Settimanale Anno XVI
Numero 715 del 28 giugno 2020
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Brigate nere e camicie nere Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
BRIGATE NERE E CAMICIE NERE

 E’ vero: non bisogna confondere le “Brigate Nere”, istituite per decreto legislativo del Duce nel giugno del 1944, con le Camicie Nere, formatesi subito dopo la prima guerra mondiale quali organizzazioni paramilitari agli ordini di Mussolini (le cosiddette “squadre d’azione”) che saranno poi inquadrate, nel 1924, con il grado più basso, nei ranghi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e quindi arruolate nell’Esercito Regio. Tuttavia questa distinzione regge fino a un certo punto, dal momento che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e in seguito al costituirsi della Repubblica Sociale Italiana e alla trasformazione del Partito Fascista Repubblicano in un organismo di tipo militare, le Camicie Nere non vennero congedate ma continuarono a sussistere, non più come Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ma come “Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere” sotto il comando del segretario del Partito Fascista Repubblicano e Ministro Segretario di Stato Alessandro Pavolini, che le riorganizzò su base provinciale chiamandole “Brigate Nere”.


Ora, nel testo del decreto istitutivo di cui sopra, che qui di seguito trascrivo per scrupolo di esattezza storiografica, la distinzione tra brigata e camicia nera sfuma in un  indistinto, uniforme e profondo nero:

Decreto Legislativo del Duce – 30 giugno 1944 – XXII n. 446

Art. 1 La struttura politico militare del Partito si trasforma in organismo di tipo militare e costituisce il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.

Art. 2 Il Comando del Corpo è costituito dalla trasformazione dell’attuale Direzione del Partito in Ufficio di Stato Maggiore del Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere. Il Ministro Segretario del Partito assume la carica di Comandante del Corpo. 

Art. 3 Le Federazioni assumono il nome di “Brigate Nere” del Corpo Ausiliario ed i Commissari Federali la carica di Comandante di Brigata.

Art. 4 Il Corpo sarà sottoposto alla Disciplina Militare e al Codice Penale militare del tempo di guerra.

Art. 5 Gli iscritti al PFR, di età compresa tra i 16 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate della Repubblica, entreranno in seguito a domanda volontaria a far parte del Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere che a seconda della loro idoneità fisica provvederà al loro impiego.

Art. 6 Gli appartenenti alle formazioni ausiliarie provenienti dalle Squadre d’Azione e passati alle FF. AA. RR. Alla G. N. R. e alla Polizia Repubblicana, iscritti regolarmente al P. F. R possono a domanda essere trasferiti nel Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.

Art. 7 Compito del Corpo è quello del combattimento per la difesa dell’ordine della Repubblica Sociale Italiana, per la lotta contro i banditi e i fuori legge e per la liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Il Corpo non sarà impiegato per compiti di requisizione, arresti od altri compiti di Polizia. L’impiego delle Brigate Nere nell’ambito provinciale viene ordinato dai Capi delle Provincie. Iniziative ed atti arbitrari compiuti da parte dei singoli e che comunque possano screditare il Partito saranno puniti secondo il Codice militare nel tempo di Guerra.

Art. 8 Ciascuna Brigata Nera porterà il nome di un Caduto per la Causa del Fascismo Repubblicano.

Art. 9 Il servizio prestato nel Corpo è considerato a tutti gli effetti come servizio militare. Al personale del Corpo Ausiliario saranno estesi in diritto tutti i benefici in vigore per il trattamento di quiescenza e le provvidenze per i feriti. I mutilati e i deceduti in combattimento o comunque in servizio.

Art. 10 Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad apportare le variazioni di Bilancio necessarie per l’attuazione del presente Decreto.

Art. 11 Il Comandante del Corpo d’intesa con il Ministro delle Finanze e con gli altri Ministri interessati, con successivi decreti emanerà le norme di attuazione del presente Decreto fissando gli organici, i trattamenti e le disposizioni regolamentari ed esecutive per il funzionamento del Corpo.

Art. 12 Il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere si avvarrà per i servizi sussidiari del Servizio Ausiliario Femminile secondo le norme del decreto 18 aprile 1944- anno XXII e del Regolamento esecutivo.

Art. 13 Il presente Decreto che entrerà in vigore dal 1° luglio 1244 – anno XXII sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d’Italia e, munito del sigillo dello Stato inserito nella raccolta ufficiale  delle Leggi e dei Decreti.

Dal Quartier generale 30 giugno 1944 – anno XXII.

 

Chiarita (spero) la questione terminologica, nel senso della sostanziale equivalenza tra brigata e camicia nera, confermata anche nel testo del loro inno (“Le donne non ci vogliono più bene / perché portiamo la camicia nera…”) sarà forse il caso di domandarsi perché le Brigate Nere non hanno lasciato un bel ricordo di sé e delle loro imprese. Tanto per cominciare la disposizione di cui all’ art. 7 per la quale il Corpo non avrebbe dovuto compiere requisizioni, arresti e altre operazioni di competenza della polizia e della G. N. R. venne presto disattesa, dal momento che spesso le Brigate Nere, che per lo più non erano stinchi di santi, non si astennero dal “requisire” generi alimentari dai negozi e merci varie dai magazzini e dalle fabbriche con il pretesto di combattere il mercato nero; ma soprattutto svolgevano il lavoro sporco dei rastrellamenti e degli arresti dei renitenti alla leva, dei disertori e dei parenti dei partigiani che avevano lasciato le loro case per combattere in montagna contro l’invasore tedesco. Inoltre è nota e documentata la complicità delle Brigate Nere nelle rappresaglie delle Waffen SS contro la popolazione civile e la loro attiva collaborazione alle stragi perpetrate dalla Sedicesima Divisione SS Panzer Grenadier  “Reichs Fuhrer” a Sant’Anna di Stazzema, a Vinca e nei paesi limitrofi.

Ora, siccome sono stato invitato da un docente di filosofia livornese in pensione, ammiratore del Duce ed esperto in storia militare che pubblica regolarmente da qualche tempo su “Trucioli savonesi” i suoi articoli di propaganda revisionista e sovranista, a “studiare la storia” e a documentarmi prima di accusare di collaborazionismo le camicie nere delle Brigate Nere, sono dunque obbligato a ricordare almeno quello che accadde a Sant’Anna di Stazzema e a Vinca di Fivizzano nel terribile agosto del 1944:


“All’alba del 12 agosto 1944, circa trecento SS circondarono il paesino di S. Anna e le sue frazioni, accompagnati da fascisti in uniforme tedesca, con il volto coperto da una rete. Attaccarono con mitragliatrici, bombe, lanciafiamme. Alcune donne furono sventrate. Secondo un feroce rituale nazista, alcuni bambini vennero presi e sfracellati contro i muri. Una giovane donna, Genny Bibolotti Marsili, riuscì a nascondere il figlio e poi, per distrarre gli assassini dal piccolo attirando l’attenzione su di sé, gettò uno zoccolo contro una SS, che immediatamente la falciò con una raffica di mitra. In paese gli abitanti, molti dei quali erano sfollati provenienti da altri paesi, furono ammassati davanti alla chiesa insieme ad altri rastrellati nelle frazioni vicine e massacrati dalle mitragliatrici e dai lanciafiamme. Il parroco, Don Innocenzo Lazzari, morì tra le fiamme con i suoi parrocchiani.

I nazifascisti che non erano impegnati direttamente nel massacro si ubriacavano nella canonica, rallegrati dalla musica dell’organetto che accompagnava sempre le spedizioni della Sedicesima Panzer Grenadier, oppure andavano a saccheggiare…”. Riguardo a quello che accadde a Vinca, “il Maggiore Walter Reder dispose che due plotoni di Brigate Nere affiancassero la 4° e la 5° compagnia della Sedicesima Panzer Grenadier, per guidarle e identificare i partigiani e ‘i loro complici’. La mattina del 24 agosto i fascisti aggregati alla 5° compagnia della Sedicesima Panzer Grenadier furono lasciati a Gragnola per preparare e sorvegliare il centro di raccolta dei prigionieri e rastrellare il paese, mentre l’altro plotone di fascisti attacca Vinca a ovest, si stabilisce nel paese e, il giorno seguente partecipa a un rastrellamento, quindi viene messo in riserva nel paese. Al termine dell’operazione, il 26 agosto, rientra a Carrara attraverso li montagne. Parte della strage avviene nel paese, prima bersagliato dalle postazioni di mitragliatrici che lo circondano, e poi rastrellato dai nazifascisti accompagnati dal solito organetto. Altre squadre intanto risalgono la valle alla caccia di chi cerca rifugio negli anfratti o nei casolari, e attaccano i paesi vicini: Viano, Vezzanello, Campiglione, Tenerano, Monzone, Equi. Una donna fu ritrovata decapitata, altre uccise con i loro bambini in braccio…” (Fonte: Andrea Domenici’s homepage. I cagnolini di Reder). A me pare che non ci sia bisogno di aggiungere altro a conferma del collaborazionismo delle Brigate Nere e della loro subalternità nei confronti dell’alleato germanico. Ma per chi ritiene se stesso depositario della verità storica non c’è argomento o testimonianza autentica che possa intaccare le sue certezze. Nemmeno i dati di fatto? Nemmeno, se si è convinti che non ci sono fatti ma solo interpretazioni, e che l’interpretazione giusta è solo la mia.

  FULVIO SGUERSO

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