di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'mmagine: Allegoria Sacra Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 62
Allegoria Sacra 
Olio su tavola (1490 – 1500 circa)  di Giovanni Bellini 
Galleria degli Uffizi – Firenze

 Questa Allegoria dipinta da Giovanni Bellini  alle soglie del nuovo secolo  nella sua piena maturità di artista riconosciuto e apprezzato in tutta Europa rimane ancora oggi un enigma da decifrare: vediamo alcune  figure su una grande terrazza-giardino delimitata da una balaustrata vicino a un lago; alcune facilmente riconoscibili, per esempio Maria Vergine in trono, sotto un esile baldacchino con una colonnina che termina con una cornucopia alludente alla fertilità della Gran Madre. Il trono è posto in cima a quattro gradini, sul lato del trono rivolto a chi guarda notiamo un bassorilievo il cui tema è il mito di Marsia che sfida Apollo. A lato del trono di Maria stanno due figure femminili, una in piedi e l’altra in ginocchio, entrambe in atteggiamento devozionale. Finora nessuno è riuscito a dire chi siano. Se spostiamo lo sguardo al centro del dipinto vediamo quattro putti intenti a giocare intorno a un melo, forse allusione all’albero della conoscenza del bene e del male. Sul lato destro vediamo due figure succintamente vestite identificabili in Giobbe e in San Sebastiano. Altre figure, pur stando fuori dal giardino, partecipano anche loro alla scena allegorica: San Giuseppe a mani giunte e San Paolo con la spada alzata contro un nemico invisibile a noi ma non a lui. Se allarghiamo l’obiettivo e guardiamo oltre la terrazza-giardino, ecco apparire un paesaggio lacustre orrido e roccioso in cui si muovono altre figurette di uomini e di animali, tra un eremita con la sua croce che abita una grotta in riva al lago, un pastore che dorme tra le sue pecore in un’altra grotta e, altro tocco mitologico, un centauro. Sullo sfondo un borgo di casupole e una rocca in riva al lago. Riguardo allo stile appare chiarissima la maniera veneziana: il disegno quasi scompare sostituito dalla gradazione cromatica e dalla più o meno intensa luminosità. Tutto quello che avviene, però, in questa Allegoria avviene dentro lo spazio geometrico della prospettiva quattrocentesca toscana. Rimane aperta la domanda sul tema di questo dipinto: allegoria, sì, ma di che cosa? L’interpretazione più accreditata è che si tratti di un viaggio di purificazione interiore. I fanciullini che giocano rappresenterebbero anime del purgatorio  che attendono di salire in paradiso; la terrazza-giardino sarebbe il paradiso terrestre, Maria, advocata nostra, giudica il grado di purificazione raggiunta dalle anime del purgatorio, assistita dalle Virtù della Giustizia e della Sapienza. Fuori dal recinto del paradiso terrestre, la figura del pastore eremita che lascia la sua grotta e supera gli ostacoli che incontra e, infine, il centauro che l’aspetta alla fine della scala, significa la necessità dell’ascesi per raggiungere la perfezione della vita spirituale, cioè la liberazione dal male (o dal maligno). 


 FULVIO SGUERSO

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