di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 685 del 17 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'immagine: La Belle Ferronnière Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
 LETTURA DI UN’IMMAGINE 41
La Belle Ferronnière
Olio si tavola (1490 -1495) di Leonardo da Vinci
Musée du Louvre – Parigi

 Nessuna delle identificazioni di questa bellissima nobildonna tentate finora può considerarsi soddisfacente; non si tratta, infatti, né dell’amante di Francesco I re di Francia, né della moglie di un mercante di ferramenta, indicata come tale per errore in una catalogazione del XVIII secolo, o di un tal Le Ferron, avvocato parigino; quello che sappiamo di certo è che si tratta di una signora milanese e che ferronnière è il nome del tipo di monile che le adorna la bella fronte. Leonardo dipinse questo ritratto  all’epoca del suo primo soggiorno milanese, negli stessi anni in cui realizzò altri capolavori come il Ritratto di musico e il ritratto di Cecilia Gallerani, più noto come Dama con l’ermellino. I ritratti di Leonardo sono altrettanti studi, oggi si direbbe, personologici, nel senso che intendono rivelare, tramite la forma esterna, la fisionomia interna della persona, il suo carattere o, con terminologia junghiana, il suo tipo psicologico. Dal ritratto  a mezzobusto dietro un parapetto azzurro “alla fiamminga” che serve a dare profondità spaziale alla superficie della tavola, emerge questa Belle Ferronnière  (probabilmente un’amante di Ludovico il Moro), con il busto ruotato verso sinistra ma con la testa voltata verso di noi, una personalità forte e sicura di sé: lo sguardo, penetrante e interrogativo, esprime un’ amalgama di curiosità e di alterezza che, comunque la si guardi, stabilisce una distanza abissale tra lei e lo spettatore. Anche qui il famoso “sfumato” leonardesco e il gioco sottile delle luci e delle ombre sull’ovale perfetto di quel volto conferisce alla giovane dama un’aura enigmatica ed ironica che sembra dire a chi guarda: “tu non saprai mai chi io sia veramente” e anche: “chi sei tu che mi guardi?”.  Da notare l’accuratezza con cui Leonardo dipinge il vestito rosso della signora e quel che si vede della manica sinistra e si intravede di scorcio della  destra, entrambe estraibili, come usava in quel tempo, legate al corpetto con dei lacci di stoffa che non nascondono  le arricciature della camicia bianca sottostante. Ultimo tocco di eleganza, la collana che le cinge il collo  con tre cerchietti e che ricade, annodata a un nastro, sul suo candido petto. 

 FULVIO SGUERSO  

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