di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 684 del 10 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Cinema: Risvegli Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
RISVEGLI

  Risvegli, di Penny Marshall, con Robert De Niro, Robin Williams, produzione Usa, anno 1990, durata 121 minuti.

 1969. I  pazienti del dottor Sayer al Brainbridge Hospital, malati mentali affetti da varie tipologie di psicosi, e ridotti per lo più in uno stato  catatonico, vengono curati con il farmaco droga L-dopa. I risultati sono buoni, ma il farmaco crea assuefazione e per mantenerne le capacità terapeutiche ne occorrono dosi sempre più elevate, ciò comporta che i pazienti subiscano via via un aggravio dei propri sintomi fino al punto di veder di nuovo minacciata la propria autosufficienza giornaliera. 

I pazienti, nonostante il loro grave stato, troveranno un significativo conforto nel collaborare scientificamente con i medici per finalità curative nuove, attraverso una  disponibilità senza riserve nel parlare dei propri mali di fronte ai medici accettando  anche interviste filmate.

 Dopo il periodo preso in esame dal film, di lì a poco, con la scoperta dei farmaci cosi detti psicotropi, utili nella maggior parte delle psicosi, ci sarà un vero e proprio svuotamento dei manicomi nonché delle case di cura  ospitanti pazienti psicotici.

Il film, considerato mediocre dalla critica cinematografica, soprattutto dal punto di vista estetico, in realtà possiede una forza drammatica e una coerenza logica nei contenuti che costringono a non sottovalutarlo, sono due aspetti che alleggeriscono  il bisogno di estetica dello spettatore a vantaggio di una maggiore concentrazione verso gli aspetti più umani che il film rilascia, aspetti situati nel film in un contesto scientifico-medico in grado di rilasciare potenti emozioni legate al desiderio di sapere.

Grazie a due attori di grande capacità interpretativa e immedesimazione creativa messa in risalto nei personaggi, (quali sono Robert De Niro, e Robin Williams), la drammatizzazione raggiunge livelli di coinvolgimento sorprendenti compensando una sceneggiatura non sempre all'altezza di un film che aspira ad essere, senza mezzi termini, d'autore.

  Biagio Giordano  

 

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