M5S: dalle stelle alle stalle Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
 M5S: DALLE STELLE ALLE STALLE

A leggere i giornali e a navigare in rete (la TV ormai evito di guardarla) è un coro unanime di critiche al M5S, in maniera ancor più marcata oggi che i suoi iscritti hanno bocciato la proposta di sottrarsi alle prossime tornate elettorali in Emilia-Romagna e Calabria.

Vorrei allora tentare di ricapitolare pregi e difetti di questo travagliato movimento.

Il governo giallo-verde era partito sotto i migliori auspici, con una nutrita schiera di parlamentari che si presumeva, perlomeno in base al loro numero, riuscissero a temperare gli ardori produttivistici della Lega, nonostante il suo numero due, Giorgetti, fosse una costante spina nel fianco di Salvini, considerate le sue simpatie per l’establishment, ossia i signori di Bruxelles e Francoforte. 

Ho apprezzato il vigoroso alt di Salvini all’immigrazione clandestina. Ho apprezzato le sue preoccupazioni per il ceto medio e basso, in particolare per gli affanni delle piccole partite Iva, lasciando che a coccolare gli imprenditori da un certo livello in su si prodigasse il PD, in barba a quello che dovrebbe essere il suo credo di base, abbandonato ormai da decenni.

Il M5S invece ha fatto leva soprattutto sui movimenti di opposizione alle grandi opere, considerandole uno spreco di denaro pubblico e, ancor peggio, uno scempio dell’ambiente. In pratica, il M5S aveva riempito il vuoto lasciato dai Verdi, che evidentemente non avevano saputo convincere i suoi potenziali elettori: un’eredità molto scomoda, in un’Italia tutt’altro che sensibile alla salvaguardia del Paese miracolato di natura e cultura come forse nessun altro al mondo.

Il duetto Lega-M5S doveva dunque essere garanzia di pesi e contrappesi, un po’ come dovrebbe essere il pur sofferto rapporto tra governo e magistratura. Con la vistosa differenza, però, che la magistratura ha l’ultima parola; mentre ciò non è vero per i partiti della maggioranza, dove vige semmai il “diritto di veto” reciproco, col risultato di azzoppare il procedere della produzione legislativa.

 


Come ambientalista ho sperato che le istanze dei Verdi, sempre penalizzati alle urne, potessero prender vigore attraverso il M5S. Ma con la spasmodica ricerca di lavoro, l’ambiente è relegato in ultima posizione, in quanto visto come intralcio al lavoro stesso. La cura dell’ambiente risulta costosa, ma è molto meno cara se si considerano le “diseconomie esterne” intrinseche all’attuale sistema produttivo

 

Anziché riuscire a trovare la quadra tra tesi e antitesi, con soluzioni di compromesso, i due partiti di governo hanno finito col diventare due fazioni l’una contro l’altra armata. Ciò è accaduto nei congeniti conflitti tra produzione e ambiente, dove è arduo, se non impossibile, giungere a compromessi. Una TAV, una TAP, le trivellazioni costiere, o si fanno o non si fanno: non si possono fare a metà.

Il M5S, eletto anche per fermare queste e altre grandi opere pubbliche, è stato sottoposto a tali pressioni, sia da parte della Lega, che da ogni altra forza politica, mediatica, industriale, finanziaria, che ha dovuto chinare il capo, provocando l’inevitabile delusione di quanti l’avevano votato. Ha cercato in tutti i modi di remare controcorrente, di seguire un percorso di onesta coerenza. Ma la sua continua ritirata di fronte a forze soverchianti hanno prodotto nei suoi esponenti un trauma psicologico, fino a smarrire la propria identità,  la  stessa ragion d’essere. Se un partito con una forte connotazione identitaria, se ne dimentica non appena arriva al potere, finisce con l’implodere e collassare su se stesso. E lo stesso accade se, accanto alla chiara posizione su alcuni grandi temi, come l’ambiente, si dimostra titubante e ondivago su altri, come l’immigrazione, dove una fazione sposa le tesi dell’opposizione e un’altra quelle dell’alleato di governo, dando la netta sensazione di navigare senza bussola. Com’è possibile far convivere lo spirito ecologista con l’indulgenza verso Paesi in tumultuosa crescita demografica, che si acconsente di riversare su di noi? Come si può ricorrere a formule come il reddito di cittadinanza per sopperire al lavoro mancato o precario, mentre si incoraggia l’afflusso di masse di nuovi arrivati alla ricerca disperata di lavoro e, in sua mancanza, al loro mantenimento a nostre spese, moltiplicando così un sistema economico dove al parassitismo della finanza si aggiunge quello dei disoccupati di Stato?

 


Roberto Fico, personaggio di punta del M5S, coniugava contraddittoriamente ambiente e libera immigrazione, con risultati nulli nel primo tema e di successo nel secondo, creando continui disagi alla politica di contenimento del fenomeno migratorio  che contrassegnò il governo giallo-verde. Oggi, remando assieme al PD e a buona parte della magistratura, quella politica è solo un pallido ricordo

 

Eppure, la sconfitta poteva fregiarsi dell’onore delle armi: abbiamo valorosamente combattuto per i nostri ideali, ma abbiamo dovuto soccombere per la soverchiante pressione avversaria, sia interna che esterna. Abbiamo dovuto cedere tante, troppe volte, abdicando ai nostri principi (chiari sul fronte ambientale, fumosi su tanti altri). Non possiamo procedere oltre lungo questa strada. Torniamo all’opposizione, ma a testa alta.

Niente di tutto questo. Ha prevalso l’interesse individuale dei singoli parlamentari, quasi a dire, abbiamo tradito il mandato elettorale, e allora, traditori per traditori, teniamoci almeno la poltrona. Tanto, ci siamo abituati agli sputi in faccia; qualcuno in più non ci sposta nel giudizio dei nostri elettori, ormai più che dimezzati. Abbiamo perso la dignità, vediamo di non perdere anche i privilegi, seppur immeritati.

Se le concessioni fatte durante il primo esperimento governativo potevano avere una loro, pur debole, giustificazione, invocando la tenuta del governo, che operava in maniera almeno passabile su altri fronti, l’alleanza con un altro partito, come il PD, criminalizzato sino al giorno prima, produttivistico ancor più della destra attuale e legato a doppio filo ai salotti della finanza e agli eurocrati, è stata una mossa ignobile, una svendita della propria residua coscienza. Tanto da ventilare il sospetto che la bandiera ecologica fosse soltanto una trovata elettorale per cooptare i voti dei movimenti anti-sistema.

 


Ma ciononostante, l’hanno abbracciato, in nome dei principeschi privilegi che un’Italia in ginocchio assegna agli onorevoli, esacerbando il diffuso rancore

 

Il danno che i pentastellati hanno fatto privilegiando se stessi di contro agli interessi della nazione pesa e peserà come un macigno su di loro. E il vantaggio che hanno tratto sarà ben misera cosa, dal momento che, a meno di continuare la tragica farsa del governo coi nemici, tenendosi in piedi a vicenda, la loro avventura volgerà presto al termine. E allora, anche l’effimero esperimento Conte-bis, come già il primo, verrà sbandierato come ulteriore dimostrazione che ogni percorso diverso da quello ortodosso, tutto banche e compiti a casa, non è transitabile; così come, su scala planetaria, fu interpretato il crollo del muro di Berlino: non esiste altro sistema che quello capitalistico.  Quindi, viva Wall Street, il muro a prova di crollo!

Nella prossima tornata elettorale trionferà, immagino, il centro-destra. E dell’ambiente chi parlerà più? Avrebbero potuto farlo, dall’opposizione, i penta stellati, se fossero usciti dignitosamente dal primo governo. Ma, vista la loro squallida scelta di restare in sella, la loro voce non troverà più ascolto. E io, sia chiaro, non sono tra coloro che ne gioiscono, perché l’ambiente non avrà più paladini a sua tutela. Nella lista delle priorità, continuerà ad occupare l’ultimo posto.

 


Dalla mia biblioteca ecologica questo Quaderno del 1977, che sfata i 10 miti che sostengono l’invasione dell’industria nell’agricoltura. Le tesi dei due autori mantengono intatta la loro validità. Il sottotitolo sembra un paradosso, ma fotografa la realtà di un mondo contadino sfrattato dalle grandi multinazionali per trasformare le loro terre in anonime fabbriche di alimenti per l’esportazione, staccate dal bestiame e dopate fino allo sfinimento; mentre per i contadini senza terra è la fame

 

 Allora mi sia permesso di girare in avanti le lancette della storia: continuando a privilegiare la produzione e i consumi, con l’elemosina all’ambiente di qualche pannicello caldo di mera facciata, prevedo l’avvento di una dittatura verde; la quale, come in tutti i casi in cui si corre ai ripari soltanto dopo il verificarsi di un evento estremo, imporrà regole e sanzioni severissime ai trasgressori. Regole che abbasseranno il tenore di vita a livelli oggi impensabili. Come impensabile erano, nel 1939, le privazioni che ci furono imposte nei 5 anni successivi: solo i più vecchi tra noi hanno fatto l’esperienza dei bombardamenti, dei tesseramenti, della fame, dei rastrellamenti ed altre atrocità. A provocarle saranno i costi altissimi imposti dalla protezione ambientale e della sicurezza, che costeranno più delle guerre, senza peraltro evitarle, per gli stessi motivi. L’uomo sarà sempre più visto come un disturbo all’equilibrio naturale e, di conseguenza, se ne minimizzerà l’impatto (ecological footprint), sia limitando drasticamente il tenore di vita delle masse sia limando all’osso le spese mediche e previdenziali, quanto più esse siano necessarie: vecchiaia, inabilità, epidemie. Pagheranno figli e nipoti la nostra attuale inettitudine. Mentre i responsabili non saranno più perseguibili: al più, condanne postume. In sintesi, accoppiate come “crescita sostenibile”, “agricoltura industriale”, et sim. sono ossimori.

  

GUARDA IL VIDEO

Il recente ritrovamento di un filmato girato nella Berlino appena emersa dalla guerra, nel luglio 1945. Sembra un miracolo che le persone che vi appaiono siano riuscite a sopravvivere ad una tale apocalisse. E ci si chiede dove trovino alloggio

 

Se qualcuno pensa che sia corso troppo in avanti, teniamo presente che i due totalitarismi del ‘900 furono generati da due eventi estremi: le condizioni post-belliche dei primi anni Venti generarono il fascismo; e l’onda lunga dello stesso evento bellico attraverso tutti gli anni Venti, fino al tracollo finanziario del 1929, generò il nazismo. Il poderoso sviluppo che entrambi promossero stimolò l’euforica ricerca di nuovi territori, per collocarvi l’esubero demografico da essi incoraggiato e per l’approvvigionamento di materie prime necessarie a garantire quella crescita economica vagheggiata dopo anni di forzata austerity. Col risultato di una seconda guerra, ancora più devastante della prima; e dell’intera Europa in macerie.  

Come dire: la crescita senza limiti, sotto qualsiasi bandiera politica, porta alla guerra, su scala internazionale, e alla miseria su scala interna ai singoli Stati.

Mi ero illuso che il M5S si ergesse finalmente come baluardo contro il dirompente mito della crescita fine a se stessa che caratterizza l’odierna civiltà, incantata dallo stile di vita anglo-sassone. Il triste epilogo di questo esperimento mi addolora tanto quanto mi aveva entusiasmato il suo successo iniziale.

Marco Giacinto Pellifroni   24 novembre 2019

  Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com

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