Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
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Scritto da Elena Bellini   

IL RISVEGLIO DELLA RAGAZZA NELLA MAMMA

 INTRODUZIONE

Spesso la vita, senza che ce ne accorgiamo, diventa un susseguirsi di gesti ed emozioni di routine. La casa, la famiglia, gli amici, il lavoro, ci riempiono le giornate e ci troviamo all’interno di una specie di tunnel ripetitivo nel quale non ci accorgiamo nemmeno di essere. E poi, magicamente, un evento diverso, un incontro, una forte emozione, un odore, una musica possono permetterci di risvegliarci da quel torpore della quotidianità facendoci ritrovare noi stessi. Ci riscopriamo quindi quelli di un tempo ma arricchiti nell’animo e nel cuore di esperienza e saggezza quindi esseri umani migliori.

Simon Le Bon

Erano gli anni ’80, avevo circa 13 anni, leggevo “Cioè” e avrei voluto tanto sposare Simon Le Bon.

Ora ne ho quasi 39, ho scoperto che Simon Le Bon è antipatico e nemmeno molto intonato e vorrei aver Morgan al secolo Marco Castoldi come amico. Sì, come amico perché sono già sposata ed ho un ingombrante allegro bagaglio di tre figli. Lo ammetto, ho una grande e profonda passione per un’artista alternativo, con una grande personalità, eccezionale talento e che non nasconde le sue debolezze.

A dirla tutta mi sarebbe piaciuto conoscerlo tra i banchi di scuola, poter essere contagiata dalla sua irrefrenabile creatività, essere testimone delle sue ambizioni all’origine e probabilmente essere ferita dalla sua impulsività. Tra i banchi, in quelle aule con la foto del Presidente di turno, si respira quell’aria fatta di allegria, paura, noia, interesse, soddisfazione, insoddisfazione, si vivono da vicino le vere personalità dei professori, quelle che i genitori neppure immaginano.

Fra gli alunni di una classe si viene a creare una speciale complicità pregna di piccoli segreti che ci si porterà dentro per sempre. Mi immagino il professore che entra in classe, si siede e osservando il registro dice – Oggi interrogo i numeri 3 e 4, Bellini e Castoldi alla cattedra – e io e Marco che ci guardiamo con orrore perché abbiamo passato il pomeriggio precedente ad ascoltare i testi delle canzoni di Battiato cercando di trovarne i reali significati. Il professore ci interroga e torniamo al posto, io con un bel 4 perché effettivamente non avevo studiato e Marco che rimedia comunque un 6+ grazie alla sua memoria, alle sue proprietà di linguaggio e alle grandi capacità di scalatore di specchi.

Ho odiato i tempi della scuola, i professori che si sentivano cosi potenti mentre alcuni di loro puzzavano, erano impreparati o dei mezzi maniaci sessuali; per non parlare delle professoresse mestruate che ti prendevano in antipatia solo perché avevi una minigonna o lo smalto sulle unghie. Non tornerei mai indietro a quegli anni.

27 Agosto 2010. Tre settimane prima di questa data, scopro che una delle tappe del tour di Morgan non è cosi distante dalla mia città. Consulto lo stradario e mi rendo conto che ci sono solo circa 150 km. Certo, mio marito forse non sarebbe stato cosi entusiasta di accompagnarmi e comunque dove avremmo messo i tre figli? Così contatto mio fratello, Marco anche lui, 35 anni, single, con un’unica passione: musica e concerti. Ci separano 200 km e 12 anni di distanza affettiva profonda ma accetta subito la mia proposta ed io quasi esplodo dalla gioia.

Morgan

Venerdì 27, nel primo pomeriggio, partiamo per Marina di Pietrasanta in Versilia. Un viaggio bellissimo, una rivelazione, un tuffo nel passato. Chiacchieriamo tutto il tempo e persino una breve sosta in autogrill per una bevanda energetica mi sembra un grande evento. Arrivati a destinazione con largo anticipo, abbiamo trascorso alcune ore a confrontarci, confidarci, a conoscerci di nuovo e a scoprirci molto simili pur vivendo esistenze completamente differenti.

Alle 21.30, finalmente ci fanno entrare e una gentile signora ci indica la direzione per la quinta fila, posti 24 e 26. Mentre l’orchestra si sistema, si diffondono delle note: “Welcome to the machine”, Pink Floyd, il gruppo che ha segnato importanti anni della mia adolescenza. Il mio cuore ha un sussulto: ero al concerto di Morgan, in compagnia di mio fratello Marco che non avevo mai sentito così vicino e una delle canzoni più emozionanti dei Pink mi faceva correre brividi lungo la schiena.

La canzone finisce, esce lui, Morgan, le prime note di pianoforte, inizia la prima canzone – Scegli me, fra i tuoi re….– e comincia a piovere. I miei capelli tirati con spazzola e phon cominciano a gonfiarsi ma per una volta non mi interessa.

Pioggia, benedetta pioggia che ci dà il pretesto per spostarci sotto il palco mentre la signora dell’organizzazione, fino a dieci minuti prima ben pettinata e disponibile, si trasforma nella bambina dell’esorcista. Morgan ci dà ragione, dice che anche lui avrebbe fatto la stessa cosa, in fondo ad un concerto è naturale stare il più vicino possibile a chi si sta esibendo. La donna indemoniata però non ha pietà e ci rimette tutti a sedere sulle poltrone più scomode che siano mai state realizzate.

Ecco che però torna lei, una fresca pioggia che riprende anche più di prima. Mio fratello dice – Andiamo, ce l’ha detto Morgan! – e così ci ributtiamo sotto il palco e da lì non ci ha spostato più nessuno. Forse la signora dell’organizzazione nel frattempo era stata esorcizzata o sedata.

Mi sono goduta ogni nota, ogni parola, ogni espressione del suo viso, non ho tolto mai lo sguardo dalla sua persona mentre Marco scattava fotografie e faceva apprezzamenti sulle prime due violiniste in abito da sera. Ogni tanto Morgan lasciava pianoforte e clavicembalo e raggiungeva il centro palco così ho potuto anche guardarlo negli occhi così luminosi, così pieni di passione per quello che stava facendo. Ero talmente in estasi che mi ricordavo una parola su tre dei testi delle canzoni ma in fondo, non ero lì per cantare.

Alla fine del concerto, ha toccato qualche mano; credo di non aver mai alzato il braccio così in alto, non poteva almeno non sfiorarmi. Invece mi ha toccato proprio tutto il palmo e in quel momento così magico per me, ho pensato che quella era la giornata più perfetta che vivevo dalla nascita del mio ultimo figlio. Ho pensato che forse, entro mezzanotte, dovevo morire e che quel venerdì fosse il mio ultimo premio per aver dato il mio contributo al mondo.

Fortunatamente non sono morta, anzi, sono rinata. Quella giornata mi ha risvegliata da un limbo in cui ero finita tra casa e bambini, asilo, scuola, discorsi tra mamme. Sì, ho deciso di fare la mamma a tempo pieno anche perché non avevo il rimorso di dover abbandonare una carriera soddisfacente e in ascesa. Ho dato alla luce tre figli in cinque anni, due femmine e un maschio che sono la mia ragione di vita. Ho un marito che amo, fantastico, bello, ironico, gran lavoratore che è anche il mio migliore amico. Tante gioie, soddisfazioni, risate, armonia familiare, baci, abbracci, consigli e pettegolezzi fra mamme, cene con gli amici. Ma io, io, Elena Bellini, dove sono finita? Quando non ci sono nonni e non ci si avvale di qualche baby sitter, una mamma lo è a tempo pieno anche cerebralmente mentre i bambini sono a scuola.

Mi è bastato un giorno perfetto, un concerto lontano da casa, un’emozione forte come un temporale inaspettato e mi sono ritrovata. Adoro la mia famiglia ma ci sono anch’io: mi divertono ancora le vibrazioni di un live, mi piace scrivere, far volare la fantasia, prendermi cura del mio aspetto e della mia anima.

Sono entrata in una nuova fase della mia vita, quella del risveglio dal torpore della maternità. Facendo un rapido conto, ho allattato in tutto 57 mesi: il mio seno già piccolo in origine, praticamente è scomparso ma mi trovo bella lo stesso esattamente come dieci anni fa.

Certo, ora che mi sono risvegliata, la mia vita non è molto diversa da prima sul piano pratico ma d’ora in poi, quando stirerò ascoltando Morgan, lo farò con lo smalto sulle unghie, con un nuovo luccichio negli occhi e consapevole di poter provare ancora emozioni legate a note fluttuanti in una perfetta serata di fine estate.

 

Bellini Elena

Nata a Biella il 11/11/71

Località La Batteria

17028 BERGEGGI SV 

Diplomata in ragioneria, ho frequentato un corso di marketing ed uno di informatica dopodiché ho lavorato come impiegata per cinque anni a Biella; mi sono trasferita e sposata a Savona nel 1999 dove ho lavorato per due anni come impiegata, per un anno presso una scuola materna come aiuto insegnante di sostegno e tre anni come commessa. Da quando sono diventata mamma sono casalinga. Da sempre amo scrivere lettere, poesie, racconti e filastrocche e mi dedico volentieri a tutto ciò che mi permette di esprimere la mia inesauribile voglia di creare.

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