di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Cari antifascisti Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
CARI ANTIFASCISTI

Vi riconosco il beneficio della buona fede, perlomeno a quanti sfilano nei cortei; non a coloro che organizzano le sfilate, ossia a quanti sviano il vostro malcontento verso la condanna di regimi di trascorsa memoria, anziché riconoscere che le etichette che compaiono sulle vostre bandiere sono ormai logore e andrebbero aggiornate.

Se il termine fascismo assomma ogni possibile connotazione negativa, vi invito allora ad usarlo indirizzandolo, non già alla paventata riedizione di totalitarismi novecenteschi, bensì al fascismo dal volto nuovo nel quale siamo ogni giorno più immersi. E non mi riferisco alle nuove destre, bensì alla galassia finanziaria internazionale. Si dà il caso che le nuove destre, dalla Lega a Fratelli d’Italia, da Casa Pound a Forza Nuova vedano nella globalizzazione, varata da quella finanza sopra le nostre teste, il loro principale bersaglio. Paradossalmente, considero più anti-fascisti loro di quanto non lo siate voi, che anzi siete la eco di una sinistra di lontana memoria, passata disinvoltamente all’abbraccio della finanza mondialista e totalitaria sin dal 1989.


Il Fascismo d’epoca è tramontato; ma quello dei “mercati”, inviso a Mussolini, gli è sopravvissuto ed è più presente che mai

Non che prima la sinistra si sia distinta per l’individuazione del bersaglio giusto. Il libro del filosofo Diego Fusaro “Bentornato Marx” esplicita in maniera illuminante come fu sprecata l’occasione forse irripetibile del 1968 per combattere il grande capitale, anziché la borghesia, ossia la classe media, come purtroppo avete fatto, dando così modo al grande capitalismo di crescere a dismisura, per l’oggettiva, eppur negata, alleanza di fatto tra destra (berlusconiana e pre-salviniana) e l’ormai pseudo-sinistra.

Il cancro finanziario ha avuto così modo di espandersi in forma capillare, anzi invasiva, occupando le istituzioni, ossia quello Stato tanto inviso al capitale. Il punto cruciale è proprio questo: il trasferimento del potere reale dallo Stato ai mercati. Ma le sinistre odierne, o che tali si definiscono, non sembrano essersi accorte, o peggio, hanno accolto con favore questa epocale perdita di sovranità dello Stato e del suo conferimento al capitale finanziario. O, se preferiamo, ignorano che la politica, democraticamente intesa, è morta assieme allo Stato, cui dovrebbe presiedere, a causa del suo ormai totale asservimento ai nuovi padroni, privati.

Molto interessante, a questo proposito, la relazione, “Il furto democratico”, di un Docente di Storia dell’Economia bocconiano, quindi mainstream, Luca Fantacci, nel corso del recente convegno “Europa a un bivio: fine o rinascita”. Fantacci parla di una terza Camera, extra-parlamentare, un Senato virtuale, dove a votare sono i mercati. È a loro che è stata di fatto delegata l’autorità di far valere le regole che l’UE si è data. Quindi, a disciplinare l’attività delle singole nazioni europee non sono tanto il Parlamento europeo o la Commissione, bensì un fluido insieme di entità private, collettivamente definito “mercati”; dai quali, se ad es. l’Italia deroga alle regole, parte la punizione, sotto forma di accresciuto interesse sui suoi Titoli di Stato, che siamo soliti quantificare come spread. Io aggiungerei una “quarta Camera”: le agenzie di rating, preposte a scoraggiare, col loro voto, l’acquisto dei nostri Titoli, che quindi devono allettare i mercati con interessi più generosi, a scapito pertanto del valore di quelli esistenti; come ben sanno le banche che li detengono: se svalutati, deprimono il loro valore patrimoniale.

 


Il prof. Luca Fantacci, Docente di Storia dell’Economia alla Bocconi

 

Fantacci aggiunge anche che, perdurando tale sistema di premio-castigo di una nazione affidato a forze estranee e private, se ne condizionano le leggi, la politica, la società tutta; ed è illusorio sperare che le imminenti elezioni europee, comunque vadano, possano cambiare radicalmente la nostra vita, perché saranno pur sempre i mercati a giudicarci. Si tratta pertanto di uno “strumento poderoso” per piegare le politiche nazionali ai diktat di poteri la cui unica motivazione è il proprio profitto. 

Fantacci rileva che non è sempre stato così. Le regole europee originarie, a partire dal 1957, volevano promuovere il libero scambio di merci e di uomini, mentre quello dei capitali era soltanto ancillare a tale scambio. Le cose cambiarono a fine anni ’80, quando il libero movimento di capitali divenne un fenomeno autonomo, sganciato dal parallelo spostamento di uomini, merci e servizi. Una deregulation finanziaria varata, guarda caso, in coincidenza dell’abolizione dello Steagall-Glass Act, che Roosevelt aveva voluto durante la Grande Recessione, per separare banche d’affari e banche commerciali. Da allora in poi l’Europa, da entità quasi improntata a soli scambi interni, seguì le orme della Germania nel privilegiare le attività dedite all’esportazione extra-europea. Ed è proprio dopo tale scelta sistemica, rafforzata poi dalla moneta unica e dall’azzeramento dei dazi, che la concorrenza con nazioni prive di cultura sociale e ambientale, divenne penalizzante per le imprese europee, cui si pose rimedio con l’abbattimento dei salari e dello Stato sociale, per adeguarsi al ribasso. Naturalmente non furono indenni dal libero movimento dei capitali i nostri Titoli di Stato, che finirono in buona misura in mani straniere, i suaccennati “mercati”, (a differenza del saggio Giappone, che lo vietò e poté così permettersi deficit per noi impensabili), i quali godettero in tal modo di una potente arma di ricatto nei nostri confronti.

La sinistra –continuo per inerzia a chiamarla così- non si accorse mai di questo cambio di paradigma e anzi si prodigò per agevolarlo, dimentica delle sue radici; ma si illudeva di esistere ormai soltanto nelle manifestazioni di piazza e nei patetici cortei indetti da quell’altro fantasma che sono i sindacati; o per fare commemorazioni di passati eccidi (tralasciando quelli ancora maggiori d’oltre cortina); o per chiedere adeguamenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Rivendicazioni, sia chiaro, non solo legittime, ma doverose, nelle attuali macerie dello Stato sociale; ma grottesche, se promosse dallo schieramento politico che di quelle macerie era il primo responsabile. Eppure, contro chi puntano il dito le sinistre? Non contro l’ormai onnipotente finanza, ma contro lo Stato, ossia proprio l’organismo che hanno esautorato, plaudendo al trasferimento del suo potere fuori confini. 

 

La contraddizione delle sinistre: essere convinte europeiste e chiedere il ritorno dello Stato sociale

 

Purtroppo, le esigenze di base di una popolazione in buona parte in ginocchio non vengono oggi veicolate dalle sinistre, ma dalle nuove destre, in una storica eterogenesi dei fini. E il grosso drappello di elettori che tuttora, nonostante tutto, scelgono il PD, non si accorgono che votano per il mantenimento di questo sistema banco-centrico, nel quale rimbomba a cadenza ravvicinata la voce di Ignazio Visco, che enfatizza il dogma dell’indipendenza dalla politica, insomma dallo Stato, della succursale della BCE fittiziamente chiamata Banca d’Italia. Sanno costoro che tengono in tasca moneta privata, che lo Stato è costretto a comprare dalla privata BCE, pagandola al valore di facciata, più gli interessi? 

Che ci sia ancora un’ignoranza così diffusa sulla reale natura del nostro denaro, 8% cartaceo (BCE) e 92% elettronico (banche commerciali), ha dell’incredibile, se non fosse che i mezzi di comunicazione sono nelle mani di persone devote ai banchieri, e solo grazie a Internet è possibile avere notizie meno colluse col potere vero.

Il Nuovo Ventennio Fascista 

E, a proposito di ciò, le sinistre accusano il fascismo (quello del Ventennio) di assenza di informazione indipendente, di democrazia (partito unico), di trasparenza, nonché di totalitarismo, di colonialismo e imperialismo (AOI, Africa Orientale Italiana e Albania). Hanno ragione. 

 


I Presidenti della Repubblica sono i sommi custodi della Costituzione.

Ciononostante, hanno fatta propria l'incostituzionale cessione della sovranità nazionale ad organismi esteri

 

Vorrei tuttavia portare alla loro attenzione il tipo di governo dei popoli che la grande finanza apolide sta creando, dopo aver quasi completato l’esautoramento degli Stati nazionali e quindi il trasferimento del potere da organi di governo pubblici a privati. Realizzando ciò, si sono violati parecchi articoli della nostra Costituzione, come puntualmente ci ricordano gli avvocati Marco Della Luna [VEDI]Marco Mori [VEDIe Giuseppe Palma, [VEDInonché Paolo Maddalena, ex Presidente della Corte Costituzionale. [VEDIForse prenderebbero atto che il fascismo, sotto nuove spoglie, vive e vegeta proprio nell’ultimo Ventennio, che le sinistre hanno contribuito a connotare come tale.

Partiamo dalla Democrazia. Ci è consentito eleggere le giunte locali e il Parlamento che, come appena detto, sono vincolati a norme extra-nazionali, varate da organismi non eletti, soprattutto per quanto riguarda i piani di spesa, ossia il sangue che scorre nelle vene e nel cuore della nazione. Quindi, autonomia finanziaria ai minimi livelli. Da ciò discende che, chiunque noi si elegga, ha scarse conseguenze pratiche sulle modalità di funzionamento di Stato ed enti pubblici, e quindi delle nostre vite.

Informazione. Ho già fatto cenno all’informazione, saldamente controllata dai media nazionali in quanto asserviti al potere vero, apolide. Se poi passiamo ad Internet, la rete è via via sempre più nelle mani di colossi privati, come Google, Facebook e loro diramazioni, le quali esercitano una strettissima censura. Nel senso che, con il pretesto ad es. delle fake news, si arrogano il diritto di cancellare quanto non di loro gradimento; e ciò in qualsiasi ambito, dalla politica a presunte licenze erotiche, avendo poco da invidiare all’ex Sant’Uffizio. 

 

JP Morgan e Jacob Rotschild, simboli del totalitarismo finanziario, senza età

 

Trasparenza. Le decisioni più incisive sulle attività e gli interessi della gente vengono prese a porte chiuse e senza obbligo di resoconto. La finanza s’è fatta leggi ad bancas sue proprie, che le assicurano massima opacità e impunità, così come la casta dei giudici ha fatto per se stessa. Provate a pestare il piede a un giudice (o a un banchiere) e vedrete cosa vuol dire l’altra indipendenza conclamata: quella dei tribunali, cui spetta l’ultima parola in qualsiasi vertenza. Rivolgersi ad un giocatore di poker per sapere che vantaggi comporta essere l’ultimo a parlare.

TotalitarismoIl mondo è in mano ai mercati, che fanno il bello e il cattivo tempo brandendo, nel caso dell’Italia, la clava dello spread, approfittando di un debito pubblico formatosi nei decenni a causa degli interessi composti; nonché della spada di Damocle dei derivati, che i banchieri hanno profuso allo Stato e agli enti pubblici. E’ questa l’inedita forma di totalitarismo internazionale, che è anche peggio di quello nazionale d’altri tempi, in quanto i soggetti responsabili sono senza volto. Le armi sono immateriali, ma incidono sulla società in maniera devastante. Guardiamo all’impatto sulle popolazioni delle sanzioni economiche decise dall’alto della consorteria politico-finanziaria.

Colonialismo. Forse le sinistre non si sono accorte, nel loro amore per i salotti buoni della finanza, che questa ha declassato l’Italia al rango di colonia: da colonialisti a colonizzati. Il colonialista “classico” depreda una nazione delle sue ricchezze naturali e schiavizza la popolazione indigena, facendola lavorare per salari da fame. Nel contempo, spinge ogni attività, in primis quella agricola, verso l’esportazione, abbattendo così l’indipendenza alimentare, e impone la propria moneta (v. l’es. dell’Africa francofona) [VEDI].   Poi propone investimenti strutturali con soldi prestati dalla sua Banca Centrale, indebitando la nazione. Infine, impone alla nazione super-indebitata le sue formule (“riforme”) per ridurre il debito: privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Con questi principi, l’Occidente ha declassato molti Paesi che vivevano dignitosamente secondo le proprie tradizioni in Paesi poveri, anzi miserabili, pur con tutte le afflizioni dei Paesi ricchi, inquinamento e criminalità in testa.

Certo l’esempio dell’Italia non segue pedissequamente questo triste iter, ma in buona parte sì, se consideriamo che il nostro debito pubblico ha avuto inizio proprio dall’indipendenza di Bankitalia; e che questo debito è usato come arma di ricatto per imporre le riforme di cui sopra. Inoltre, l’esasperata spinta all’esportazione, anziché ai consumi interni, ha causato, per restare competitivi, salari sempre più bassi e un impoverimento generale per la continua perdita del potere d’acquisto di una moneta imposta dalle “forze d’occupazione finanziaria” (Fusaro). E, non potendo depredare l’Italia di materie prime, in quanto notoriamente scarse, si invoca l’arrivo di “investitori esteri”; che altro non sono che speculatori che si appropriano, a prezzi di saldo, spesso grazie alla “benevolenza” dei nostri politicanti, delle migliori imprese italiane, pubbliche e private. Se non è una colonia questa…

 

Dove sono i “fascisti”?

 

Imperialismo. Un tempo le sinistre usavano questo termine intendendo principalmente l’imperialismo yankee. Oggi siamo passati al globalismo apolide della grande finanza. E l’Italia non conta molti esponenti nel gotha che si riunisce regolarmente a Davos e negli hotel del Bilderberg. Fa invece parte della galassia delle nazioni succubi del sistema del denaro privato a debito, ma non alberga al suo interno sufficienti forze sane di rigetto di questo virus infetto. Anche i partiti più in vista della nuova destra, Lega e FdI, hanno agitato i temi dell’uscita dall’euro e dall’UE, ma li hanno poi abbandonati, persino durante la campagna elettorale in corso, che sarebbe stata l’occasione ideale per farlo. Chi invece non demorde e continua a chiedere l’Italexit è proprio Casa Pound, non per nulla la più esecrata dagli organi d’informazione, tutti filo-globalisti. 

Un posto a sé merita il M5S, e in particolare il premier Conte, smaccatamente filo-grillino, che fa dichiarazioni che non lasciano dubbi sulla sua scelta di marciare compatti versi gli SUE (Stati Uniti d’Europa), cioè verso la prigione europea (che Diego Fusaro chiama “campo di concentramento finanziario”), che, se realizzata, inasprirebbe ulteriormente il suo lato totalitario e anti-democratico. Sul piano dell’immigrazione, poi, esercita una continua controspinta al pugno di ferro di Salvini, che, tuttavia, è riuscito a realizzare solo questo obiettivo (e quello della legittima difesa), fallendo sui rimpatri e restando evasivo sui temi monetari, dopo averli chiassosamente agitati prima di diventare ministro. 

Per concludere, mi auguro che le sinistre, o auto-definite tali, nel ricuperare la loro vocazione storica di appoggio della parte più indifesa della popolazione, includano nelle loro rivendicazioni quella della natura pubblica della moneta, molto più consona alle sue radici che la difesa di una finanza, internazionale, sì, ma non certo nel senso dell’Internazionale Socialista.

Quesito finale: chi sono oggi i fascisti?

 Marco Giacinto Pellifroni      26 maggio 2019

  Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com

 

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