di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'immagine: Adorazione dei Magi Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

LETTURA DI UN’ IMMAGINE 51

Adorazione dei Magi

Tempera su tavola (1475) di Sandro Botticelli

 L’opera fu commissionata al giovane Alessandro Filipepi, più noto come Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – Firenze, 1510) dal banchiere fiorentino Gaspare di Zanobi del Lama, che fece edificare una cappella in Santa Maria Novella a espiazione del suo malvisto mestiere  di ricavare denaro dal denaro piuttosto che dal lavoro manuale o intellettuale. L’artista fiorentino colloca la scena dell’adorazione dei Magi all’aperto davanti alla capanna della Natività, in posizione sopraelevata, appoggiata da un lato sulla roccia, dall’altro a un muro di massi squadrati diroccato su cui nascono ciuffi d’erba e sul lato esterno  del quale se ne sta appollaiato un pavone (simbolo dell’eternità), con un tetto in legno sorretto da esili tronchi d’albero; una capanna, insomma, aperta ai quattro venti, a significare la fine dell’età antica precristiana. Le rovine sullo sfondo richiamano un passo della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, dove l’imperatore Augusto, che si vantava di aver pacificato il mondo, incontra un giorno una Sibilla che gli predice l’avvento di un nuovo re, che lo avrebbe superato. Le rovine del tempio pagano rappresentano quindi il tramonto del mondo antico, mentre la Natività significa ormai il presente e il futuro del mondo. Il Botticelli innova lo schema tradizionale, che poneva la capanna in uno spazio laterale del quadro, collocando la Sacra Famiglia al centro e il corteo che accompagna i Magi diviso in due parti, secondo uno schema piramidale che culmina nella figura di san Giuseppe che sta più in alto di Maria, che intanto offre il Bambino all’adorazione dei Magi, dolcemente illuminata dalla luce dorata del tramonto che avvolge tutti i  personaggi della scena. I Magi, riccamente vestiti come si addice ai re, effigiati nell’atto dell’adorazione, rappresentano tradizionalmente le tre età della vita. In questa tavola, oltre a rappresentare se stessi, rappresentano tre importanti esponenti della potente famiglia  de’ Medici: il Magio anziano con il mantello nero a ricami dorati, che ha già deposto il suo dono ai piedi della Vergine, è il munifico fondatore dell’Accademia neoplatonica fiorentina, amante dell’arte e protettore di artisti e poeti, Cosimo il Vecchio; il Magio di mezza età è Piero, primogenito di Cosimo, è genuflesso, di spalle, vestito con un mantello rosso foderato di ermellino con il suo dono in mano. Il Magio giovane è Giovanni, figlio minore di Cosimo, anche lui inginocchiato, di spalle, con una veste bianca e il sui dono in mano. Nei due cortei che accompagnano i Magi sono riconoscibili vari protagonisti della Firenze quattrocentesca: Lorenzo de’ Medici, primogenito di Piero, Giuliano, figlio minore di Piero, che morirà in Santa Maria del Fiore pugnalato a tradimento da Francesco de’ Pazzi e Bernardo Baroncelli, Agnolo Poliziano, Pico della Mirandola, nel corteo di sinistra. Nel corteo alla destra della tavola, il personaggio vestito d’azzurro con i capelli corti e grigi che guarda verso di noi è Gaspare del Lama, il banchiere committente dell’opera. In quello stesso gruppo sono riconoscibili il banchiere Filippo Strozzi, Lorenzo Tornabuoni, il nobile fiorentino che porta il cappello con la piuma, che verrà decapitato nella torre del Bargello nel 1497; Giovanni Argiropulo con la barba, l’umanista bizantino venuto a Firenze da Costantinopoli. Infine, il giovane in primo piano in fondo a destra, avvolto in un mantello ocra, che ci guarda fisso negli occhi è unanimemente riconosciuto come l’autoritratto dell’autore, posto a suggello di questo suo capolavoro, il cui schema compositivo sarà ripreso da Filippino Lippi e da Leonardo  da Vinci.

FULVIO SGUERSO 

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