TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 677 del 22 settembre  2019
Tel. 346 8046218
Cinema: La giusta causa Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
La giusta causa

La giusta causadi Arne Glimcher, con Sean Connery, Scarlett Johansson, Laurence Fishburne, Ed Harris, Blair Underwood, genere drammatico, anno 1995, durata 102 minuti, produzione Usa. 

  Paul Armstrong (Sean Connery), umanista, ex avvocato di successo e contrario alla pena capitale, decide su richiesta di una anziana di colore (Ruby Dee) di andare in Florida per indagare sul nipote della donna Bobby Earl Ferguson (Blair Underwood) accusato, otto anni prima, secondo lei ingiustamente, di avere stuprato e ucciso una bambina di dieci anni di nome Joanie Shriver (Barbara Jean Kane). 

Ferguson nel colloquio con Armstrong fa rivelazioni sconcertanti, dice di essere stato costretto con la violenza  a una falsa confessione, precisamente dal detective afroamericano Tanny Brown (Laurence Fishburne). 

Ferguson conferma ad Armostrong la sua incolpevolezza e lo prega di occuparsi del suo caso per non finire ucciso sulla sedia elettrica. 

Armstrong  con la collaborazione di Ferguson scopre che l'omicidio è stato  commesso da Blair Sullivan (Ed Harris), un serial killer in attesa di esecuzione nel braccio della morte. 

 Sullivan si accusa dell'omicidio anche della giovane, rivelando ad Armstrong la posizione del coltello usato per uccidere la ragazza. Sarà vero o ciò è il frutto insano della sua follia omicida? Armstrong e Brown devono accertarsene, e si recano quindi sul posto indicato, dove accertano che Sullivan ha detto effettivamente il vero. 

Brown sentitosi in colpa per aver incriminato ingiustamente Sullivan perde la testa e minaccia Armstrong di abbandonare l'indagine.  

Ma Armstrong è ormai vincente:  l'innocente Ferguson ottiene un nuovo processo e viene assolto. E in seguito il governatore dà il via libera all'esecuzione di Sullivan, il vero colpevole. 

Film ben congeniato, antirazzista, contrario alla pena di morte perché  essa finisce spesso per intrecciarsi con la sottocultura americana, portando oggettivamente le procedure giudiziarie a non proteggere sufficientemente le persone più deboli, i neri, i diversi, i proletari?

          Biagio Giordano  

 

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