TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 644 del 9 dicembre 2018
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA 
Cinema: La Tragedia di un uomo ridicolo Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
La tragedia di un uomo ridicolo

Tragedia di un uomo ridicolo, di Bernardo Bertolucci, con Ugo Tognazzi, Ricky Tognazzi, Laura Morante, Anouk Aimée, Renato Salvatori, Antonio Trevisi, Vittorio Caprioli, Italia 1981, durata 120 minuti. Produzione di Giovanni Bertolucci.

 A un imprenditore parmense, Primo Spaggiari, viene rapito il giovane figlio Giovanni (Ricky Tognazzi), da parte  di un gruppo politico estremista. Per il suo rilascio viene richiesto dai rapitori un miliardo di lire.

Ma l'azienda di Spaggiari è in crisi, reperire quella somma non è facile. Il padre pare intenzionato a raccogliere la cifra richiesta presso gli usurai e amici, ma dal suo inconscio primario più primitivo,  arrivano pulsioni compulsive che gli fanno sorgere brutte idee, per lo più figlicide. E perciò quando per vie traverse, non ufficiali, gli diranno  che suo figlio rapito è stato ucciso, ciò per lui non potrà che essere vero. 

Primo Spaggiari (un eccezionale Ugo Tognazzi), ormai semidelirante, decide di non divulgare la notizia, di cui però  è sempre più convinto che sia vera. Egli ha in mente di dirottare i soldi raccolti per il riscatto, in direzione del salvataggio della sua fabbrica casearia, in grosse difficoltà. 

Il figlio, come sospetta lo spettatore, non era morto, e  alla sua riapparizione Primo  Spaggiari è costretto a far buon viso e cattiva sorte. Il colpo è duro, la sua coscienza vacilla, ciò lo porterà a meditare finalmente, al di là di ogni ipocrisia, sulla difficoltà nella vita a dare un senso etico stabile al rapporto padre e figlio, nella difficoltà cioè di allontanare  lo spettro di una natura umana  senza senso soggetta solo alla legge del caos.  

Il film è il più brutale e vero nel percorso di Bertolucci. Non è fotografato da Storaro, ma da un altrettanto bravissimo fotografo di nome Carlo di Palma, che sottolinea così col suo stile originale e prosaico una specie di passaggio stilistico dall'arte figurativa luminosa del cinema estetico, alla penombra del linguaggio visivo che evoca i problemi relazionali di un sociale critico, assumendone  anche le coloriture più amare.

 Palma d'ora a Cannes per Ugo Tognazzi, davvero bravo nella parte drammatica e autoironica del padre vigliacco, bravo come spesso accade in quel tipo di  recitazione ai grandi comici (Paolo Villaggio docet con il film Il segreto del bosco vecchio di Bellocchio).

    Biagio Giordano 

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