TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 674 del 28 luglio  2019
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L'8 SETTEMBRE
BUONE VACANZE
La politica riporti in città le librerie Stampa E-mail
Scritto da PIETRANGELO BUTTAFUOCO Il Fatto Quotidiano   

 Senza luoghi di condivisione autentici muore lo spirito critico della società e siamo tutti un po’ meno liberi

Basta bar, tabacchi e negozi enormi

La politica riporti in città le librerie

Emergenza librerie, “chiudiamo tutti” dice Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione italiana Librai, in un’intervista di Silvia D’Onghia, giovedì scorso, sul nostro giornale.

“Le librerie – spiega Ambrosini – dovrebbero tornare a essere un punto di riferimento per ogni quartiere, un luogo di aggregazione sociale prima ancora che culturale”.

Emergenza sociale, dunque. Il grido d’allarme del presidente dei librai italiani sveglia all’urgenza quando l’intero spazio urbano, in qualunque parte del territorio nazionale, sta diventando un’unica desolata periferia orbata dei necessari presidii di accoglienza, ovvero le fondamentali agorà quali sono le librerie, le sale cinematografiche e i teatri, dove ciascuno sperimenta la socialità e la crescita.

La libreria, infatti, è un presidio, un appuntamento con l’altro da sé. Come pure la sala cinematografica e così il teatro, tutti e tre –tre luoghi – evaporati dal nostro orizzonte urbanistico anche a prescindere dalla “centralità” se si pensa che giusto davanti e intorno Montecitorio, la sede del Parlamento, se ne sono andate via, cancellate peggio che una rivendita di cotton-fioc, due librerie storiche quali la Herder e la Arion. E così, appena dietro la Camera dei Deputati, è sparita anche la Fandango, uno spazio spesso adibito a incontri pubblici. Certo, presso la Galleria Colonna c’è una Feltrinelli ma tutto è quella vetrina eccetto che quell’idea di luogo dove attardarsi, informarsi e confrontarsi (tanto è un copia e incolla del canone unico fabiofazista, giusto"

"per intendersi).

 


 

IL PRESIDIO è una caserma, un pronto soccorso, una canonica o un circolo delle bocce. E presidii sono anche tutti gli edifici dove ogni quartiere, ogni paese, ogni transito offre riparo alla fantasia, all’immaginazione e alla cultura che non teme di proporsi sotto forma d’intrattenimento e dunque, nel veicolare suggestioni, parole e ragionamenti, forgiare una bellissima opportunità anche eversiva.

Si chiama spirito critico e solo con gli spettacoli, con i romanzi, con i sogni e con il via vai di ricerca, scienza e polemica l’agorà – lo spazio politico voluto dai nostri padri d’Ellade – i quartieri, i paesi e ogni transito possono veicolare le libertà, gli urti e la necessaria tensione di volontà.

Anche a costo di pagarne pegno, e cioè di allevare oppositori invece che sostenitori, la politica deve farsi carico della tutela dei suddetti luoghi, cancellare il paesaggio urbano fatto solo di bar e tabacchini (e di centri commerciali sulle tangenziali), e spargere il più possibile librerie, sale cinematografiche e teatri a maggior ragione dove sembra impossibile che la gente voglia sfogliare pagine, godersi film in compagnia invece che dal divano di casa e sbalordirsi nello scoprire – come con Ficarra & Picone in scena con Le Rane – quanto sia attuale ed eversivo ancora oggi Aristofane.

 

Post scriptum.

C’è un solo sano statalismo, un’unica semplice legittima difesa: lo Stato garante di scaffali, schermi e sipari. Vale sempre il monito di Gesualdo Bufalino: per debellare la Mafia serve solo un esercito di maestri di scuola elementare.

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO  Il Fatto Quotidiano

 

 

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