e il movimento continuo delle mani.

La Fornicoke la considerava un suo regno esclusivo e il suo Gruppo Dirigente Imprenditoriale quasi “cosa sua”; di qui ogniqualvolta che si realizzava una intesa, un punto di mediazione o mentre si era tutti pronti ad apporre la sigla…squillava – come per incanto il telefono – e un intimidito Rag. Luigi Pastorino (vivo e vegeto ancora oggi) immancabilmente bussava nella saletta riunioni per dire all’orecchio del Management “c’è Domenico al Telefono” e come per un miracolo al rientro cambiavano le carte dell’intesa (spesso in meglio ma anche in peggio).

Ho voluto ricordare il Personaggio per evidenziare che se non è riuscito a scongiurare la chiusura Domenico Trucchi….figuriamoci gli altri! Ma tant’è: alla fine della storia bisognava decidere Quale tra le due Cokerie savonesi bisognava chiudere tra la Fornicoke di Vado Ligure o la Cokitalia di Bragno Cairo.

Ci si rimprovera di aver salvato la Cokitalia e sacrificato la Fornicoke, ma non è proprio cosi, anche se qualche riflessione ex post e qualche responsabilità “limpida” potrei anche assumerla.

Due sono le domande che ancora oggi mi tormentano e sulle quali mi sorge forte qualche dubbio!

La prima riguarda l’indisponibilità delle Istituzioni Savonesi di quel tempo e delle Forze politiche egemoni a prendere in considerazione l’unificazione, sotto un’unica Regia (Italiana Coke), della Produzione di Coke integrando e ottimizzando le due Cokerie, il Trasporto e la logistica con l’acquisizione delle Funivie (Polo Savonese del Coke).

Ho tentato più volte di traguardare una siffatta operazione strategica, ma mi trovai contro il muro del Comune di Vado, della Provincia, della Regione e, in particolare, del mio Partito: il PCI (Partito Comunista Italiano) che avevano scommesso sulle Funivie e su un modello di area che prevedeva solo l’Enel di Vado come Azienda a carica di Carbone! Con il senno di adesso, ci sarebbe molto da riflettere; ma di se e di ma…è piena la storia!

La seconda è che ho dato (forse) troppo retta al Sindaco di Vado Piero Ricino e al Sen. Giovanni Urbani che due imprese a carbone erano troppo impattanti dal punto di vista ambientale per la Città di Vado Ligure.

Allora si scommise sull’Enel…ma alla luce del mosaico di deindustrializzazione dell’oggi, non saprei dire se feci e facemmo bene.

       BRUNO SPAGNOLETTI

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