di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
La Svezia insegna Stampa E-mail
Scritto da SILVIO ROSSI Lega Nord   
LA SVEZIA INSEGNA
Quando ero studente, ormai tanti anni fa, la Svezia era il Paese modello, esempio di benessere e civismo, citato e in un certo senso invidiato da tutti.

Unanimemente i simpatizzanti di ogni partito consideravano il socialismo svedese come il giusto sistema politico cui fare riferimento, sia per i risultati raggiunti da questo popolo nel sistema di welfare, sia per le opportunità economiche che il sistema Paese riusciva a dare alla sua popolazione; insomma la Svezia poteva definirsi un Paese felice, dove i cittadini vivevano senza problemi e lasciavano le porte di casa aperte.

 


 

Essendo la Svezia un Paese con una grande estensione territoriale e una popolazione non numerosa, ed avendo un'economia in espansione, i suoi governi hanno sempre favorito l'arrivo di emigranti da inserire non solo nel sistema economico, ma anche nel sistema sociale del Paese.

Naturalmente i primi immigrati arrivati in Svezia, specialmente nei primi anni dopo l'ultima guerra, non potevano non essere che migranti economici del Sud Europa, primi fra tutti i nostri connazionali dell'Italia Meridionale, come pure i Greci e i Turchi.

In verità già qualche problema questa prima emigrazione lo aveva creato, tanta era la differenza di temperamento fra popoli meridionali, i quali con le loro abitudini e mentalità si ponevano in enorme contrasto con i freddi e composti popoli dell'estremo nord europeo; ciò nonostante, questa migrazione è stata ben assorbita e alla fine i pochi problemi creatisi non sono stati un sostanziale turbamento per la vita tranquilla degli svedesi.

Se i numeri non sono una opinione e le persone, secondo l'unanime pensiero sono tutte uguali, v'è da dire che pur essendo di mentalità e abitudini totalmente diverse, gli immigrati di primo arrivo sono stati perfettamente integrati e non hanno creato alcun problema ai cittadini svedesi, anche perché un 2-3% di nuovi arrivati non avrebbero potuto sovvertire le abitudini di un 97-98% di autoctoni.

 


 

Oggi la situazione in Svezia è ben diversa da allora; ora un quarto della popolazione non è  più di origine scandinava, ma è formata da immigrati di prima o seconda generazione di origine afroasiatica, per la maggior parte di religione mussulmana,  per cui le cose sono un tantino cambiate.

Le cronache ci dicono che in questo anno 2019 da Gennaio a Giugno in Svezia sono avvenute più di 100 esplosioni di bombe - 30 in più dello stesso periodo dell'anno precedente.

Nella città universitaria di Linkping a Giugno, una bomba ha demolito due palazzine residenziali e danneggiato più di 250 appartamenti e, secondo la polizia locale, per puro miracolo non ha creato feriti gravi. A Lund qualche giorno prima una ragazza aveva subito ferite gravi per un'altra bomba, mentre a Malmo una ragazza con un bimbo è stata assassinata durante una spedizione punitiva di una gang contro il suo ragazzo, e questo non è l'unico omicidio, perché di morti per azioni violente delle gang straniere organizzate ve ne sono di anno in anno sempre di più, senza contare gli innumerevoli casi di violenza sessuale e stupri che avvengono quotidianamente, tanto è vero che addirittura il Festival di Musica Svedese del 2018 è stato cancellato, appunto per i motivi citati.

 


 

Questi sono solo alcuni episodi che confermano, se vi ne era ancora bisogno, che l'immigrazione ha portato anche in questo Paese abitato da gente tranquilla, violenza diffusa e disordine totale e l'illusione che l'integrazione potesse avvenire anche in un Paese tollerante, ricco e generoso come quello Scandinavo è fallita miseramente.

Faccio presente che in Svezia tutti gli emigrati sono stati accolti secondo i canoni di accoglienza più ampli possibili, quindi la storia che ci raccontano, secondo cui la regolarizzazione dei clandestini elimina la delinquenza, in Svezia semmai ha confermato il contrario.

Fortunatamente, quanto a presenza di extracomunitari in Italia non siamo ancora arrivati ai livelli della Svezia, dove ormai gli stranieri rappresentano il 25% della popolazione, difatti l'Italia ne conta circa il 10%. Tuttavia, nelle patrie galere il 40% dei reclusi è costituito proprio da stranieri, il che conferma la tendenza a delinquere da parte di chi, trovandosi in Paesi dove vi è una certa agiatezza ne vuole conquistare i benefici anche per mezzo di comportamenti predatori.

Chi è riuscito nell'impresa impervia di traversare deserti, sopravvivere alle “dure carceri libiche”, chi ha rischiato la vita in mare, dopo aver contratto debiti con parenti e amici per pagare gli scafisti e il viaggio della speranza, certamente non si ferma ad aspettare con pazienza, che il nostro Paese gli dia un lavoro, quando questo lavoro non vi è neanche per i sei milioni di disoccupati italiani.


 

Naturalmente i Governi svedesi hanno sempre proteso negli anni a considerare i fenomeni di criminalità come fisiologici, ma di possibile miglioramento tramite l'adozione di politiche di integrazione, per le quali la Svezia dispone di mezzi adeguati e di cultura.

Oggi i risultati sono agli occhi di tutti e nelle periferie di Stoccolma e delle altre Città svedesi spesso i semplici cittadini devono organizzarsi a pattugliare il territorio per difendere i propri beni. Recentemente l'ex Amministratore delegato di Scania Leif Osling ha affermato che l'aver aperto le porte a troppa gente proveniente da Medio Oriente e Africa ha posto le basi per una possibile futura guerra civile di cui si vedono già i presupposti, sia per la mancanza di adattabilità al lavoro, sia per la attitudine alla violenza di popolazioni anni luce differenti dal nostro modo di vivere.

In Italia spesso sentiamo dai politici della Sinistra che in casa nostra gli immigrati sono pochi e che la sensazione di essere invasi è un falso problema, montato dai partiti di centro destra per cavalcare il malcontento della gente.

Intanto il fatto che il 40% dei carcerati sia straniero di fronte alla loro incidenza del 10% sul totale della popolazione non è una sensazione ma una certezza concreta, e quindi mi domando quali siano le reali aspirazioni delle varie Boldrini, Gruber, De Gregorio e dei vari intellettuali radical chic di sinistra, i quali naturalmente non vivono nelle periferie e non mandano i loro figli in quelle scuole dove vi sono centinaia di figli di immigrati, per i quali predicare bene è molto facile.

 


 

E se poi un giorno si raggiungessero anche da noi le 200 bombe all'anno e ci fossero sparatorie fra le mafie africane a livello della Svezia, come se in Italia non avessimo già a sufficienza di mafie autoctone, sarebbero sempre della stessa idea? E' forse questa la loro aspirazione?

L'esempio della Svezia, se non dovesse essere già chiaro, dimostra quanto siano pretestuose e infondate le idee della sinistra sul fatto che in Italia si delinque perché non si ha il permesso di soggiorno; al contrario, pare che in Svezia dove i migranti sono tutti in regola con tanto di welfare scandinavo - che certamente è migliore del nostro - il risultato porti a constatare che un Paese che non aveva problemi, ora è sotto scacco delle mafie straniere e addirittura bombardato dai “nuovi svedesi.”

Senza contare poi la grande evasione fiscale prodotta dalla maggior parte di questi ospiti che è confermata dai miliardi di euro che fuoriescono dal nostro Paese attraverso i 35.000 sportelli di Money Transfer, di cui nessuno si preoccupa di verificarne la famosa “tracciabilità” che invece viene richiesta ai comuni cittadini italiani.

 


 

Da ciò non si può fare di tutta un’erba un fascio, perché fra i migranti vi è tanta brava gente, che non viene per delinquere, ma viene per lavorare onestamente e pagare le tasse ed è preparata ad osservare le leggi e rispettare i costumi di chi li ospita e come prima dimostrazione di voler rispettare le leggi non arriva con i barconi senza documenti, ma accetta di seguire i canali ufficiali e legali, come sempre hanno fatto i nostri connazionali quando emigravano nelle Americhe.

Regolamentare i flussi non è razzismo, semmai è garantire una giusta integrazione a chi vuole venire a lavorare onestamente a vantaggio prima di tutto degli stessi emigranti onesti, i quali sono i primi a subire le conseguenze delle bombe e delle violenze dei delinquenti che vengono nel nostro Paese con la consapevolezza di poter delinquere, perché intanto a sinistra vi sarà sempre qualcuno a sostenere che con l'integrazione tutto sarà risolto … proprio come pensavano in Svezia.

 

SILVIO ROSSI  Consigliere LEGA NORD 

 

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