TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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Chi va pagato per primo? Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
CHI VA PAGATO PER PRIMO?

 

Un caso particolare (?)

Ho 40 anni, ho aperto nel 2002 un piccolo esercizio commerciale assieme ad un mio coetaneo, finché 5 anni fa un brutto male mi ha impedito di continuare l’attività, che, nonostante gli sforzi del mio socio, alla fine ha dovuto piegarsi all’ineluttabile. Dico genericamente brutto male a indicare quell’indefinito, oscuro malessere, oggi molto diffuso, che ti inimica la vita: depressione.


Depressione, distacco dal mondo, alterazione del ritmo del sonno, farmaci: un mix invalidante che impedisce di lavorare

 

Già è difficile iniziare un’attività in proprio: una delle tante partite Iva di cui l’Italia s’è riempita col venir meno del lavoro dipendente; difficile per le garanzie che la banca richiede prima di concedere un finanziamento; difficile per la serie infinita di adempimenti imposti dalla burocrazia imperante; difficile per la concorrenza spietata, del “mors tua vita mea”, che il capitalismo ha spinto alle estreme conseguenze; e figurarsi se non è difficile anche la sua cessazione. Permangono infatti tutti gli adempimenti e i debiti che, in mancanza di soldi per farvi fronte, crescono a valanga, cammin facendo. 

Le uniche sostanze cui attingere sono state le magre pensioni dei miei genitori. Ma, se sono riuscite a farmi barcamenare e pagarmi i farmaci, di cui molti non mutuabili, l’accumulo di debiti è diventato tale che non vi si riesce più a far fronte. La lista inizialmente includeva fornitori, contributi INPS e INAIL, la banca, vari enti pubblici, tra i quali la CCIAA, il Comune, ecc. 

I due creditori maggiori sono rimasti: a) l’INPS, che pretende un minimo altissimo, comunque vadano gli affari, anche se stanno a quota zero; e in 5 anni si sono sommati alle sanzioni, fino a raggiungere un totale insostenibile; b) la banca, che è andata avanti imperterrita a calcolare le sue rate, gli interessi, anche di mora e ogni minimo movimento. Tutto al centesimo. Per un anno ha avuto il buon cuore di farmi pagare “solo” gli interessi, grazie alla legge “anti-suicidi”; poi, pur persistendo le ragioni del mio blocco lavorativo, ha ripreso come nulla fosse a tempestarmi di solleciti di pagamento che sono ormai il mio incubo quotidiano. Magari avessi un’indennità di disoccupazione: ero un “imprenditore”, quindi non mi spetta. Lo Stato per me non esiste; o quando batte un colpo è solo per prendere, mai per dare. Forse se fossi arrivato in Italia su un barcone avrei qualche diritto…  

 

L’accoppiata INPS-Banche è stata per anni il mio assillo e lo è tuttora

 

L’anno scorso s’è insediato un nuovo governo, che, per la prima volta, s’è preoccupato più delle angosciose situazioni in cui versano moltissimi italiani che di ingrassare banche e finanza (che sono poi la stessa cosa), varando una legge per sgravare tanti arretrati verso lo Stato ed enti pubblici, tra cui anche l’INPS, sollevando un coro di critiche da parte delle ex-sinistre, tacciandolo di agevolare l’assistenzialismo e il lavoro nero. Sulle prime, senza alcuna logica, le agevolazioni (“rottamazione delle cartelle”) furono limitate al 2010; poi, secondo buon senso, venne allungato il periodo rottamabile fino al 2017 (escludendo però il 2018). Tra le varie clausole limitative, tuttavia, ne era inserita una demenziale: l’ISEE non documenta solo i tuoi redditi, ma anche quelli delle persone con cui condividi la residenza. 

Ora, si sa bene che molti giovani risultano residenti al paesello d’origine, dal quale sono emigrati per aggiungersi alla folla delle grandi città, dove ancora si trova, pur a fatica, lavoro. Anch’io, che sono finalmente riuscito a riprendermi dall’abulia dei 5 anni d’inferno, ho dovuto seguire l’onda, incontrando peraltro enormi difficoltà per trovare un alloggio in città, visto che tutti i padroni di casa chiedono a garanzia un contratto a tempo indeterminato: ossia quello che ormai corrisponde all’araba fenice. Alla fine ho trovato una stanza in affitto in un paese dell’hinterland milanese e, miracolosamente, persino un lavoro. A chiamata eh, mica potevo chiedere la Luna! La residenza, però, l’ho tenuta al paesello, un po’ per affezione, un po’ perché il proprietario di casa non voleva. Quando leggo che l’80% degli italiani sono padroni di casa, si dimentica che tali rimangono le case di origine; ma tutti coloro che emigrano in città pagano fior di affitti, mentre risultano ancora residenti dove son nati. [VEDI]

A causa di ciò, niente rottamazione delle cartelle, risultando ancora vivere con  i miei, che, pur essendo ben lungi dalle pensioni d’oro dei politici, mi han fatto risultare, di riflesso, persona “agiata”. 

Ora devo decidere, sottraendolo dal mio precario reddito, se rateizzare l’INPS o la banca, riprendendo a pagare le rate. Ma non posso certo pagare entrambi! Che fare?

A questo punto devo fare un’oculata riflessione su chi ne abbia più diritto.

L’INPS, stante il sistema previdenziale che, anche se è passato da retributivo a contributivo, non è che metta da parte i soldi dei contribuenti per poi renderglieli quando vanno in pensione, come verrebbe da pensare. No, paga chi va in pensione con i contributi dei lavoratori attuali (ma, per inciso, paga anche l’indennità di disoccupazione se eri lavoratore dipendente, non se eri partita Iva). Quindi, se non li pagassi, detrarrei l’equivalente dei mancati versamenti dagli attuali pensionati, tra cui i miei stessi genitori. 

 

Immagine estremizzata, certo, ma rende l’idea dell’enorme disparità sociale voluta dal neoliberismo

 

La banca, quando mi ha concesso il finanziamento, non ha fatto nient’altro che digitare l’importo su un computer. E si aspetta che io lavori per tot anni per ripagarli. Ma l’Italia non è per Costituzione una Repubblica fondata sul lavoro? In realtà è fondata sul parassitismo, stante questo sistema bancario. E per giunta pretende che io paghi le tasse proprio con quel tipo di moneta, elettronica, non contemplata da nessuna legge, mentre ritiene sospetto ogni pagamento in valuta legale, cartacea (d’altronde prodotta con lo stesso sistema…). Bene, il capitalismo è basato sul rischio d’impresa, no? Allora, cara banca, i soldi che mi hai fittiziamente “prestati” non posso ripagarteli: è la regola capitalistica, bellezza! Del resto non hai fatto alcuna fatica, fisica o mentale, per guadagnarli, e quasi certamente hai anche calcato la mano a tuo favore.

Nessun dubbio allora: cercherò di pagare l’INPS. Il bello è che la banca, all’atto di concedermi il finanziamento, aveva preteso a garanzia… la pensione di mio padre! Come nel gioco dell’oca. Adesso gli pignorerà il 20%, perché il giudice avallerà di certo la sua richiesta di aggredirla. Del resto, i giudici sono così ben pagati per non farsi venire scrupoli in casi come questo e ogni qualvolta devono pignorare un alloggio a favore di una banca: basta vedere sui giornali i paginoni di immobili all’asta. Amen.

 

 

Il ritorno alla vita, quasi una seconda nascita. Ma i debiti non sono svaniti

 

La morale

Il dilemma di quest’uomo è lo stesso di tanti medi, piccoli e micro imprenditori, alle prese con quotidiani ostacoli di ogni genere e sempre incerti se pagare prima le banche, gli enti pubblici, le bollette, i fornitori e quant’altri. O se dare la precedenza ai propri dipendenti, inclusi se stessi, per sopravvivere. O, in caso contrario, se farla finita, come nell’ultimo caso dell’imprenditore di Senigallia, che così conclude la sua lettera d’addio: Mi rivolgo dunque ai responsabili, assolutamente irresponsabili, degli istituti di credito, ma anche ai pubblici Amministratori e a chi, abusando del suo infimo potere, si arroga il diritto, tralignando la verità, di divertirsi giocando con la necessità, le ansie, le emozioni del prossimo, senza capacitarsi che il suo divertimento può essere recepito tragicamente da chi lo subisce.

 


“Dopo una crudele, sfinente ed umiliante alternanza tra illusione e repentina disillusione, in attesa di una positività nella quale non  credo più”, Riccardo Morpurgo s’è tolto la vita il 12 aprile scorso

 

Viviamo in un sistema perverso. I governi operanti sino all’attuale hanno permesso l’avvitamento economico che ha riempito il Paese di disoccupati, precari, giù giù fino ai disperati che, per riuscire a mangiare per qualche settimana, sono finiti vittime di spietati carnefici, come i massici arresti di Palermo non hanno fatto che testimoniare: gente talmente abbrutita dal bisogno che cede alla criminale proposta di farsi fratturare un arto con un blocco di ferro o cemento per poi frodare l’assicurazione fingendo un incidente d’auto. Con l’esito di stampelle e sedie a rotelle, e persino un funerale. Un affare di sangue che, a fronte di poche briciole ai disgraziati, ingrassa i loro macellai –gli esecutori materiali- e una rete abominevole che spazia da un avvocato a periti assicurativi e medici ospedalieri. Seguirò con apprensione l’evolversi dei processi a carico di decine di persone coinvolte in un simile orrore, sperando che non finisca in una delle tante sentenze-barzellette, con delinquenti rimessi in poco tempo in libertà, pronti a reiterare i reati. Dice bene il prof. Lisorini quando afferma che qualificare il carcere come “correttivo” e “rieducativo”per reinserire il condannato nella società è un’ipocrisia, al pari di tante altre. Gente che si macchia di delitti così nefandi merita di finire la vita in galera; anzi meriterebbe proprio di finirla subito. [VEDI]

“Eh, sì, abbiamo fatto un po’ troppa austerity!”, s’è lasciato scappare non ricordo quale alto politico tedesco. E queste sono le conseguenze; che includono anche un numero impressionante, ma non rivelato, di suicidi. Sembra che le uniche attività floride siano le multinazionali e le grandi banche, che concludono ogni anno con miliardi di utili. Ma a spese di chi? Di tutti noi, che, senza accorgercene, convalidiamo questo sistema assurdo in cui esiste una massa di lavoratori contrapposti ad un’elite di parassiti in doppio petto, che hanno prosperato grazie alla compiacenza di governi collusi, sempre schierati al loro fianco. Emblematici i governi da Monti a Renzi, con tanti ministri passati con lauti stipendi alle società che avrebbero dovuto controllare. Hanno salvato a spese del popolo le banche per acquisire meriti e milionarie assunzioni, dopo la parentesi governativa. E ahimè, lo stesso governo in carica non brilla certo per austerity nei loro confronti, quando i suoi vertici strepitano contro il ministro Tria che non vorrebbe pagare, fregandosene delle elezioni alle porte, i truffati delle banche venete e toscane con soldi nostri, quando logica vorrebbe che fossero le stesse banche a rimborsarli, vista la facilità con cui creano il denaro dal nulla. Ma Tria questo si guarda bene dal dirlo, e anzi propone di alzare l’Iva per incassare € 23 miliardi grazie alle clausole di salvaguardia messe in campo dallo zelante suo predecessore Mario Monti. L’importante è non scalfire le banche: chissà che a fine mandato non trovi una poltrona in qualche Cda, sull’esempio di quanti lo hanno preceduto…

 


Crediti: dall’FMI a DG Bankitalia, dal Cda di BRI e BCE a Ministro del Tesoro. Infine Presidente di Unicredit. Classico esempio di uomo delle porte girevoli, tra incarichi pubblici e soprattutto privati

 

E mentre le banche accumulano profitti alle stelle, lo Stato, quello stesso che privilegia i loro falsi soldi anziché stamparseli in proprio, liberi da debito e interessi, s’è ridotto a rassomigliare a quei poveracci vittime del bisogno. Già, perché anch’esso ha i suoi “creditori”: quegli “investitori istituzionali” (tipo Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley e simili) che incassano, dalle loro comode poltrone, gli interessi sul debito e sui derivati, che sprovveduti funzionari del MEF hanno sottoscritto (insieme a tanti enti pubblici) cadendo in trappola, alla pari di altrettanti Pinocchi, raggirati dai Gatti & le Volpi di Wall Street. 

Il meccanismo del progressivo impoverimento dello Stato (che si rivale su noi cittadini inondandoci di tasse e sanzioni fasulle, tipo le multe stradali, in via diretta o tramite Comuni e Province), è questo: succhia X di tasse, ma ne spende per noi X meno Y; perché Y deve darlo agli investitori di cui sopra; più Z, ossia ulteriori “prestiti”, sempre da lorsignori, per la parte di interessi che Y non è riuscito a coprire.

Paradossale: lo Stato rispecchia i poveracci –ormai maggioranza o quasi totalità-  che ha lasciato proliferare nella nazione; la quale quindi non è più uno Stato, nel corretto senso del termine, ma un protettorato o peggio una colonia bancaria. Espressione del nuovo colonialismo, dove le leggi, o la loro disinvolta violazione, in nome della forza che prevarica il diritto, diffondono povertà a piene mani.

Sovranismo, di converso, significa voler uscire da questa spirale soffocante e ripristinare la dignità di uno Stato quale dev’essere inteso, con la propria moneta e una classe dirigente al servizio del popolo e non della finanza parassitaria, nei cui ranghi non gli sia più permesso di militare, a servizio pubblico concluso.

 


Francesco Amodeo. In altro intervento chiede di sminare il terreno dalla mine lasciate dai governi precedenti; o queste resteranno lì, pronte ad esplodere.
Tra queste le clausole di salvaguardia....

Lo so, sembrano discorsi utopistici. E più passa il tempo più lo diventano, come insegna il breve estratto dall’articolo di Francesco Amodeo, [VEDIche ha capito molto presto quello che il potere non vuole che la gente capisca, riempiendo le sue giornate di affannoso lavoro e traffico pendolare, e i momenti liberi di inebetimento sul cellulare, partite di calcio e svaghi televisivi.

  

    Marco Giacinto Pellifroni                 21 aprile 2019

  Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com 

 

 

 

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