TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 680 del 13 ottobre  2019
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Bombe di Savona: il secondo libro di Macciò Stampa E-mail
Scritto da R.T.   

BOMBE DI SAVONA:

E’ USCITO IL SECONDO LIBRO DI MASSIMO MACCIO’.

Ecco “Una Storia di paese – Le bombe di Savona 1974 – 75”

 

Le bombe di Savona furono una serie di attacchi terroristici commessi tra Aprile 1974 e Maggio 1975 qui a Savona e nel suo circondario. Questi attentati di matrice ignota provocarono un morto, venti feriti oltre a ingenti danni a edifici pubblici. In questo contesto almeno due stragi furono evitate per pura casualità e per la pronta reazione dei cittadini presenti.

 

 

Treno Acquabuona e  Scuola Guidobono

 

Le indagini sui fatti subirono pesanti ritardi e furono aperte soltanto nel 1979. La loro conclusione ed archiviazione risale al 7 luglio 1991. Gli otto sospettati di essere implicati negli attentati, vennero scagionati dalle accuse. Rimanevano quindi senza nome i responsabili dei crimini.

Il professore savonese Massimo Macciò, è nato a Savona 56 anni fa. Dopo numerose esperienze di vita e di lavoro in molti paesi dell’Africa e del Sudest asiatico, è oggi docente di Discipline Giuridiche ed Economiche in un liceo sociale savonese. Esperto di storia di Savona nelle varie epoche, ha pubblicato diversi libri sull’argomento, tra cui “Legino `600 – `800: Appunti di storia economica e sociale in un contado alle porte di Savona” e “La Municipalità Autonoma di Legino 1798-99”. Da qualche anno si sta occupando della vicenda delle bombe di Savona, sul piano della ricerca storica e investigativa.

Vicenda che lo “rapisce” quando appena undicenne si ritrova a guardare scosso ed impressionato il cratere creato dall’ esplosione di una delle bombe di cui parliamo, che era stata fatta esplodere davanti alla sua scuola, e più precisamente la sede della sua scuola (l’autore ne frequentava una succursale), la “Bartolomeo Guidobono”.

 


 

A distanza di trentatre anni da questi fatti, Massimo Macciò, riapre con la sua prima pubblicazione “LE BOMBE DI SAVONA 1974 – ’75 – Chi c’era racconta” il caso delle “bombe di Savona”. Lo fa, in attesa del volume sulle indagini, dando la parola a quattordici “testimoni del tempo”, a quattordici protagonisti che a vario titolo hanno attraversato quei giorni: dal segretario della Camera del Lavoro, al Vigile del Fuoco che contribuì a salvare più di un ferito, dall’avvocato savonese che, all’interno della Massoneria, ebbe il coraggio di accusare Licio Gelli, alla passeggera del treno che solo per caso non deragliò sul viadotto ferroviario, dal Generale dei Carabinieri che a più riprese s’interessò delle bombe, al sottufficiale che svolse materialmente alcune indagini e che più di altri tentò di avvicinarsi alla verità, dalle vittime della prima esplosione, al dirigente del MSI cittadino…

Lo scrittore non ha più smesso di approfondire, intervistare, cercare negli archivi e nelle “carceri”, nel mondo dell’estremismo di destra e di sinistra. Ha scritto decine di lettere a carcerati, ex generali, ex agenti dei servizi segreti, ex ministri e non solo, senza trascurare alcuni magistrati che indagarono a 360 gradi seguendo piste che portavano al terrorismo internazionale. 

 

Nasce così la sua seconda pubblicazione, “Una Storia di paese – Le bombe di Savona 1974 – 75”, in cui l’autore ha messo insieme le testimonianze di coloro che possiamo definire dei “depositari” delle verità del rompicapo “Bombe di Savona”. Un ringraziamento speciale dello scrittore è fatto al “soldato politico” Vincenzo Vinciguerra (terrorista autore della Strage di Peteano), detenuto nel carcere di Opera, per il prezioso contributo alla conoscenza di quella lunga stagione di attentati, di sangue e paura, stragi, di cui anche Savona fu teatro tra il 1974-’75.

 

 

Lo scrittore Massimo Macciò

 

Qui di seguito, per meglio capire l’essenza della nuova pubblicazione, ecco riportata l’ introduzione di Massimo Macciò:

 

Se questo libro raccontasse una delle tante stragi impunite in Italia, adesso potremmo iniziare con la storia dei processi, dei testimoni inascoltati, delle sentenze capovolte. 

In fondo è quello che è successo, con pochissime eccezioni, in tutti i casi in cui lo stragismo ha avuto un epilogo giudiziario. Un finale dolorosamente “normale”, insomma, in cui sono inevitabilmente inciampati i giudici, gli avvocati, l’opinione pubblica e così via: come per Piazza Fontana, per l’Italicus e via discorrendo. Ma  quella delle bombe di Savona non è una vicenda normale, non assomiglia quasi in nulla alle tante storie maledette dello stragismo italiano. Neppure nell’ epilogo: per le bombe di Savona non c’è mai stato nessun processo e nessun condannato.

Ci sono state, ed è vero, le bombe. Dodici esplosioni, dal 30 Aprile 1974 al 26  Giugno 1975. Sette ordigni sono scoppiati in quindici giorni, nel “Novembre di  sangue” savonese. C’è stato, dolorosamente, il morto e pure varie decine di feriti. E  c’è stata una magistratura disattenta e distratta, e qualche inquirente più curioso  degli altri opportunamente trasferito ad altra sede. Ma in fondo, a Savona non c’è  stato neppure bisogno di insabbiare granchè. La storia si è insabbiata da sola, è stata  quasi da subito lasciata disseccare per mancanza d’acqua, con buona pace della

vittima, Fanny Dallari, e dei tanti feriti e sinistrati. 

Già, ma perché? Cosa aveva questa storia di così pericoloso da dover essere subito dimenticata, tanto da fare di Savona una casella vuota, ancora oggi, nel mosaico  della strategia della tensione? Quale è il segreto spaventosamente grande che si  nasconde in questa storia di paese, in una vicenda apparentemente di periferia?

Il libro prova a rispondere a questa domanda. Lo fa raccontando lo “stato degli atti”:  narra ciò che è successo, facendo le considerazioni e ponendosi le domande dell’uomo della strada: quelle, cioè, a cui nessuno ha mai dato risposta. Esamina la  dinamica delle inchieste e delle indagini e passa in rassegna tutte le piste  investigative che sono state ipotizzate dagli inquirenti e dalla stampa nel corso del  tempo, citando inoltre documenti inediti o poco conosciuti dal pubblico. Poi, mette  insieme il puzzle e prova a trarne qualche conclusione.

Sulle bombe di Savona non invento niente, perché non c’è niente da inventare. Le  informazioni derivano da atti giudiziari, sentenze e decreti della magistratura,  articoli di giornale e dichiarazioni dei protagonisti. Nei casi in cui ho citato lettere  anonime, queste sono esplicitamente indicate.

Ho consultato un gran numero di persone che, a vario titolo, potevano sapere  qualcosa di questa storia. Molti mi hanno risposto; alcuni di loro mi hanno chiesto di  non divulgare la nostra corrispondenza, e io intendo rispettare la loro volontà. A tutti  va il mio ringraziamento. Devo una particolare riconoscenza a Vincenzo  Vinciguerra, dal cui scambio epistolare è scaturita anche la cronologia ragionata  posta in fondo al volume.

A questo punto, è necessaria e, anzi, doverosa, una premessa: tutte le persone che, a  qualsiasi titolo, sono state oggetto di indagine per le bombe di Savona sono state assolte o prosciolte dai magistrati e sono quindi innocenti. Questo deve essere chiaro.

Le considerazioni che sono svolte in questo libro possono servire per una ricostruzione storica dell’evento, ma in nessun modo, indicano una responsabilità che, vale ripeterlo, è stata definitivamente esclusa dalla magistratura.

Questo libro, insomma, formula un’ipotesi sopra alcune vicende politiche e sociali capitate in Italia e fornisce alcuni buoni argomenti per supportarla. Ma sono  convinto che in questa storia vi siano molte verità che non sono state ancora narrate.

Io ho provato a raccontare quelle che, ad oggi, si sanno o si possono sapere: spero di aver fornito uno stimolo perchè i depositari si decidano a rivelare le altre.

   Massimo Macciò”

 

IL LIBRO POTETE ACQUISTARLO QUI

 

   R.T.

 

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