TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 681 del 20 ottobre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'mmagine: Dittico di Melun Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 53
Dittico di Melun Olio su tavola (1450 -1455)
di Jean Fouquet Koninklijk
Museum voor Schone Kunsten
Anversa Gemaldegalerie – Berlino

 Questa dittico  è stato smembrato in due parti: la tavola di sinistra con il committente Etienne Chevalier presentato da Santo Stefano, si trova nella Gemaldgalerie di Berlino, la tavola di destra con la Madonna del latte in trono con il Bambino la possiamo visitare al Koninkijk Museum voor Schene Kunsten di Anversa. Faceva parte dell’opera un medaglione smaltato con l’autoritratto dell’autore, che si trova al Louvre. Il dittico venne commissionato per un altare della chiesa collegiata Notre Dame di Melun, nell’ Ile-de-France.

Nella tavola di sinistra vediamo Etienne Chevalier in ginocchio e Santo Stefano, in piedi, nell’atti di presentare il committente a Maria Vergine, che viene rappresentata  in modo piuttosto inconsueto con il seno sinistro scoperto in procinto di allattare il divino bambino. Maria è seduta in trono ed ha dietro le spalle una schiera di cherubini blu, a significare la sapienza di Dio, e di serafini rossi, a significare l’amore divino. I due personaggi della tavola sinistra del dittico sono in una chiesa che richiama vagamente l’architettura rinascimentale italiana. Santo Stefano indossa l’abito diaconale e regge sulla mano sinistra un grisso volume su cui è posata una pesante pietra a forma di pigna.

Le due parti del dittico, pur differenti, convergono su alcuni punti: la linea di fuga prospettica della tavola di sinistra finisce precisamente sotto il mento di Maria Vergine, inoltre le quattro figure del dittico sono inscritte in uno stesso arco di cerchio. Quest’opera quattrocentesca è anche un esempio riuscito di fusione di tratti tipici della tradizione italiana e le visioni poetiche nordiche. La monumentalità dei personaggi e l’ambientazione accomuna Jean Fouquet( (Tours, 1435, circa – Tours, 1480) ai maestri del nostro Quattrocento (si pensi ad Andrea del Castagno, a Piero della Francesca, a Masaccio).

La postura di tre quarti dei ritratti e la cura dei minimi particolari si rifanno allo stile dei maestri fiamminghi. La costruzione geometria della figura della Madonna e del bambino ricordano la tradizione italiana e, in particolare, fiorentina, mentre i riflessi colorati delle gemme incastonate nella corona e la linearità netta dei contorni richiamano la tradizione nordica.

   FULVIO SGUERSO

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