TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 681 del 20 ottobre  2019
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Quale futuro per Carige? Stampa E-mail
Scritto da R.T.   

 

QUALE FUTURO PER CARIGE?

Nel corso del 2018, forse l'anno più difficile della sua storia, Carige ha perso il 14% della sua raccolta, scesa da 16,86 a 14,5 miliardi di euro, con una perdita di 2,36 miliardi.

Gran parte dei deflussi (1,82 miliardi) si sono concentrati nel quarto trimestre dell'anno, segnato dalla bocciatura dell'aumento di capitale da parte della famiglia Malacalza, da cui sono scaturite le dimissioni del Consiglio di Amministrazione ed il commissariamento della banca, alimentando in clima di grande incertezza sulla sopravvivenza dell'istituto ligure.


La bocciatura dell'aumento di capitale da 400 milioni, all'origine del commissariamento di Carige, ha contribuito ad alimentare una crisi di liquidità, con la 'rottura' dei requisiti fissati dalla Bce sull'ammontare delle attività prontamente liquidabili da detenere in bilancio.
L'indicatore Lcr (liquidity coverage ratio), rivela un documento dei commissari, scese a fine 2018 all'87%, sotto il limite del 100%.

Le tensioni sono state superate nel 2019 solo grazie all'emissione di due bond da un miliardo di euro garantiti dallo Stato. E ora che succederà? Quale sarà il futuro della Carige?

Si è resa necessaria la stesura di un piano industriale per cercare di risolvere la difficile e intricata vicenda di Banca Carige, che però presenta non pochi interrogativi. Non tanto per la proposta in sé, certamente seria, professionale e ponderata, quanto piuttosto perché non si conoscono ancora le possibili “risposte” di molti interlocutori – esterni e interni – i cui interventi saranno di fatto determinanti.


Pietro ModianoRaffaele Lener Fabio Innocenzi

I tre commissari straordinari Pietro ModianoRaffaele Lener Fabio Innocenzi hanno annunciato che occorre un aumento di capitale di 630 milioni (rispetto ai 400 proposti nel dicembre scorso), il prepensionamento di circa mille su quattromila dipendenti, la digitalizzazione dei servizi, tagli delle spese, cessione di gran parte dei crediti deteriorati e una razionalizzazione delle offerte di investimento alla clientela.

L’obiettivo è di raggiungere il pareggio di bilancio, e ci sono gli estremi per farlo entro il 2020. L’obiettivo è quindi di puntare a razionalizzare, a ripulire dai debiti e a rendere funzionale sul territorio la banca, tenendo sempre presenti le possibili offerte di aggregazione, sulle quali però viene tenuto il massimo riserbo. Secondo Fabio Innocenzi, che ha spiegato in dettaglio tutte le possibili operazioni, la banca non deve più assomigliare a una grande città galleggiante tipo le navi da crociera, bensì a un agile motoscafo, pratico e maneggevole. Per tutti e tre i commissari la statalizzazione della banca è un’ “extrema ratio”, e si farà di tutto per evitarla.

A questo punto, le prossime mosse toccano a tutti coloro che dall’esterno ritengono apprezzabile il piano industriale, realizzato sotto il controllo della Bce, ma soprattutto agli azionisti della Carige, grandi e piccoli, come ha detto Modiano, ma in particolare i riflettori sono puntati sul gruppo Malacalza Investimenti che controlla oltre il 27% del pacchetto azionario dell’istituto genovese.


Vittorio Malacalza

All’assemblea degli azionisti del 22 dicembre, il gruppo Malacalza si astenne dall’approvare l’aumento di capitale di 400 milioni, di cui avrebbe dovuto versarne 120. Ora, con l’aumento di capitali aumentato, la quota dei Malacalza potrebbe salire a oltre 180 milioni. Ma il 22 dicembre la spiegazione del voto sospeso era appunto la mancanza d’un piano industriale.

S’è capito che negli ultimi tempi si è instaurato un dialogo tra i commissari e l’azionista di riferimento, ma ora bisognerà capire quali saranno i giudizi e i distinguo, anche perché entro pochi mesi ci sarà una nuova assemblea degli azionisti per arrivare a una decisione strategica e operativa. 

C’è molta prudenza sulla strategia di possibili aggregazioni da parte di istituti bancari di maggiori dimensioni, pur non escludendo la cosa.

Ma quale potrà essere l’obiettivo finale dei Malacalza? Accetteranno di tornare in gioco mantenendo il loro ruolo di azionisti di riferimento? Pensano ancora alla banca “piccola e autonoma” sul territorio ligure oppure puntano ad arrivare ad una aggregazione con un partner di loro gradimento?

Ma è indubbio che potranno emergere altre possibili soluzioni, mentre dovrebbe procedere il piano industriale di risanamento.Potranno essere aperte, se ci saranno i presupposti, azioni legali di risarcimento nei confronti della precedente dirigenza? I commissari hanno un mandato preciso e verificheranno tutte le ipotesi, anche se non c’è troppo entusiasmo, visti i precedenti poco fortunati. Non è facile individuare precise responsabilità ed è ancora meno facile ottenere poi le cifre – di grandi dimensioni – presunte in caso di riconosciuta responsabilità. La banca dovrà trovare le risorse necessarie con le sue forze e di chi vorrà credere in lei.


Gli ultimi rumor sussurrano che il salvataggio di Carige potrebbe essere ormai solo questione di tempo, ed i tasselli necessari al rilancio della banca sono due: la formalizzazione dell’offerta da parte di BlackRock, e la conversione del bond da parte del Fondo Interbancario.

Nei giorni scorsi, BlackRock e Banca Carige avrebbero inviato alla BCE un piano industriale che dovrebbe ottenere l’approvazione dalla Vigilanza. Punti principali del business plan: “obiettivi più aggressivi per cost/income e roe; conferma per la strategia di derisking e per la valorizzazione del wealth management; forte attenzione alle nuove tecnologie come leva per abbattere i costi”.

Inoltre, BlackRock sarebbe orientata a coinvolgere altri soggetti nel salvataggio di Banca Carige, che potrebbero entrare come coinvestitori nel progetto.

Per quanto riguarda invece il secondo tassello, pare che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), dopo aver sottoscritto il famoso bond da 320 milioni di euro, sia ormai pronto a convertire l’obbligazione in azioni Banca Carige. La mossa, fondamentale per il salvataggio, potrebbe concretizzarsi nell’ arco di una o due settimane.

Attendiamo gli eventi.

 

R.T.

 

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