di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
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Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 63
Autoritratto con la Morte che suona il violino
Olio su tela (1872) di Arnold Boecklin
Alte Nationalgalerie – Berlino

 Dobbiamo immaginare il pittore davanti a uno specchio invisibile nell’atto di dipingere il proprio ritratto. Qui Arnold Boecklin (Basilea, 1827 – San Domenico di Fiesole, 1901), nel pieno della sua maturità artistica,  riprende un tema a lui caro, quello della morte. Ma, diversamente dalle sue precedenti visioni dell’ Eguagliatrice eterna - basti pensare all’Isola dei morti , dedicato alla figlia morta in tenera età,  capolavoro del simbolismo nordico che ammaliò personalità come Freud, Lenin, Salvador Dalì, D’Annunzio e Adolf Hitler che ne acquistò una versione originale; o a un’ opera  come Erinni dove un uomo nudo e disperato  - viene perseguitato dalle dee della vendetta e del rimorso – in questo Autoritratto con la Morte che suona il violino Boecklin medita sulla sua propria morte che appare alle sue spalle mentre lui si guarda allo specchio con i pennelli e la tavolozza in mano,  intento a dipingere il proprio autoritratto. La Morte è rappresentata da uno scheletro, secondo  tradizione, ma con un elemento nuovo, simbolico ed enigmatico: la Morte suona il violino (allusione al Quartetto per archi La morte e la fanciulla di Franz Schubert?) , in verità si tratta di un ben strano violino: le è rimasta una sola corda intatta, la quarta. Come sanno i musicisti, la quarta corda è quella che ha il suono più cupo e profondo, misterioso e funebre (cfr.  l’ Aria sula quarta corda di J. S. Bach). Questo strano violino significa senz’altro qualcosa, ma che cosa? Cerchiamo di sciogliere questo nodo con l’aiuto della mitologia classica, di cui Boecklin era cultore e raffinato interprete: le corde saltate sono tre come le tre Parche  o Moire, figlie di Zeus e di Temi, le tessitrici del destino degli umani: Cloto, la filatrice della vita, Lachesi, la ratificatrice della sorte toccata ad ognuno e infine Atropo, colei che, arrivato il momento,  recide ineluttabilmente il filo della vita. Se le prime tre corde sono saltate, la prossima a spezzarsi sarà la quarta,  la vita stessa di chi l’ha concepita e usata fino alla consunzione, cioè Boecklin medesimo. La Morte sa che da lei non c’è scampo e sembra sogghignare dietro le spalle del pittore, il quale non ne è per niente spaventato perché sa come vincere la “sora nostra morte corporale”: ce lo dice il suo sguardo che va al di là dello specchio, al di là del presente, verso un altrove che non è più di questa terra. Verso l’immortalità dell’opera d’arte perfetta.

 FULVIO SGUERSO

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