di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 685 del 17 novembre  2019
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Tutti quei dibattiti Stampa E-mail
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   

Tutti quei dibattiti 

Questo di tanta speme oggi ci resta

 Vorrei soffermarmi su una sorta di deriva delirante che, a partire dalla deplorevole politica-spettacolo a livello nazionale, coinvolge anche localmente. 

Lo faccio ora, che sono passati due anni e mezzo dalle ultime comunali, a mente fredda e senza dar l’impressione di spiegare ciò che è stato. Piuttosto, di guardare a ciò che è.

Mi riferisco alla pletora assurda, ridondante, inutile, nociva di dibattiti fra candidati. 

Ai tempi del primo mandato Berruti, quando ancora ero fuori dalla politica e partecipavo solo come cittadina spettatrice, ci fu un solo dibattito fra tutti i candidati, almeno che io ricordi. 


Delfino e Berruti candidati Sindaco nel 2006, Marson e Berruti candidati nel 2011

 

Condotto istituzionalmente in Sala Rossa, c’erano domande specifiche ragionevoli e tempi adeguati di risposta. Poi immagino ci siano state le solite interviste istituzionali dei media e i normali spazi delle tribune televisive. Poi magari i confronti fra i candidati con più probabilità di essere eletti, il che, a pensarci bene, non è molto corretto, non prima dell’eventuale ballottaggio. Ma va be’. Anzi, credo che quel dibattito allargato fosse di per sé una novità, e che in precedenza venissero coinvolti quasi solo i “papabili”. Il che è ancora più scorretto. 

Quando fui io, candidata, gli incontri erano già aumentati di numero: i principali media, le associazioni, gli enti economici, persino qualche privato cittadino a nome di comitati… tutti volevano il loro dibattito.  Quello sulla viabilità e su Villapiana finì quasi in rissa.  E ci fu anche quello dei due pretendenti più accreditati, appunto. 

Con le ultime comunali, però, stante il nervosismo dei media e dei potentati economici per la palese crisi del PD, comodo referente della continuità politica di decenni, stante la paura per una nostra eventuale vittoria da scongiurare a tutti i costi, e contro cui erano alleati un po’tutti, la faccenda è divenuta isterica, frenetica, convulsa. 


I Candidati del 2016

 

I dibattiti si sono ulteriormente moltiplicati. La candidata Pongiglione, persona rigorosa messa spesso in difficoltà dai tempi brevi prefissati per le risposte, se ne lamentò apertamente, chiedendosi se servissero davvero. 

Verso la fine, tutti quanti, esasperati, si misero d’accordo per evitarne almeno qualcuno.

Ma sono veramente utili, tutti questi confronti, questi dibattiti? La risposta è decisamente no.

Sono passati due anni e mezzo dall’ultima elezione, i problemi veri della città sono sotto gli occhi di tutti, così come le capacità sia di governo sia di opposizione, i voti e le prese di posizione sui temi principali. 

Ebbene, sfido qualsiasi masochista ad andarsi a riascoltare quelle domande, quelle risposte, e trovarvi una benché minima correlazione con il comportamento e la politica attuale. 

Tranne forse nel nostro rappresentante, l’eroico Salvatore Diaspro. Dico eroico anche solo perché io  non avrei retto neppure la metà di quella interminabile carovana. Non ho difficoltà ad ammetterlo. 

Pongo l’eccezione perché noi abbiamo la tendenza a dire quel che facciamo e a fare quel che diciamo. Semplicemente e con chiarezza. Ma si sa, io sono di parte, e altri la possono pensare diversamente. Credo però che anche per questo il riascolto sarebbe utile. 

Domande generiche, più o meno gli stessi temi. Risposte tendenzialmente piene di buoni propositi e ovvietà da aspiranti miss Italia, mancava giusto la pace nel mondo. Pochi guizzi e posizioni decise.  Pochi spunti concreti.  Magari su qualche punto potevano emergere le competenze specifiche, ma raramente. 

Oppure i media il giorno dopo potevano accentuare qualche frase positiva di candidati “buoni”, o inventarsi scivoloni inesistenti di candidati sgraditi. Conosciamo anche questo trucchetto, ormai. 

Ma in generale, sbadiglioni. Un eccesso di fair play, inutile tanto quanto il suo opposto, la polemica urlata, perché in ogni caso non evidenziava lacune, caratteristiche e differenze. 

 


 

Ora, che cosa ci ha regalato, in questi anni, la politica spettacolo, a parte tanta caciara? Siamo al punto che qualcuno rimpiange le tribune politiche in bianco e nero degli anni ’70, e i soporiferi democristiani in doppiopetto. 

Senza voler tornare a quel passato esagerato nell’altro senso, come distanza fra politica, cittadini e realtà, quali sono i lati positivi e negativi?

È pur vero che un politico, anche a livello locale, debba avere una presenza decente, una capacità di eloquio e una disinvoltura accettabili, buone doti di sintesi ed efficacia. 

Queste, in qualche misura, si notano nelle sedi di dibattito pubblico. Ma si noterebbero ugualmente anzi di più, anche in interviste e discorsi dal palco dove sia libero di esprimersi e non contingentato su temi generici o banali. 

Al tempo stesso, e viceversa, non è detto che i candidati più “scenici” e a loro agio sotto i riflettori, o i più abili polemisti, siano i migliori, quando si tratti di amministrare con onestà, logica e buon senso le scarne risorse.  Soprattutto a livello locale, roba da rimboccarsi le maniche più che da indossare abiti da sera. Potrebbero essere più utili altre doti meno appariscenti. Queste non solo non emergono in queste sedi, ma vengono addirittura penalizzate. 

Si crea, si accentua addirittura nel pubblico l’idea che un Sindaco debba essere una persona soprattutto di rappresentanza, di passerella, una figura istituzionale che faccia fare bella figura alla città, come un prestante attore sul red carpet.

 

 

 Taglio dei pini in Corso Tardy&Benech  e la sostituzione con aceri

 

E ci si condiziona di conseguenza. Quando fui candidata io, da più persone mi sentii dire, come critica, che non ero abbastanza bella, abbastanza giovane, abbastanza conciata.  Anche dallo stesso Grillo che in quanto uomo di spettacolo se ne intende.

Ebbene, è ovvio dire che questo atteggiamento mentale, pur giustificato, non garantisce il risultato. 

 A un salumiere chiederemmo di essere palestrato, o se si i suoi prosciutti sono senza conservanti? A un idraulico, competenze tecniche e prezzi modici, o di indossare una tuta di Armani?

Dovrebbe valere lo stesso per i candidati, se questi fossero effettivamente cittadini prestati alla politica che si mettono a disposizione con buona volontà, chiarezza di intenti e competenze minime. 

Anzi l’essere troppo “leccati”, all’americana, dovrebbe farci diffidare, che non sia una facciata di cartone che nasconde il nulla. La ricerca del personaggio a tutti i costi non dovrebbe essere essenziale. 

Non so se questa deriva possa essere fermata, ma io credo che debba essere fermata.

 

 

 

Per questo ora, a metà mandato e in tempi non sospetti, mi sento di lanciare questo appello ai candidati futuri: nel momento della presentazione delle liste, mettetevi d’accordo tutti quanti, firmate un proposito congiunto che conceda un minimo di dibattiti pubblici, tre, quattro, non di più, e che i diversi attori sul territorio si concentrino in questi. Tanto le domande sono sempre le stesse e così le risposte.

Andrà a vantaggio di tutti e anche vostro. Invece di perdere tempo a proclamare invano che ridurrete le tasse e direte basta al cemento, che aiuterete il piccolo commercio e impedirete altri centri commerciali, che migliorerete la differenziata e il verde pubblico, avrete più tempo per esprimervi sul serio, fare campagna sul territorio, conoscere i cittadini e i loro problemi.

Ne guadagnerete voi, ne guadagneremo tutti. 

 

     Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

 

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