TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 680 del 13 ottobre  2019
Tel. 346 8046218
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Scritto da FULVIO SGUERSO   
 LETTURA DI UN’IMMAGINE 40
La marchesa Luisa Casati con un levriero
Olio su tela (1908) di Giovanni Boldini 
Galleria Nazionale – Roma

 La marchesa Luisa Casati Stampa sembrava veramente un personaggio estetizzante uscito dalle pagine di un romanzo decadente del periodo della Belle Epoque, e difatti ispirò a Gabriele D’Annunzio il personaggio di Isabella Inghirami nel romanzo Forse che sì forse che no del 1910. Luisa, seconda figlia dell’imprenditore tessile Alberto Amman, nacque a Milano il 23 gennaio del 1881.

Nel 1900  si sposò con il marchese milanese Camillo Casati Stampa di Soncino, ma la sua vocazione non era precisamente quella di una  tranquilla vita coniugale. Appassionata di arte volle diventare lei stessa un’opera d’arte. Divenuta alla morte del padre una ricca ereditiera, acquistò nel 1910 il Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande -  oggi sede della fondazione e del museo d’arte contemporanea Peggy Guggenheim, che fu anche lei grande collezionista e follemente innamorata di Venezia -  e ne fece un punto di incontro per gli artisti di passaggio nella città lagunare. Il tormentato romanzo erotico-passionale vissuto con D’Annunzio e la frequentazione di alcuni dei maggiori artisti dell’epoca esaltò la sua innata tendenza narcisistica; tra questi Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) che le fu presentato proprio dal Vate in una festa da ballo al Danieli. Narrano le cronache mondane del tempo che, durante la cena, la collana di perle della marchesa si ruppe disperdendosi per tutta la sala, così Boldini e la dama con il suo ricco costume da ballo si ritrovarono ginocchioni sotto il tavolo nel tentativo di recuperare qualche perla. Il pittore rimase folgorato dalla bellezza degli occhi verdi di quella donna strana e affascinante , fu il colpo di fulmine che diede inizio  alla serie dei numerosi ritratti che  rappresentano l’estrosa marchesa in pose diverse e in abiti e costumi sempre eccentrici e sfarzosi.

Nel ritratto La Marchesa Luisa Casati con un levriero del 1908, il pittore del bel mondo parigino che ha dato il meglio di sé nei ritratti  dipinge con rapidi tocchi come un’istantanea della personalità inafferrabile, inquieta, egocentrica (oggi si direbbe borderline) del personaggio celebre in Europa per le sue stravaganze, la sua vita sregolata, le sue performance ante litteram (famose le sue feste trasgressive e le passeggiate notturne in Piazza San Marco coperta solo da un mantello di  pelliccia  con un ghepardo tenuto a un guinzaglio ornato di perle) definita l’Anti Gioconda da Le Figaro,la Divina Marchesa, così chiamata  dal divino Ariele, che dopo tante dissipazioni, morì povera a Londra, nel 1957, dimenticata da tutti. Boldini la ritrae a figura intera, fasciata in un lungo abito nero di velluto e raso e con  qualche nota di viola e il volto ombrato da un immenso cappello anch’esso nero.

Il lucido manto nero del levriero tenuto al guinzaglio legato a un prezioso collare si confonde quasi con il lucido nero dell’abito della marchesa. Uniche note chiare: l’avambraccio sinistro della nobildonna, le dita della mano con cui tiene il guinzaglio nero e il suo volto bistrato in cui spiccano i famosi occhi “magnetici” che ci fissano e quasi ci trafiggono con quello sguardo misterioso e triste. L’ambiente è imprecisato ma potrebbe benissimo essere il proscenio di un teatro dove la marchesa sta esibendosi davanti a un pubblico di artisti adoranti. 
 

FULVIO SGUERSO  
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