Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
Tel. 346 8046218
Alto tradimento? Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
 ALTO TRADIMENTO?

Matteo Salvini e Giorgia Meloni configurano questo gravissimo reato nei confronti di Giuseppe Conte per il suo presunto avallo a Bruxelles delle modifiche al MES senza previa autorizzazione del Parlamento.

Lascio i belligeranti alle loro accuse e controaccuse per soffermarmi sulle circostanze in cui il MES fu partorito, nell’ormai lontano febbraio 2012, con il voto favorevole anche dell’Italia.

In quel mese era in carica il governo Monti, insediatosi nell’autunno precedente, dopo la caduta forzata del governo Berlusconi, per quello che è in seguito apparso come un vero colpo di Stato, su ingiunzione del gotha finanziario, BCE in testa.

 


Autunno 2011. In realtà, uno ride, l’altro piange: la tragedia ha inizio. Ad un denigrato Berlusconi succede d’imperio Mario Monti, neosenatore a vita, che assesterà all’Italia, nei pochi mesi in cui sarà Presidente del Consiglio, svariati colpi bassi, tuttora in atto: una premiership breve, ma molto incisiva

 

Monti, per il suo passato di Presidente della Bocconi, era un “tecnico” di economia e finanza, non un politico digiuno dell’argomento, quindi perfettamente conscio delle conseguenze che ogni misura da lui imposta al suo governo avrebbe prodotto nel Paese. Monti, d’altro canto, sapeva anche qual’era la condizione degli italiani, con un’economia in ginocchio e l’avanzata di delocalizzazioni, cessazioni di attività industriali e commerciali troppo piccole per delocalizzare, fuga di cervelli all’estero, disoccupazione in crescita, Pil in decrescita; insomma recessione.

Monti, in realtà, era del tutto indifferente ai problemi degli italiani, ma affermava di operare per salvarli dalla bancarotta e quindi dalla povertà crescente. E cosa fece a tale scopo? Privilegiò gli interessi di banche e Stati esteri, in particolare quei due Stati che avevano voce in capitolo nell’UE, anzi se ne consideravano i padroni: Germania e Francia. Per essere ben certo che l’Italia non potesse liberarsi del cappio al collo che la stava soffocando, e per compiacere l’UE, ricorse anche alle famigerate “clausole di salvaguardia”, che avrebbero condizionato ogni futuro piano finanziario, vincolandolo al reperimento di tot miliardi di euro, da spremere, manco a dirlo, tramite tagli al welfare e tasse a pioggia. Come quelle cercate disperatamente in tempi recenti per “sterilizzare” l’aumento dell’Iva (anziché industriarsi semmai per diminuirla). In sostanza: prendere da chi lavora per donarlo a chi specula, quando sbaglia i calcoli. Un Robin Hood capovolto.

La via d’uscita dalla crisi proposta da Bruxelles fu quella di istituire un ente sovranazionale, il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità o Fondo Salva Stati, composto di membri non eletti, insindacabili, non inquisibili, in pratica esenti da possibili interferenze giudiziarie e quindi irresponsabili, autorizzato a mietere centinaia di miliardi dagli Stati dell’eurozona, a prescindere dalle loro condizioni economiche, per poi utilizzarli, a sua discrezione, per salvare gli Stati in affanno. (Un inciso: la condizione super leges dei membri del MES è la stessa dei membri di altri organismi sovranazionali, come la BCE e la BIS).

 ___________________________________________________________

  RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO

 Se ne parla spesso, come l’orco delle favole, senza mai spiegare cosa sia. Si tratta di un accordo di tipo fallimentare con i grandi creditori, ossia detentori di Titoli di Sato, per dare un taglio drastico all’ammontare del debito e spalmare a tasso agevolato su un periodo più lungo il debito residuo. Aspettate a rallegrarvi. 

Il bello viene alla scadenza dei titoli già emessi. Per rinnovarli (in quanto nessuno Stato al mondo ha/usa mai soldi propri per ripagarli: distruggerebbe d’un colpo la sua economia), i nuovi titoli in sostituzione di quelli in scadenza vengono accettati dai mercati solo a tassi proporzionali al rischio percepito, quindi molto più alti, di fatto svalutandoli già in partenza e lungo i loro successivi passaggi di mano, per il timore dell’insolvenza dello Stato che li ha emessi. Per evitare questa sicura svalutazione dei titoli, ecco subentrare un organismo, come l’FMI o la troyka (e dal 2012 il MES), che concede un maxi prestito a tassi agevolati per garantire il futuro pagamento dei titoli in scadenza ed evitare così l’impennata degli interessi.

Quell’organismo, però, non entra in scena gratis. Impone bensì precise “condizionalità”: tagli alla spesa pubblica, in particolare welfare e sanità, privatizzazioni (quindi licenziamenti di massa: vedi oggi Unicredit, Arcelor, ecc.), blocco delle assunzioni pubbliche, blocco o tagli delle pensioni; insomma, misure recessive, riducendo la capacità di spesa di Stato, aziende e famiglie. 

Questo lungo e travagliato percorso potrebbe essere evitato se lo Stato si auto-finanziasse, emettendo direttamente la propria moneta, il cui cambio dipenderebbe dalla bilancia dei pagamenti con l’estero, anziché dalle agenzie di ratinglonga manus della finanza. Questo chiedono i vituperati sovranisti.

Ma questo non piace a coloro che l’insipienza e/o la corruzione dei governanti hanno fatto diventare i padroni del mondo, cedendo loro l’emissione monetaria. È facile comprare chiunque quando si dispone di fondi illimitati. E chi difende questo sistema criminale, in quanto asservisce i popoli ad un’elite parassitaria –altro che democrazia- ne è complice; quindi tradisce il suo popolo.

____________________________________________________________

  In realtà, da salvare non c’erano tanto gli Stati, quanto le banche, tedesche e francesi, esposte, per le loro ardite speculazioni, con Stati come Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Cipro. Sotto questo punto di vista l’Italia non era a rischio, in quanto le sue banche se la stavano cavando senza bisogno di aiuti esterni ed erano solo marginalmente esposte all’estero, al contrario delle banche tedesche e francesi. [VEDI] Quindi, nonostante la sua condizione economica disastrosa, l’Italia non era vista dal MES come Paese da soccorrere, ma soccorritore. Secondo la sua logica partigiana era quindi giusto che l’Italia si dissanguasse per aiutare, sotto la facciata di Stati, banche straniere prossime al default.

Monti non esitò a portare l’Italia nel MES, con la previsione di spingersi fino al salasso di € 123 miliardi in caso di necessità. Si badi, non a discrezione dell’Italia, in base alle sostanze di cui poteva privarsi senza finire essa stessa nello girone degli Stati che era chiamata a soccorrere, bensì a chiamata del MES; ed entro 7 giorni! Qualora si fosse rifiutata, sarebbe subentrata la troyka, BCE, FMI e Commissione Europea a dettar legge in casa sua, cioè nostra, alla pari di un’azienda in stato pre-fallimentare.

 


Grafico del 2013. Ad oggi i nostri contributi al MES superano i € 50 miliardi. Mentre l’Italia cade a pezzi “per mancanza di soldi”. Il territorio conta meno delle banche

 

Questa del MES non è che l’ennesima riprova che tutte le iniziative finanziarie che vengono formulate dall’UE sono invariabilmente a senso unico, nell’interesse dell’asse franco-tedesco e di pochi altri Paesi del Nord. Quando si critica il nazionalismo dei sovranisti, ci si dimentica di prendere atto che il nazionalismo vige e prospera proprio in quei Paesi che lo condannano, in sostanza ammantando di europeismo le misure che vanno a loro esclusivo vantaggio. Certo, non ci sono più guerre fatte con armi tradizionali tra gli Stati europei, ma la dominazione dei Paesi “forti”su quelli più deboli, in pratica del Sud Europa, dopo una lunga pausa post-1945, è ripresa più forte che mai. La Grecia non ha le macerie della guerra classica, ma l’indigenza estrema della sua popolazione e dello stesso Stato, costretto a cedere pezzi importanti della sua economia, a cominciare dal Pireo, è palpabile, come ogni visitatore può vedere con sgomento. Della Grecia non si parla più, ma è stata ridotta a nazione stracciona dell’Europa, a colonia tedesca. 

 

Questa è la realtà greca. E Tsipras è stato il Monti greco, con l’aggravante di essere rimasto in sella per anni

 

Ecco, la Grecia è l’esempio concreto di dove può portare l’avidità degli speculatori finanziari, nei quali si identificano i leader degli Stati, tanto da difenderli con le unghie e coi denti, calpestando ogni residuo di umanità. Eppure, è proprio dalle parrocchie politiche che ne declamano le virtù che partono le lezioni di umanità rivolte ai sovranisti, in quanto oppositori della libera e anzi agevolata invasione di stranieri sulla nostra terra. Parrocchie che puntano all’affondamento dell’Italia, se è vero, come è vero, che sono i principali sostenitori del MES, in nuova e peggiorata versione, per portarci diritti al commissariamento.

Il percorso è spianato: l’Italia dovrebbe contribuire, oltre ai ca. € 50 miliardi già sottoposti a trasfusione, altri contributi, se richiesti, fino a € 123 miliardi. A quale scopo? Ormai i precedenti parlano chiaro: per salvare un sistema finanziario che ha permesso a banche come la Deutsche Bank di giocare sui derivati con leve fino oltre 60 (cioè rischiare 60 avendo in tasca 1), avendone in pancia ben € 53 TRILIONI (6 volte il Pil dell’Eurozona!!!), [VEDI] da tempo sull’orlo del baratro, noi dovremmo dissanguarci come la Grecia e anche oltre. Questa sarebbe la solidarietà europea, sempre a senso unico, dai Paesi meno abbienti ai Paesi ricchi, anzi arricchitisi a nostre spese anche grazie all’avvento dell’euro.

 


 

  Questi grafici dimostrano chiaramente chi ha perso e chi ha vinto dalla nascita dell’euro

 

Non viene spontaneo a qualsiasi osservatore esterno notare questo ripetuto varo di provvedimenti che nuociono ai Paesi periferici e privilegiano i Paesi Nordici? Il Fiscal Compact [VEDI] non sembra studiato su misura per questi ultimi, un po’ come certi appalti architettati per favorire una determinata azienda, a detrimento delle altre? Secondo questa altra bella invenzione, l’Italia, che si trova sul groppone il 135% del Pil, grazie allo spread spalmato negli anni dalla nascita dell’euro, dovrebbe marciare nel giro di 20 anni verso il 60% (guarda caso lo stesso valore che aveva nel 1981, quando venne deciso il divorzio Bankitalia-Tesoro), attraverso il prelievo forzoso del 75%, ossia i ¾ di ca. € 2.350 miliardi: ca. € 1.750. Manco a dirlo, anche il Fiscal Compact venne votato dall’Italia durante il governo Monti, che si premurò di portare la clausola del pareggio di bilancio addirittura in Costituzione, pur non essendovene l’obbligo. Ultima considerazione sull’efficacia della cura Monti: il debito pubblico, che egli si era prefisso come pericolo numero uno da combattere, non è mai cresciuto così in fretta come durante la sua premiership!

Sempre l’ineffabile Monti nel settembre 2011 ebbe il coraggio di dire che “La Grecia è il più grande successo dell’euro”. Un’affermazione talmente in contrasto con la realtà che venne usata come titolo di un film sulle reali, tragiche condizioni della Grecia.

 

Se Monti considerava la Grecia come uno sfolgorante successo, allora si spiega perché si adoprò tanto per esportarne il modello in Italia  [VEDI 4]

 

Al solito, mentre qui da noi si discute sempre di spese/risparmi dell’ordine di milioni o loro frazioni, la finanza usa il metro dei miliardi, ossia viaggia ad una grandezza d’ordine di 3 volte superiore. Tanto per visualizzare meglio la cosa, è come se in un bilancio familiare ci si baloccasse sui 5-10 euro, mentre arrivano spese di ristrutturazione mille volte maggiori. Hai voglia a risparmiare! [VEDI]

Ma torniamo all’architetto emerito, sul fronte italiano, del MES: Mario Monti. Dopo le macerie che ha lasciato dietro di sé, mentre si era presentato come un guaritore, non avrebbe titolo di demerito ancora maggiore di Conte per l’imputazione di alto tradimento? 

Se Conte, in quanto avvocato, ha almeno la pur flebile giustificazione dell’ignoranza in campo monetario, Monti è un economista di primo livello e quindi non gli si possono perdonare i madornali errori in cui è incorso, ben sapendo dove le sue decisioni politico-monetarie ci avrebbero condotto. Era un “tecnico” nel campo, ed era stato scelto, al posto di un politico, proprio per questo. Oddio, essendo un rigoroso neoliberista, è stato coerente col suo credo, che predica benessere per tutti, ma in pratica lo riserva solo a un’elite, a scapito della maggioranza. Si condanna quasi ogni giorno il nazi-fascismo, ormai sepolto, ma, per condannare il neoliberismo con la stessa virulenza, dovremo aspettare le rivolte popolari col sangue per le strade? Non potremmo estirparlo senza arrivare a tanto, con la forza del voto popolare? 

 


Mario Monti, economista neoliberista. Con tutte le mine che ha disseminato sulla strada economica nazionale, ha ancora senso che si fregi del titolo di senatore a vita?

 

Ultima ora: oggi, venerdì 6 dicembre, leggo sui quotidiani che alle sardine è arrivato l'endorsement di Monti, Prodi, la Fornero, Saviano. E le sardine di Savona hanno chiuso la manifestazione cantando Bella ciao. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla neutralità politica di questo movimento, ormai ha la certezza che piace tanto all'establishment. Ciascuno ne tragga le sue conclusioni. [VEDI]

 Marco Giacinto Pellifroni  8 dicembre 2019

  Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com

 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.
 

Ricevi le News da Truciolisavonesi

Login

Registrati per poter commentare gli articoli





dal 22 Novembre 2004

Il sito non è una testata giornalistica, si basa su attività di volontariato.

Gli autori dei testi sono responsabili dei dati, delle analisi delle opinioni in essi contenuti

Copyright © 2010 truciolisavonesi. All rights reserved.

Designed by Massa

 

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information