TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 640 del 11 novembre 2018
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
La sinistra?...la destra ringrazia… Stampa E-mail
Scritto da DOMENICO MAGLIO   
 

La sinistra?...la destra ringrazia…

 Io sono convinto da sempre che ognuno debba mettere a disposizione le proprie idee, le proprie prospettive, senza timori reverenziali confrontandole con quelle di altri per arrivare a quella sintesi che permette a ognuno di lottare non più da solo, ma sempre con più forza e più condivisione per gli obiettivi che si ritengono giusti, opportuni o necessari, per raggiungere il maggior bene possibile per tutti.

 E’ questa la malattia della sinistra, è un contagio, un contagio ereditario che personalmente mi sono ben guardato dal curare e che mi ha trasformato strada facendo in untore parlando, discutendo, litigando, e tutto per allargare il più possibile l’infezione, anche se molti malati cronici assaliti da questo morbo non vogliono mostrare i loro sintomi.


Ad aiutare la sinistra nel tempo hanno contribuito, forse senza  saperlo, inconsciamente, intellettuali illustri di varie tendenze e di varie epoche con i loro volumi dai contenuti riflessivi, dirigenti di partito con le loro infinite relazioni e i loro corposi documenti che necessitano ancora oggi di doppia lettura.

Ha provato anche la storia con le sue evoluzioni sociali e politiche, con i suoi conflitti e con le sue tragedie, ma anche lasciandoci letture di opere diverse che hanno cercato di interpretare il tempo attuale con le loro romanzate falsificazioni o con le loro tangibili verità.

Onestamente sento con estrema umiltà di dover ringraziare tutte queste fonti, perché da tutto e da tutti ho appreso, anche da coloro il cui solo scorrere le righe dava un senso di nausea, di molti testi ne ho condiviso le tesi ma con altrettanti ho dissentito e dissento sul fine indicato e quindi sulle proposte per raggiungerlo.

Francamente se guardiamo la società italiana di oggi, ma anche doverosamente alla società globale, l’Europa, il mondo, notiamo la sua multiforme personalità, un modo di evolvere che suscita un misto senso di velocità angosciosa, un incontrollabile frenesia accantonatrice, di superamento di non si capisce bene di che cosa, una sensazione di vertigine e di ammirazione per i progressi ottenuti, per lo sviluppo delle nuove tecnologie anche se spesso l'uso distorto ne mina l'utilità.

E’ il nostro un mondo che corre spesso senza una meta verso un destino che neppure conosce ne vuole conoscere.


 Nuvole di esseri umani che si spostano, vecchie e nuove povertà che gridano il loro dolore, vecchi e nuovi bisogni non in grado di essere più soddisfatti, diritti conquistati e subito cancellati, l'impero dell'opulenza che schiaccia ogni sospiro del disagio, la mercificazione delle dignità e delle conquiste del lavoro, la distruzione sistematica delle risorse naturali, una diseguaglianza oramai divenuta strutturale.

Chi ha un'impronta culturale di sinistra o progressista per utilizzare una declinazione odierna non può non aver incrociato le opere dei grandi intellettuali - di ogni nazionalità e di ogni epoca - che hanno forgiato il pensiero di intere generazioni, uomini e donne che per le loro idee hanno spesso pagato con la vita, da Antonio Gramsci ai partigiani caduti nella Resistenza, ed entrambi occupano gli scranni più elevati assieme ad altri intellettuali  e persone semplici,  non solo italiane.

Se per uno strano arcano proprio un partigiano caduto oppure lo stesso Antonio Gramsci tornassero oggi qui con noi e aprissero gli occhi senza conoscere gli avvenimenti di oltre 70 anni vedrebbero un mondo per loro irriconoscibile, certamente mutato nella sua strutturalità, nella variabile e instabile conformazione geopolitica, ma lo vedrebbero, soprattutto in Italia, lontano da come ne avevano immaginato l'evoluzione sociale e politica e sulla quale avevano profuso lotte feroci e scritto “notarelle” a piene mani, discutendo le “quistioni” del loro tempo ma guardando a ciò che poteva riservare l'avvenire.

Ma soprattutto sarebbe ben difficile spiegargli come tutto questo sia potuto accadere..........o meglio, sarebbe ben complicato spiegargli come noi abbiamo permesso che avvenisse


Di tutto questo sembra che nella sinistra italiana non ci sia più traccia, sembrano azzerate le grandi visioni del mondo, sacrificate sulle nomination per le liste elettorali, silenziate per la ricerca di una visibilità mediatica di pochi istanti, zittita per cercare un’unità tra soggetti diversi o sedicenti “affini” che non potrebbe reggere mai, dimenticata nel grande circo dei progetti mai realizzabili, della ricerca di convergenze che non esistono alle condizioni attuali.

Si sbraita all’ascolto di messaggi diseducativi passati dalle veline governative, ci si indigna per parole pronunciate con leggerezza e con una certa dose di incosciente pericolosità sociale da questo o quel ministro, si minacciano discese nelle piazze ben sapendo che resterebbero vuote.

Ritornare ad avere una sinistra che possa definirsi tale temo sia una strada complicata, una “lunga strada verso casa” per dirla come Sprengsteen non certo in discesa ma tutta in salita.

Ripartire con umiltà dai fondamentali ma comprendendo il nostro tempo credo che per la sinistra sia il primo passo da fare, anche se oggi non se ne vede traccia, si continua a sentire un alone di polverose parole d’ordine, un qualcosa che da una sensazione di stantio che ammazza qualunque verità, qualunque presa di coscienza di ciò che si ha veramente di fronte.


E’ in atto una rivoluzione in Italia, lo hanno decretato le ultime elezioni politiche, ma è una rivoluzione di destra, lontana da ciò che molti elettori di chi ha vinto si aspettava.

La sinistra deve farsene una ragione, accettare la sconfitta nel suo profondo, solo allora potrà tentare una resurrezione vera, perché raffazzonare una unità numerica senza una visione comune sarebbe la sua fine definitiva.

A sinistra bisognerebbe capire che bisogna bere la bottiglia ghiacciata fino in fondo, zittendo gruppi isterici che schiamazzano per convincersi di esistere e guidare un esercito che non c’è più, che ha disertato ed è passato al campo avverso, gruppi che pur nella loro onestà di intento contribuiscono inconsciamente alla parcellizzazione complessiva, in sintesi direi che servirebbe dunque isolare i qualunquisti in frac sempre alla ricerca di luce propria.

Insomma la sinistra dovere dare la risposta prima ancora che gli sia posta la domanda, questo vorrebbe dire avere quella visione del mondo che ha dimenticato.

La sinistra ha dimenticato che politica non deve decidere ma deve creare le condizioni dell'agire, e in questo contesto politico che l’Italia e non solo sta attraversando chi se non la sinistra può creare queste condizioni? 

Da qui bisogna partire, il resto sono chiacchiere da bar.

Per i più afferrati si chiama “fronte unico dal basso” perché il fronte unico dall’alto non ha funzionato benissimo e la dx ringrazia.

DOMENICO MAGLIO

 

 

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