Settimanale Anno XVI
Numero 697 del 23 febbraio 2020
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Quando la realtà spariglia gli attrezzi dell’illusionista Stampa E-mail
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
Quando la realtà spariglia
gli attrezzi dell’illusionista

Tracollo della sinistra in Inghilterra e crollo della banca popolare di Bari prosciugano lo stagno delle sardine

 Della manifestazione romana delle sardine non starò a rimarcare la scandalosa copertura mediatica degna di un evento epocale e lascio perdere i fotomontaggi per gonfiare la piazza, lo sbianchettamento  sui neri  la censura sulla palestinese e i numeri da barone di Münchhausen, anche in cento per me sarebbero stati troppi.  Nel ridicolo tentativo di annullare la prima  con una seconda piazza San Giovanni si sono  mobilitati grillini della prima ora, centri sociali, signore rugose e vecchi malvissuti, nostalgici dell’accoglienza in attesa che la pacchia ricominci a pieno regime, ragazzi  e ragazze desiderosi di stare insieme appassionatamente e di qualche comparsata televisiva, sorrisi e tanto glamour mischiati a cartelli minacciosi e a una gran voglia di giustizia sommaria (del resto dicono di essere i nuovi partigiani).   


Le sardine a Roma

Peccato che non ci fosse un’idea che è una, che le uniche cose che si è potuto capire sono che l’opposizione rappresenta un pericolo per il quieto vivere, che più immigrati arrivano meglio è e se qualcuno ti sfonda la casa o entra nel tuo negozio con le armi in pugno mettiti in un angolo e aspetta che abbia fatto i suoi comodi.  Poi però ha parlato il capo- sardine, che per non dire nulla ha dovuto leggerlo, bene attento a non perdere il segno, e tutto è diventato più chiaro. Domani dovesse essere lui il nuovo leader della sinistra  riuscirebbe nell’impresa impossibile di far rimpiangere Veltroni. Ma va bene così, per far felici Cuperlo e la Costamagna che ospiti di Barbara Palombelli erano liquefatti davanti allo spettacolo di un modo fresco, genuino, sano di fare politica, davanti a quella magnifica piazza che segna l’inizio del riscatto della sinistra.

Peccato che le congiunture astrali sono state sfavorevoli e la magnifica piazza sia stata presa nella tenaglia della stravittoria del sovranista Johnson che i compagni nostrani davano per spacciato e del crollo della banca popolare di Bari, il giorno dopo che il lungimirante primo ministro aveva risolutamente sentenziato che il sistema bancario italiano non correva alcun rischio. 


Mattia Sartori capo delle sardine

Brutta botta quella inglese, dopo che per mesi opinionisti politologi e brexitologi avevano tentato di farci credere che gli inglesi erano pentiti, consapevoli di aver fatto una sciocchezza, ansiosi di una prova d’appello, “ci si conceda un referendum riparatore!”, pronti a disfarsi di quel personaggio buffo e sfrontato, dalla camminatura ballonzolante e i capelli arruffati. Brutta botta e contrordine compagni, vediamo di rimediare, resettiamoci perché magari quel personaggio ci farà vedere i sorci versi. Ma per qualcuno la lezione non è bastata ed ecco sui telegiornali fa capolino il voto scozzese e comincia a prender forma il miraggio che il Regno Unito si sgretoli e che la Scozia europeista si riprenda la sua indipendenza. In realtà gli scozzesi il loro referendum l’hanno già fatto e gli indipendentisti ne sono usciti sonoramente sconfitti ma i compagni son fatti così: finché non vincono loro si continua a giocare.


Stravittoria del sovranista Johnson

E  brutta botta quella della banca pugliese. Pare che da quelle parti i banchieri ne abbiano fatte di tutti i colori e, come accade in questi casi, ci chiediamo: ma la Banca d’Italia, gli organi di sorveglianza e controllo che ci stanno a fare?  E la magistratura, così pronta e solerte quando si tratta di tutelare diritti  non previsti dai codici né dalla costituzione, come quello di essere recuperato in mare per essere sbarcato in Italia - non da dove è venuto -, accolto coccolato e mantenuto a spese del contribuente italiano, tanto solerte da spingersi fino a mettere sotto  inchiesta un ministro in carica per aver tardato a fare sbarcare naufraghi diventati clandestini, la stessa magistratura di quello che quei banchieri stavano facendo non aveva avuto sentore? e ora che forzatamente ne è venuta a conoscenza che fa? Abbiamo visto qualcuno uscire con i braccialetti ai polsi? Ma Conte si affretta a convocare il consiglio dei ministri, di notte, come in una congiura carbonara e annuncia uno stanziamento di un miliardo di euro per salvare la banca. Per carità, non la banca, non i banchieri ma i risparmiatori, e poi non è un miliardo, sono solo 900 milioni, per ora. E qualcuno comincia a sussurrare che diventeranno quattro miliardi e mezzo, e non sia mai che a scucirli debbano essere i banchieri. Eppure il giorno prima il sistema era sano, nessun problema, tout va très bien, e ora l’Avvocato di Se Stesso, sfidando il ridicolo annuncia: fonderemo una grande banca del sud (una banca di Stato?), le imprese potranno sguazzare nella liquidità, ci aspettano tempi meravigliosi. Bene, vuol dire che dobbiamo ringraziare chi ha causato il crac spalancando questo sendero luminoso.


Poi ci si meraviglia se Renzi se la prende, pensa che ci siano due pesi e due misure e una certa incoerenza dalle parti del Pd e dei Cinquestelle.

Un miliardo subito, soldi pubblici, per salvare la banca di Bari, privata. Quando qualche giorno fa al tavolo dove si trattava del contratto per tre milioni di statali il ministro annunciava trionfalmente di mettere sul piatto duecento milioni - in due anni - e Landini gongolava soddisfatto per la grande conquista. Tanto per fare due conti cento milioni per tre milioni di dipendenti pubblici sono  due euro e sei centesimi lordi al mese. Ma per i Cuperlo, le Costamagna, per tutta la nostra sinistra al caviale i problemi degli italiani sono le “parole d’odio” di Salvini, l’ombra nera della Lega che si allunga sull’Italia, il rischio che l’Italia diventi un Paese normale. Un Paese normale dove se nella classe d’età fra 25 e 34 anni, quando si dovrebbe progettare il futuro e formare una famiglia, il 40% non studia né lavora, dove ci sono due milioni e mezzo di disoccupati senza contare gli inattivi che il lavoro hanno rinunciato a cercarlo e lavoratori part-time a bassissimo reddito, gli stranieri si fanno entrare col contagocce e solo se servono. Ma in Italia, dove centocinquantamila giovani, fra i quali medici, ingegneri, fisici, biologi, il lavoro lo devono cercare in Inghilterra, in Germania, in Svizzera, negli Stati Uniti, perfino in Francia e in Spagna (quanti sono i francesi che emigrano in Italia?)  le anime belle ci vogliono convincere che gli africani o i bengalesi che sono entrati e continuano a entrare illegalmente nel Paese sono risorse e ci pagheranno le pensioni. Intanto si limitano a succhiare il nostro welfare e  i pochi che lavorano mandano le rimesse a casa loro e le pensioni le riscuoteranno all’estero mentre sui cinque miliardi l’anno che ci costano per mantenerli è sceso un silenzio di tomba.


Ma il problema sono le “parole d’odio” di Salvini, non è una politica economica e industriale dissennata che invece di favorire lo sviluppo lo frena, spaventa gli investitori, ha annientato la nostra  siderurgia e ora attenta alle industrie della plastica e a quelle dolciarie, butta soldi pubblici in quel pozzo senza fondo che è Alitalia facendo credere che si tratta  della compagnia di bandiera che va salvata per il prestigio del Paese quando è semplicemente un’azienda privata nata male e cresciuta peggio;  il problema non è una politica assistenziale che invece di sostenere chi ha bisogno e aiutarlo per quanto possibile a reinserirsi  incoraggia i parassiti e i furbetti e contribuisce all’idea che gli africani si sono fatta di un Bengodi italiano dove si vive a sbafo e non ci sono leggi. Il problema non è uno Stato sanguisuga che non dà niente in cambio di quello che prende, che non è neppure in grado di garantire quella sicurezza che legittima e giustifica il patto sociale. Il problema sono le parole d’odio di Salvini quando ricorda che un ladro o un rapinatore che entra in una proprietà privata lo fa a suo rischio e pericolo. Cave canem, scrivevano davanti alle loro porte i romani per scoraggiare i malintenzionati, che dopo il cane trovavano ad attenderli il bastone e il pugnale dei servi: allora come ora chi entra in casa d’altri mette l’altro alla mercè della sua violenza, gli strappa i suoi diritti fondamentali alla vita e alla proprietà  ma si espone a sua volta alla sua  legittima reazione e non ha più alcun diritto da far valere. Questo in un Paese normale, che è quello vagheggiato da Salvini. Dov’è l’odio? L’odio è nella testa della palestinese che dal palco delle sardine accusa  Salvini di essere uno stupido ignorante che non conosce la nostra (lo dice lei) costituzione e con lui sono stupidi e ignoranti tutti quelli che a Salvini e alla Lega danno il loro consenso, gente che fa pena, dice. Che farebbe bene a sparire dalla faccia della terra insieme a Israele.  Questi sono i risultati dell’accoglienza declinata all’italiana.


Ma dobbiamo misurare le parole, ci vuole delicatezza, che diamine!, non disturbiamo il manovratore, non lo innervosiamo, dicono le sardine. E che ministri e sottosegretari firmino il cartellino e se ne stiano nel loro ufficio a lavorare come solerti impiegati, non facciano come Salvini che saltabeccava da un capo all’altro del Belpaese. Una prospettiva terrificante: se i frutti del loro lavoro debbono essere quelli che abbiamo visto in questi giorni forse sarebbe meglio spedirli in vacanza alle Antille 365 giorni l’anno. 

   Pier Franco Lisorini  docente di filosofia in pensione   

 

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