Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
Tel. 346 8046218
Cinema: Zodiac Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Zodiac

Zodiac, regia di David Fincher, con Lark Ruffalo, Jake Gyllenhaal, USA, 2007, 158 minuti

Tra il 1968 e il 1974, la polizia di San Francisco diede invano la caccia a un serial killer molto prolifico (da lui stesso definitosi  come il primo assassino periodico della storia) che si firmava Zodiac (Zoe vita e Diacos ruota, rappresenta il cerchio della vita con segni riferiti al cielo e al sole), le vittime accertate  furono 5, (morti tutte avvenute con armi da fuoco o coltelli), i sopravissuti 2, le sospettate uccisioni per la stessa mano 37.

Egli amava spedire a tre quotidiani di San Francisco messaggi in codice, a volte proponendo (tra le righe) un gioco enigmistico macabro e complicato: la cui posta in gioco  era la vita delle persone. 

Il principale indiziato, Artur Leigh Allen, morì nel 1992, ma non fu mai provato che fosse lui l'assassino.

Il film è un detective story potabile che osa incanalarsi in situazioni psicologiche complesse dagli effetti collaterali ben legati al fatto principale (come l'ossessione sul filo della paranoia che pervade i ricercatori, cosa che li porterà ad avere un'attenzione sul caso eccezionale ma producendo anche scorie fantastiche), senza rispettare le regole più abituali del genere, con risultati tutto sommato apprezzabili.

Il racconto si cala sulle realtà più investigative non dando niente per scontato,  soffermandosi a lungo sugli effetti più irrazionali della vicenda appesi al filo di una razionalità che appare a un certo punto un metodo insufficiente a capire le cose racchiuse nella follia. 

Il primo piano viene quindi occupato  dai coinvolgimenti emotivi degli ispettori e giornalisti protagonisti della caccia a quel killer, un'emotività invasiva, vorace, che va via via rafforzandosi  fino a giungere a livelli tali da far cambiare loro la vita.

Un thriller innovativo, che dimostra come sia possibile suscitare interesse curando di più i profili dei personaggi e i numerosi dettagli psicologici che compaiono lungo il loro agire, rifiutando sintesi sgombra tempo.

Da sottolineare anche come il film curi le sensazioni dello spettatore sulle  attese del male, senza dare ad esso, rappresentato in questo caso dall'assassinio, il potere visivo di sconvolgerci con le sue azioni più particolareggiate.

           Biagio Giordano 

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