TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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Dopo la Grecia, l’Italia? Stampa E-mail
Scritto da MARCO DELLA LUNA   
 

Dopo la Grecia, l’Italia?

 Questa settimana lascio per primo la parola al mio maestro della prima ora: l’avv. Marco Della Luna, che mi ha aperto gli occhi quasi 3 lustri fa sul reale funzionamento di questo perverso sistema banco-monetario, cominciando con €uroschiavi e, a seguire, con numerosi altri suoi libri, interviste e conferenze. Della Luna ha il pregio di riuscire a penetrare la cortina fumogena che gran parte dei mezzi d’informazione e la quasi totalità dei politici profondono intorno alle cause vere delle ritmiche crisi economiche. La coppia Banche Private – Stato privatizzato procede come un unico schiacciasassi, succhiando i pochi soldi che, nonostante la pervadente precarietà riusciamo a tenere in tasca. Come dice Della Luna, non ci sono piani B per non restarne asfaltati. Gli unici che li propongono vengono zelantemente criminalizzati. Nel mentre, Bruxelles ci bacchetta: “L’Italia non può spendere soldi che non ha”. Lo Stato non può, ma i soldi esistenti, chi li ha creati? Per caso, i banchieri privati, a nostro debito? O è un’invenzione dei complottasti?

Ma prima di lasciargli la parola, voglio segnalare la toccante intervista di una giornalista greca alla nostra Tiziana Alterio; al guardarla, un brivido corre lungo le nostre schiene, ravvisandovi il futuro che il potere finanziario vorrebbe a breve termine riservare all’Italia:

 

 


Marco Giacinto Pellifroni    9 giugno

 

Il Banco vince le elezioni europee 

Il risultato delle elezioni europee ‘migliora’ il quadro politico sia nazionale che continentale, ma solo marginalmente, perché, come sempre, ha vinto il Banco, cioè la Banca, essendo il gioco truccatoCattolici, liberali, socialisti, nazionalisti e “sovranisti” si sono tenuti tutti all’internodel perimetro del modello, delle regole e dei meccanismi del capitalismo finanziario mondialista e della sua gerarchia di scopi e poteri, senza metterli in discussione, sebbene sappiano benissimo che sono essi la fonte dei mali sociali, economici ed ecologici che hanno promesso di risolvere – mali che hanno prudentemente imputato ad altre cause. Nessuno di essi è antisistema. Hanno recitato entro il teatrino delle divergenze predisposto per loro, entro il range di posizioni (fintamente) critiche autorizzato dal potere reale. 

 

 

 I veri centri del potere sono a Francoforte (BCE) e a Basilea (BIS)

 

Dietro la facciata di apparente alternatività tra le forze politiche in lizza elettorale, questo dato di fondo le accomuna tutte: tutte hanno cooperato nello spiegare al popolo bue i problemi che lo affliggono, dall’economia all’immigrazione, in termini irrealistici, semplicistici, emotivi – termini fuorvianti, quindi innocui per gli interessi forti. La politica, infatti, è l’arte del possibile, del pragmatismo, che, per raccogliere voti, si fa credere altro.

I problemi economici (recessione, disoccupazione, indebitamento) sono stati presentati alla base come frutto di un’errata o avara posizione della cricca eurocratica, e come se si trattasse di conquistare il diritto a fare più a deficit, e senza prospettare un piano B per il caso che le cose non cambiassero. Non è stata denunciata la monopolizzazione privatistica del potere monetario e finanziario nelle mani di un cartello sovranazionale, il quale ha da decenni deciso una politica globale di restrizione dello sviluppo reale, di finanziarizzazione della società e della politica, di centralizzazione del potere nelle proprie mani, di sottomissione delle istituzioni, dei governi, dei parlamenti, attraverso il loro indebitamento programmato e a strozzo che li rende ricattabili e burattinabili, con enormi incrementi nella diseguaglianza; cartello che ha portato una minuscola élite al controllo della maggioranza del reddito e della ricchezza, e massacrato i diritti dei lavoratori. E poi li chiamano “populisti”.

 

 

Bruxelles implementa gli ordini che arrivano dalla finanza, Strasburgo non ha poteri esecutivi

 

Neppure si è messo in discussione, prospettando un piano B per il caso di rifiuto dei dovuti correttivi, lo statuto e la gestione delle BCE, né la politica bancaria-monetaria europea che assegna all’Italia metà della liquidità pro capite che dà alla Francia e alla Germania, né il sistematicamente mancato rispetto tedesco dei limiti di surplus commerciale.

Il problema dell’immigrazione è stato presentato e travisato in termini di mercanti di esseri umani, di affarismo dell’accoglienza e di abuso da parte degli stessi migranti. Non hanno spiegato, perché non si potevano mettere in urto con Cina, Francia, Belgio e altri paesi, che l’immigrazione sostitutiva di massa, o invasione, è spinta dal fatto che la Cina  sta accaparrandosi le terre africane, e gli occidentali le materie prime; e tutto questo produce le ondate di migranti economici e conflitti che degenerano in croniche guerre e guerriglie locali.

Questi due problemi fondamentali, quello economico e quello migratorio, hanno cause e interessi retrostanti così potenti che non si possono nominare al grande pubblico, né li si può additare come avversari da combattere, ma si additano cause e colpevoli abbordabili. I partiti politici “sovranisti” e “populisti” italiani non hanno nemmeno messo in discussione l’impostazione di fondo dell’Unione Europea che, sin dalla sua progettazione, sotto la pelle d’agnello di Ventotene, pianifica e sta attuando la concentrazione del potere e delle risorse del continente nelle sue aree più efficienti, ossia in Germania e parte della Francia e dell’Olanda, a spese degli altri Paesi. Nessuno ha descritto gli effetti e la funzione dell’Euro a questo disegno strategico, intenzionale. Nessuno ha promesso che porterà l’Italia fuori dall’Euro, se l’Euro non verrà riformato in modo tale che non abbia più quell’effetto. Nessuno ha fatto un conto oggettivo dei danni e benefici dell’UE (politica agricola, politica fiscale, politica monetaria): sarebbe stato troppo rivelatore! Dove sono allora il sovranismo e il populismo, all’atto pratico?

 


Unica via d'uscita -sinora- alla collusione globale finanza-politica: lasciandosi dietro le spoglie. Vogliamo continuare così?

 

I partiti creduti sovranisti non sono realmente sovranisti anche perché non hanno messo in luce il problema della posizione appunto subalterna dell’Italia rispetto agli interessi di altri paesi dell’UE, non hanno proposto una soluzione realistica a questa condizione che ci condanna alla sistematica e progressiva spoliazione e deindustrializzazione e africanizzazione.Si sono limitati a dire che avranno più forza nel parlamento europeo, mentre in ogni caso i vari partiti “sovranisti” europei sono e rimangono una minoranza in quel parlamento, e sono divisi tra loro perché portatori di interessi nazionali in buona parte contrapposti. Non è che Lega e Stelle stiano sprecando le opportunità per mettere in luce e in discussione un sistema di potere contrario agli interessi nazionali: stanno semplicemente evitando di scontrarsi con esso per non essere licenziate. Almeno fino ad oggi.

 

 Marco Della Luna       27 maggio 2019

    Il sito di Marco Della Luna

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