Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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La relazione Trivelloni (parte terza) Stampa E-mail
Scritto da R.T.   

Prima parte             Seconda parte

 - PARTE TERZA -  

 

La ripresa dell’inchiesta e la sua archiviazione.  

 L’iter giudiziario dell’inchiesta è noto. Lo riassumiamo brevemente, basandoci sulla sentenza istruttoria di archiviazione del giudice Petrella e su un servizio giornalistico pubblicato dal Secolo XIX del 14/01/81.

La Procura della Repubblica chiese, il 19 dicembre 1975, di non doversi procedere perché ignoti gli autori del reato, ma solo in ordine agli ultimi tre attentati.

Il giudice istruttore, dr. Antonio Sarni,in difformità alle richieste del P.M. dispose il proseguimento dell’istruttoria nei confronti di Attilio Pellero,per l’attentato al traliccio (quello della linea elettrica in località Madonna degli Angeli), con provvedimento del 5 febbraio ’76. E’ detto in sentenza che “l’incarto di Pellero venne inviato alla Procura della Repubblica per le richieste delle conclusioni il 26 giugno ’76 e il procedimento tornò all’ufficio istruzione del Tribunale solo l’11 gennaio 1979 (dopo il servizio del Secolo XIX, n.d.a.) con la richiesta di riunire il procedimento Pellero con tutti gli altri attentati”.


Giancarlo Ruffino

In quel periodo, in seguito al clamore dato dagli organi di informazione “sulla base di varie carenze istruttorie”, il procuratore generale della Repubblica, presso la Corte d’Appello di Genova, avocò le funzioni di pubblico ministero designando tre sostituti procuratori generali. A quel punto l’istruttoria passò al giudice Leonardo Frisani ma “nonostante l’impegno profuso da questi e dai magistrati di Genova, i guasti prodotti con il passare degli anni si rivelarono irreparabili, anche perché risultò impossibile eseguire o rinnovare atti istruttori (quindi ricognizioni di persona) la cui efficacia è strettamente connessa alla tempestività di esperimento”.

Il 13 gennaio 1981 tocca al giudice Petrella, un magistrato di grande onestà morale e intellettuale, l’amaro compito di depositare la sentenza di archiviazione che proscioglie con formula piena l’unico imputato.

Nella sentenza, come del resto è noto, sono mosse con coraggio ed obiettività, critiche all’ operato dei servizi segreti, degli investigatori e della Procura della Repubblica di Savona.

Il giudice Petrella viene ricevuto in udienza dal Presidente della Repubblica e gli esprime la sua amarezza per questa sconfitta della giustizia. Il Capo dello Stato e il giovane magistrato, che con tanto impegno aveva cercato per ultimo la verità tra gli irreparabili guasti di un’inchiesta già compromessa, si sentono uniti in questo profondo, accorato sentimento.

Quali sono le reazioni della loggia P2 all’archiviazione dell’inchiesta?

Non le conosciamo ma probabilmente sono inesistenti perché non c’è più necessità di intimidire, affossare, insultare. D’altra parte Mino Pecorelli era stato ucciso il 20 marzo 1980 con un colpo di pistola in bocca e con lui si era praticamente dissolta OP che probabilmente non serviva più perché i ricatti e gli avvertimenti mafiosi venivano attuati attraverso altri canali.

Ci sembra comunque di un certo interesse riportare le reazioni e i commenti politici avvenuti a Savona.

Il Secolo XIX dedicò tre pagine del numero 14/01/1981 all’avvenimento, dato che il quotidiano fu tra i primi ad interessare l’opinione pubblica per una ripresa dell’inchiesta. Nelle sue colonne quindi, quale tribuna particolarmente qualificata, apparvero i commenti di esponenti politici e sindacali; tutti concordi per la passata inefficienza delle indagini e unanimi nell’ esprimere delusione ed amarezza perché non si erano raggiunte verità e giustizia. I soli commenti “anomali” furono quelli di Ruffino e di Astengo.

L’ex senatore Ruffino (nel frattempo non era stato rieletto) giudica la sentenza positiva perché “pone fine a tante illazioni sovente dettate da pura fantasia”…. “non ho elementi validi per parlare di carenze e lacune anche perché non amo atteggiarmi, come hanno fatto taluni e anche organizzazioni e consigli di fabbrica, a tribunale del popolo scrivendo sentenze senza conoscere alcun elemento di fatto”.


Piero Astengo

 

Piero Astengo osserva, sempre sul giornale sopra citato: “….con la solita demagogia si è mossa la piazza, si è cercato di infangare l’amico Sogno del quale il P.L.I. non nascose mai la presenza a Savona (e Sogno non è un terrorista)”.

E’ vero, non vi è prova alcuna che Edgardo Sogno sia un terrorista, ma egli risulta inquisito per un famoso tentativo di colpo di Stato. Il nome di questo monarchico risulterà poi negli elenchi della P2, tessera 2070.

Scrive ancora il Secolo XIX: “Non abbiamo potuto raccogliere le reazioni del P.S.I. perché i suoi dirigenti sono fuori Savona. Il sindaco, Carlo Zanelli, non ha potuto rilasciare dichiarazioni perché era indisposto”.

Ora ci balzano agli occhi le dichiarazioni che il consigliere comunale Astengo ha reso al Secolo XIX del 27/11/82, a commento della già citata decisione del C.S.M.: ….”Le bombe di Savona scoppiano o tornano a scoppiare ogni tanto lasciando perplessi un po’ tutti….


Renzo Brunetti

 

Nel caso specifico del dr. Boccia non vorrei entrare nel merito in quanto lo conosco personalmente e lo reputo una degnissima persona e questo provvedimento mi lascia costernato”. Non dice dispiaciuto o rammaricato: ma costernato! Per causargli smarrimento o disperazione, cosa temeva Astengo dal trasferimento del Procuratore? Di ben altro accento sono le dichiarazioni fatte a nome del P.R.I. da Renzo Brunetti. Esse sono interessanti anche sotto un altro aspetto. Brunetti, avvocato, ex segretario regionale del partito, ha un alto grado nel Grande Oriente d’Italia ed è stato uno dei tre accusatori nel processo che si concluse il 31 ottobre 1981 con l’espulsione di Licio Gelli dalla massoneria. Brunetti dichiara: “Come cittadini abbiamo avuto allora la sensazione che intralci e coperture dovevano esserci se nulla trapelava da una preparazione delittuosa tanto accurata”.

Non si può fare a meno anche di fare cenno alle dichiarazioni del segretario della Federazione provinciale del P.S.I., Bordero, e dell’attuale vicesindaco Zanelli; queste equivalgono ad un imbarazzato “no comment” di natura da determinarsi.

 

...CONTINUA

  Da NOVEMBRE NERO

 R.T.

 

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