di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 684 del 10 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Mattarella traditore della patria? Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

MATTARELLA TRADITORE DELLA PATRIA?

La scena politica italiana si va sempre più polarizzando: da una parte i politicamente corretti, dall’altra i politicamente scorretti; di qua gli europeisti, di là i sovranisti; di qua i parlamentaristi, di là i presidenzialisti; di qua i costituzionali, di là i populisti; di qua la Bce, di là chi vorrebbe tornare alla moneta nazionale; insomma, di qua il Palazzo, di là la piazza o, come  amano dire i sovranisti, il popolo. Naturalmente ciascuna delle due parti contrapposte è convinta delle proprie ragioni, tanto che sarebbe il caso di abolire del tutto la politica spettacolo o, se si preferisce, lo spettacolo della politica, dal momento che ognuno va nel talk show con il proprio copione in tasca e ne esce con lo stesso copione. Lo scopo non è convincere l’avversario, ma farsi belli (o brutti) con il proprio pubblico reale o virtuale che sia. Mai si è visto e ascoltato un simile spreco di parole e di slogan spesso ripetuti come un cliché da un set televisivo all’altro, in spregio della memoria e dell’intelligenza dell’ascoltatore. Ci sono slogan ripetuti fino alla nausea che pure vengono ogni volta rilanciati come fossero nuovi. Due esempi per tutti: “prima gli italiani”, da parte sovranista; e “fermiamo questa destra pericolosa” dall’altra parte.


Ma le differenze incolmabili emergono, oltre che dall’idea di Paese e di società che le contraddistingue, dalle figure istituzionali che vengono prese di mira. Sotto questo aspetto i sovranisti godono del vantaggio che, essendo antisistema, possono sparare ad alzo zero contro i personaggi più rappresentativi del sistema stesso. Il caso della Presidente della Camera Laura Boldrini contro la quale si sono accaniti e si accaniscono tuttora giovani e meno giovani utenti dei social network è ormai un caso di scuola. Abbiamo visto che cosa è accaduto al Senato in occasione del voto per la Commissione Segre su antisemitismo, razzismo, ingiurie, intolleranza  e odio,  soprattutto sui social ma non solo. Abbiamo anche letto il commento sprezzante di Salvini su Balotelli: “Un operaio dell’Ilva vale dieci volte più di lui. Non abbiamo bisogno di fenomeni”. Se questo non è razzismo, che cos’è? Ma lasciamo ora da parte il caso Balotelli (che andrebbe in ogni caso studiato come fenomeno non solo sportivo ma soprattutto sociale e anche pedagogico) e veniamo a una delle figure istituzionali più invise al centrodestra e soprattutto alla Lega: il Presidente della Repubblica.


Gli attacchi della Lega ai Presidenti della Repubblica  partono da lontano: - 1990 . Franco Castellazzi, capogruppo della Lega Lombarda alla regione Lombardia, inulta l’allora Presidente Cossiga  definendolo bisognoso di cure perché affetto da arteriosclerosi, dopo che il Presidente aveva  definito criminale il disegno di dividere l’Italia. -1992. Francesco Speroni, allora capogruppo al Senato  della Lega  Nord insulta l’allora Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, dandogli del “piazzista”, ma poi spiega  di averlo detto senza volontà di offendere, “visto che sono figlio e fratello di un piazzista “. - 2016. Il leader della Lega Matteo Salvini insulta il Presidente Mattarella, definendolo sui social “complice e venduto”  perché  inaugurando la cinquantesima edizione di Vinitaly aveva affermato che il destino dell’Italia è legato al superamento delle frontiere. - 2016 Nel giorno della morte dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è ancora Salvini a esprimersi fuori dal coro ricordando come politicamente sia stato  uno dei traditori  dell’Italia degli italiani, come Napolitano. - 2019, gennaio. Il consigliere regionale triestino Danilo Slokar definisce il Capo dello Stato “un anziano miracolato”, e, già che c’era non le manda a dire nemmeno al Presidente emerito Giorgio Napolitano, definito con intenzione spregiativa, “un napoletano”. – 2019, agosto. A Sarzana il capogruppo leghista in consiglio comunale, Emilio Jacopi, in un post su Fb in seguito rimosso offende Sergio Mattarella definendolo “traditore della Patria “.  


Liliana Segre e Laura Boldrini

E veniamo al settembre 2019. Il deputato e consigliere comunale leghista veronese, Vito Comencini, ha rivolto al Presidente Mattarella dal palco del raduno  annuale di Pontida parole ingiuriose, tanto da guadagnarsi l’apertura  di un’indagine per vilipendio al Capo dello Stato presso la procura di Verona. Che cosa ha detto il deputato leghista di così grave? Ecco le sue testuali parole: ”Questo Presidente della Repubblica, lo posso dire? Mi fa schifo”; e perché Mattarella fa schifo al leghista Comencini? Perché non ha tenuto conto della volontà del 34% degli italiani che era quella di sciogliere le Camere e andare al voto anticipato come chiedevano a gran voce Salvini, la Meloni e i loro tanti follower (ora si dice così). Però qui sarebbe il caso di fare chiarezza; dove sta scritto che il Ministro dell’Interno ha il potere di sciogliere le Camere e di indire nuove elezioni anticipate?  Eppure proprio questa è l’impressione che ha dato Salvini, con in aggiunta la richiesta dei pieni poteri.


Salvini e  il Presidente Mattarella

Ora (a parte il fatto che tutta la vicenda della crisi di governo agostana è un esempio perfetto di eterogenesi dei fini) come poteva Salvini, politico navigato e non certo di primo pelo, anche soltanto immaginare che Mattarella - come era tra l’altro suo preciso dovere – prima di sciogliere le Camere, non verificasse  la possibilità di mettere insieme una nuova maggioranza parlamentare, e così salvare la legislatura?  Il Presidente della Repubblica a chi deve obbedire? Alla volontà del 34% del popolo italiano o non piuttosto alla Costituzione che regola i rapporti e l’equilibrio dei poteri della Repubblica e di questa con i cittadini, di tutti i cittadini non di una parte. L’errore di Salvini e dei sovranisti (se volontario o involontario non lo sapremo mai) è precisamente quello di scambiare la parte per il tutto: una parte del popolo per tutto il popolo, e di pretendere che la loro parte, in forza della maggioranza che ora ha nel Paese, determini la volontà del Presidente della Repubblica, in pratica si sostituisca ai vertici dello Stato sull’onda del consenso di cui godono i rappresentanti di quella parte medesima. Ed è questa la richiesta anche dei due sovranisti che scrivono su questa rivista online, cioè Marco Giacinto Pellifroni - un ingegnere chimico milanese che ha trovato il suo habitat ideale a Finale Ligure Pia dove si occupa di problemi etico finanziari e di documentare le sue ricerche anche per mezzo del cinema e del teatro – e il professore livornese di filosofia Pier Franco Lisorini, autore di un libro il cui titolo è già tutto un programma: Il flagello della sinistra Ed. youcanprint (?).


Il Presidente Mattarella

Entrambi si pongono e si riconoscono nell’area  della   destra cosiddetta antisistema; il primo è in guerra permanente contro il sistema attuale del credito e contro la privatizzazione del denaro e relativo signoraggio bancario, che invece dovrebbe rimanere di proprietà statale, cioè di tutti noi (se ho ben compreso). Il secondo è in una perenne campagna propagandistica contro quelli che chiama “i compagni”, tra cui, naturalmente, il Presidente della Repubblica Mattarella, reo anche per il professore livornese  di non aver sciolto le Camere e di non aver indetto le elezioni anticipate, tanto che ha tenuto a dichiarare su queste pagine, in un articolo di fine settembre - tra l’altro senza che nessuno, che io sappia, gliel’avesse chiesto - la sua solidarietà morale e politica al deputato Vito Comencini, con l’accortezza di esprimere lo stesso concetto con un linguaggio meno crudo. Quanto all’atteggiamento antisistema di Pellifroni lo dimostra benissimo il suo ultimo articolo uscito domenica 3 novembre intitolato, ironicamente, “Super partes” tutto dedicato a una critica radicale dell’azione politica volta più a favore dell’Europa che non dell’Italia, che, nel pensiero di Salvini, della Meloni e dei nostri sovranisti da talk show viene prima dell’Europa, che poi significa sostanzialmente la Francia e la Germania. Insomma Pellifroni rimprovera a Mattarella  il suo europeismo non solo politico ma anche economico. A un certo punto della sua requisitoria  contro l’Euro e la Bce chiede perché Mattarella e i ‘moderati’” contrastano il sovranisno, “ossia un movimento che difende i confini nazionali dall’intrusione di merci provenienti da Paesi che praticano concorrenza sleale e di uomini senza permesso d’ingresso”.


Se lo interrogassimo sulla questione della difesa dei confini nazionali, Mattarella che cosa potrebbe rispondere? Per esempio: ”Secondo lei la Guardia di Finanza, la polizia di frontiera, la Guardia costiera, la Marina militare e le Forze Armate che cosa ci stanno a fare? A ciascuno il proprio mestiere; uno Stato ben ordinato riserva a sé il monopolio della forza, proprio anche per evitare l’hobbesiano bellum omnium contra omnes. E poi che cosa significa in concreto per un militante leghista difendere i confini nazionali da eventuali intrusione di prodotti a basso costo e da immigrati senza permesso di soggiorno? Alzare muri? Tendere chilometri di filo spinato? Oltre ai porti, blinderemo le frontiere? E chi si incaricherebbe di sorvegliare i confini giorno e notte? Un corpo speciale di cittadini armati, una specie di Freikorps all’italiana? No, grazie. Quando Pellifroni scrive che Mattarella, di fronte “alla perdita del potere d’acquisto,  e quindi di miseria, dapprima strisciante e ormai sotto gli occhi di tutti, il supremo garante degli italiani dovrebbe porsi le domande che tutto gli italiani si pongono e, dissolte le iniziali certezze, lasciare spazio  al dubbio”, che cosa intende dire? Che invece di agire nel senso voluto da Bruxelles agisse nel senso voluto dagli italiani? E quale sarebbe il senso voluto degli italiani? Quello di Ciampi, Prodi e Draghi o quello di Rinaldi, Borghi, Bagnai? Purtroppo (o per fortuna) possiamo solo immaginare come sarà l’Italia e l’Europa a guida sovranista; mentre sappiamo per esperienza, che questa Europa stenta a decollare, a prendere il largo, a parlare con una voce sola.


Mario Draghi e il Presidente Mattarella

Tuttavia per noi italiani, la Presidenza Draghi della Bce non è stata certo negativa, considerato che fu grazie alla sua azione, quando la crisi finanziaria del 2012 era sul punto di contaminare anche l’economia italiana, che evitammo il default, e se ora si parla di Draghi come di un possibile futuro Presidente della Repubblica qualche merito l’avrà pur maturato. Per questo ci andrei piano a liquidare Mario Draghi come fosse un banchiere qualunque. Ma il bersaglio polemico principale di Pellifroni rimane l’attuale Presidente della Repubblica colpevole, ai suoi occhi, di essersi rifiutato di nominare Paolo Savona Ministro del Tesoro, preferendogli lo scialbo Tria, e poi, non pago di aver sbarrato la strada del Ministero di a Paolo Savona, non ha avuto niente da eccepire riguardo alla formazione del Governo cosiddetto Conte bis reso possibile da un’assurda e strumentale alleanza tra M5S e Partito democratico. Non sarebbe stato meglio andare al voto? Per i sovranisti certamente sì, ma non per la parte più responsabile e “costituzionale” del popolo italiano, maggioritaria in Parlamento, minoritaria nel Paese. La distanza tra il popolo (di centrodestra) e il Palazzo non è mai stata così evidente. Pellifroni rimprovera Mattarella anche la sua freddezza, anzi, la sua cecità riguardo a quella che i sovranisti chiamano “invasione”, su questo punto Pellifroni e Lisorini concordano pienamente. Le loro visioni, però, non risultano del tutto sovrapponibili: se in Pellifroni emerge, pur in mezzo alla sua guerra personale contro le banche, una genuina sensibilità ambientale, in Lisorini prevale su tutto la  volontà politica di superare l’attuale ordinamento istituzionale (la cui inadeguatezza è evidente) senza spargimento di sangue ma con la sola forza della ragione e delle piazze come quella di San Giovanni, per cui il suo motto potrebbe essere: “Una, due, tre, molte Piazze San Giovanni. Fino alla vittoria, sempre”.

  FULVIO SGUERSO 

 

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