TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 681 del 20 ottobre  2019
Tel. 346 8046218
Cari anti antifascisti Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
CARI ANTI ANTIFASCISTI
 

 Cominciamo col dire che il mondo è bello perché è vario. Per esempio: c’è chi divide i media tra mainstream e anti mainstream; i primi (altrimenti connotati con sfumatura spregiativa dai secondi come “giornaloni”) sarebbero i quotidiani, i settimanali e i telegiornali europeisti e pro euro, considerati tutti “di sinistra o radical chic”, quindi “conservatori” e subordinati ai “poteri forti”; i secondi tutti gli altri, connotabili come “antisistema”; cioè, se il sistema (termine in voga nel Sessantotto e ricorrente nei comunicati della Brigate Rosse) dominante è capitalistico e liberale, i media antisistema sono anticapitalisti e anti o illiberali; se il sistema dominante è politicamente corretto, i media antisistema si vantano di essere politicamente scorretti;

se il sistema dominante è mondialista, i media antisistema sono nazionalisti (o sovranisti che dir si voglia); se il sistema dominante poggia sul primato dell’economia nei confronti della politica, i media antisistema propugnano il primato della politica sull’economia; se il sistema dominante privilegia l’interesse privato a detrimento di quello pubblico, i media antisistema privilegiano l’interesse pubblico rispetto alle pretese dei privati; se il sistema dominante è quello in cui le élite comandano il popolo, i media antisistema vogliono che sia il popolo a comandare le élite; se il sistema dominante è quello del libero mercato, del libero scambio, della libera circolazione delle persone e del feticismo delle merci (come si evince anche dalla strabordante, invasiva e intrusiva pubblicità commerciale) i media antisistema sono per una politica del risparmio e del ritorno alla terra e alla difesa dei prodotti nazionali e che riduca al minimo le importazioni dall’estero; se il sistema dominante è per le unioni civili e per la  libertà sessuale e transgender, i media antisistema sono omofobi e per la famiglia “tradizionale” o “naturale”; se il sistema dominante è per le vaccinazioni obbligatorie, i media antisistema sono per le vaccinazioni facoltative; se il sistema dominante basato sul profitto sta mettendo a rischio la vita stessa del pianeta, i media antisistema sono favorevoli all’economia verde e alla decrescita (in)felice, e così via. 

Infine, e qui vengo al punto, se il sistema dominante è antifascista, come saranno i media antisistema? La questione posta da Marco Giacinto Pellifroni sull’effettivo antifascismo del sistema dominante nel suo articolo “Cari antifascisti” su “Trucioli savonesi” di domenica scorsa non è banale: se il potere reale è quello del grande capitale finanziario sovrannazionale e la politica è condizionata dall’andamento dei mercati i quali rispondono solo alla logica del profitto, la democrazia (e quindi l’antifascismo) non è che una finzione e andare a votare è un esercizio inutile o utile a illuderci di contare qualcosa. Il vero fascismo, oggi, è nel sistema senza volto del turbocapitalismo globale (dixit il filosofo hegelomarxista Diego Fusaro riciclato in salsa sovranista), questo è il vero nemico contro cui combattere la buona battaglia, questo hanno capito, per esempio, i militanti di CasaPound, che si ispirano al grande poeta Ezra Pound, il quale vedeva in Mussolini una specie di maestro confuciano che esercita il potere in forza e ragione della sua virtù (nel senso che a questo termine dava il Machiavelli) in grado di combattere il flagello dell’usura.  


 Il poeta dei Cantos  - come cercarono invano  di fargli capire amici come Hemingwey, Robert Frost, Arcibald MacLeish, William Carlos Williams, Marianne Moore tra i primi che vengono in mente – si sbagliava, ed egli stesso riconobbe più tardi di essersi sbagliato, come testimoniato dalla figlia Mary de Rachewiltz; ma tant’è, il suo nome è ormai usato abusivamente, a dispetto della volontà della figlia del poeta, dalla formazione neofascista per la quale simpatizza - oltre alla vecchia firma di Trucioli Marco Giacinto Pellifroni anche un docente livornese di filosofia in pensione diventato un collaboratore fisso di questa rivista online - l’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il quale ministro, nonché vicepremier e ora, uscito vittorioso dalla urne per il Parlamento europeo, premier in pectore , si adonta se lo si paragona al Duce e non, si badi, per un senso di modestia (Salvini è tutto meno che modesto) ma perché lui si ritiene (o vuol apparire) democratico, amico del popolo e buon padre di famiglia interprete della volontà popolare, ma sa anche che suonerebbe ben strana una professione di fede fascista per un ministro dell’Interno che, in teoria, è tenuto a difendere la Repubblica da eventuali tentativi eversivi.

 Così Salvini respinge con sdegno le accuse di essere filofascista ma allo stesso tempo non si dichiara mai antifascista. Perché? La spiegazione ufficiale è simile a quella del “superamento” delle ideologie e delle vecchie categorie “destra” e “sinistra”: siccome non c’è più il fascismo non ha senso parlare di antifascismo. Eppure se ne continua a parlare, perché? Intanto perché sono gli stessi movimenti di estrema destra a parlarne come, appunto, CasaPound, i cui militanti si considerano i fascisti del terzo millennio; ma non solo, ci sono altri movimenti attivi nella cosiddetta “galassia nera” i cui programmi in parte coincidono e in parte differiscono da quelli della Lega salviniana, per esempio: il Movimento Sociale Fiamma Tricolore che si definisce l’unico erede del Movimento Sociale Italiano. Il suo programma prevede, tra l’altro, l’elezione diretta del Capo dello Stato, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente, l’abrogazione delle leggi liberticide (cioè quelle di Scelba e di Mancino); il signoraggio della moneta, la Banca Centrale deve tornare a essere di proprietà dello Stato; uscire dalla NATO e chiudere le basi Nato sul nostro territorio; la restaurazione della centralità del Pater Familias , fulcro e motore dell’ordine tradizionale, il rilancio dell’identità nazionale, la preferenza nazionale nell’assegnazione delle abitazioni di proprietà pubblica, il blocco dell’immigrazione, lo sviluppo sostenibile. 


 Mentre Forza Nuova, movimento politico - così si definisce - fondato il 29 settembre del 1997, sotto il patrocinio di San Michele Arcangelo, da Massimo Morsello e Roberto Fiore, ha come valori fondamentali Dio, la Patria, la Famiglia e il Lavoro; tra i sui punti programmatici troviamo anche qui il blocco dell’immigrazione, però con l’avvio di un umano rimpatrio; la sradicamento dell’usura e l’azzeramento del debito pubblico; anche qui l’abrogazione delle leggi Mancino e Scelba; formazione di corporazioni per la difesa dei lavoratori e della comunità nazionale…Insomma un bel programma sovranista ma, secondo Roberto Fiore,  più coerente e serio di quello della Lega. C’è poi il caso di “Lealtà e Azione”, che si presenta come “una libera associazione di uomini e donne uniti in una comunità d’intenti, di ideali e d’azione, che agiscono volontariamente in ambito culturale, sociale e politico, senza ricercare utili materiali e profitti personali, perché animati da una concezione etica della vita…” Già, peccato che i militanti di questa libera associazione siano anche i rappresentanti in Italia della comunità Hammerskin, cioè il fior fiore dei naziskin e dei suprematisti bianchi di tutta Europa, e che nelle ultime elezioni regionali lombarde abbiano appoggiato il candidato della Lega Massimiliano Bastoni e assicurato al candidato presidente Attilio Fontana i voti dell’estrema destra (come documenta L’Espresso del 24 marzo 2019). Se a queste contiguità con i gruppi giovanili neofascisti o addirittura neonazisti aggiungiamo l’inchiesta  di Claudio Gatti, giornalista del “Sole 24 ore” (giornalone mainstream come L’Espresso e la Repubblica, non per niente da tempo nel mirino dei movimenti antisistema) sul piano neonazista per infiltrare la Lega - ora confluita nel libro I demoni di Salvini , Chiarelettere, 2019 – il quadro che ne esce non ci dice niente di buono (ovviamente a noi antifascisti) per la nostra democrazia rappresentativa già abbastanza in crisi per conto suo. Quanto al dileggio delle Giornate della Memoria e del Venticinque aprile, se fossi un militante antisistema ci andrei cauto: se questi anti antifascisti, ai quali possiamo ascrivere senza rischio di incorrere nel reato di diffamazione - date le loro frequenti invettive e ironie contro gli antifascisti e i partigiani - gli anti mainstream e strenui combattenti anti sistema Pellifroni e Lisorini, possono esprimere liberamente le loro idee, buone o cattive che siano, lo devono a chi ha sacrificato la vita anche per loro.

 FULVIO SGUERSO 

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