GLI AFORISMI DI MAURO COSMAI
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 664 del 19 maggio  2019
Tel. 346 8046218
Diversi livelli dello sviluppo morale Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
DIVERSI LIVELLI DELLO SVILUPPO MORALE

 In teoria la moralità intesa come norma interiore di comportamento non può che essere la stessa per tutti gli esseri umani adulti e dotati di autocoscienza e ragione (logos) ; ma in pratica dobbiamo constatare come il concetto di ciò che è bene e di ciò che è male non sia identico per tutti, e infatti capita sovente che ciò che io considero un bene altri  lo considerino un male, oppure che ciò che è bene a un certo momento della vita sia un  male in un altro momento.


Scuola greca

Lo stesso farmaco può guarire o uccidere a seconda della dose con cui è somministrato. Come insegnavano i sofisti nel V secolo a. C., la verità oggettiva, assoluta, non esiste; esistono invece le verità soggettive e relative (le opinioni), di conseguenza non esiste neppure una morale oggettiva, assoluta e valida per tutti: non gli dei - andava predicando Protagora nell’Atene di Pericle e peregrinando per le poleisdell’Ellade -  stabiliscono la misura e il limite alle cose, ma l’uomo, è lui la misura di tutte le cose, “di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”. Per i sofisti non ha nemmeno senso considerare un uomo migliore di un altro se non nell’abilità di persuadere gli interlocutori, tramite discorsi ben congegnati, riguardo alla validità di una tesi piuttosto che di un’altra. Ai sofisti non importa che una tesi sia vera, importa che sembri vera. Se applicassimo questo criterio alla vita umana, come ha fatto notare Socrate, ci troveremmo ben presto in un labirinto senza uscita in cui sarebbe impossibile distinguere tra azioni volte al bene, cioè alla felicità di tutti e di ciascuno e azioni volte ai falsi beni e quindi all’infelicità di tutti e di ciascuno. Ma come discernere le azioni buone dalle malvagie? Per Socrate il criterio è la conoscenza: i ciechi finiscono nel fosso, chi vede la bellezza del bene non può non amarlo. La virtù è una come unica è la luce dell’intelletto che ci rivela che cosa è bene e che cosa è male.


Socrate 

Ma,  l’esperienza insegna, questa luce non splende per tutti, come dimostra la persistenza del male, cioè dell’ignoranza del (vero) bene nel mondo. Lo psicologo svizzero Jean Piaget (Neuchatel, 1896 – Ginevra, 1980) dimostrò che anche la moralità, analogamente allo sviluppo delle facoltà cognitive nell’essere umano, è il risultato di un processo evolutivo. I bambini in età scolare studiati da Piaget passano gradatamente da un morale eteronoma, cioè basata sull’osservanza stretta alle regole del gioco ( per esempio del gioco delle biglie) e sull’obbedienza all’autorità non per intimo convincimento ma per paura della punizione che scatterebbe prontamente in caso di infrazione di una regola imposta dall’esterno (per esempio quella di non mentire o di non rubare), a una  morale autonoma in cui le regole possono essere discusse e approvate o cambiate, comunque  non più accettate acriticamente, solo per ricevere un premio o per evitare un castigo. Lo stadio della morale autonoma è (o dovrebbe essere) caratterizzato dal rispetto reciproco e dalla cooperazione in vista di scopi comuni. E’, in pratica, il normale passaggio dall’infanzia all’adolescenza e, da questa, all’età adulta, passaggio evolutivo non sempre riuscito se consideriamo, per esempio, l’età media degli ultrà che provocano incidenti prima o dopo una partita di calcio.


Oppure i tanti, troppi episodi di bullismo e di violenza sulle donne da parte dei cosiddetti “branchi” di disadattati che aggrediscono ragazze sole o clochard che dormono sulle panchine dei parchi cittadini. Come purtroppo possiamo constatare anche solo sfogliando un giornale o guardando un telegiornale, lo sviluppo morale in tanti casi si è arrestato ai livelli più bassi dell’egoismo e della volontà di dominio. Sulle orme di Piaget si è mosso l’americano Lawrence Kohlberg (New York, 25 ottobre 1927 – Winthrop, Massachusetts ,19 gennaio 1987), il quale, servendosi delle risposte date da 73 bambini di 10, 13 e 16 anni in un’intervista in cui si chiedeva loro un giudizio su una questione morale  posta in un racconto, individuò  6 livelli dello sviluppo morale umano: Primo livello – Orientamento punizione- obbedienza. Secondo livello – Individualismo e scambio. Questi primi.  due livelli, secondo Kohlberg, non fanno ancora parte della moralità. Terzo livello – Moraòità per mantenere buone relazioni e l’approvazione degli altri. Quarto livello – Mantenimento dell’ordine sociale, Questi altri due livelli fanno parte della moralità come convenzione.


Quinto livello – Morale del contratto, dei diritti individuali e delle leggi accettate e condivise. Sesto livello – Principi universali. Questi ultimi due livelli fanno parte della moralità come accettazione dei principi morali. Come si vede questi 6 livelli o stadi vanno dai più semplici ai più complessi. I primi due sono considerati addirittura pre-morali: si obbedisce alle regole solo per evitare la punizione e si osservano le regole solo per ottenere premi o vantaggi. Nella moralità come convenzione si rispettano le regole solo per mantenere buone relazioni e per non incorrere nel biasimo degli altri o sanzioni da parte delle autorità. Gli ultimi due livelli o stadi riguardano la moralità vera e propria: si agisce non solo per i propri interessi privati ma anche per il bene comune. Si comprendono i bisogni degli altri e si considera la società come un organismo da curare e da migliorare. Infine, il sesto livello riguarda le leggi scritte nel cuore, quelle che stanno al di sopra anche dei codici civili e penali e che ci fanno riconoscere in ogni uomo un nostro fratello. Se lo stesso Kohlberg ha confessato di non essere riuscito, pur desiderandolo, a raggiungere  questo più alto livello di moralità, ma di averlo avuto sempre presente come meta di perfezione umana, possiamo immaginare a quale abissale distanza da questa perfezione si trovi la maggior parte degli uomini (e delle donne) e ci spieghiamo anche perché il mondo sia sempre più simile a un inferno che a un paradiso.

 FULVIO SGUERSO

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