TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 633 del 23 settembre 2018
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Cinema: Suffragette Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

SUFFRAGETTE

 

  Suffragette, film storico-drammatico uscito nel 2015, regia di  Sarah Gavron, con Carey Mulligan, Anne-Marie Duff, Helena Bonham Carter, Meryl Streep che interpreta la leader delle suffragette Emmeline Pankhurst.

Londra 1912. Prosegue in diverse nazioni dell'occidente la lotta delle donne per il riconoscimento giuridico dei più elementari diritti di base, quali l'uguaglianza  con l'uomo nella responsabilità decisionale dei problemi di famiglia, nel salario e orario delle attività di lavoro,  nelle cariche  e carriere politiche. 

A Londra un gruppo di suffragette, molto agguerrito, di diversa estrazione sociale, protesta da tempo per ottenere quei diritti. Il gruppo è molto attivo, e opera prevalentemente nelle piazze, con una animosa diffusione delle proprie idee, sia verbali che scritte. Idee che riguardano specificamente le profonde ingiustizie che la donna subisce quotidianamente nelle principali attività londinesi. Il tutto è collegato all'obiettivo più importante da raggiungere, che, per  ottenere  un effettivo  potere di cambiamento  delle cose, resta l'ottenimento del diritto di voto alle donne. 

Il loro modo  di operare era, tutto sommato, pacifico, violento solo in alcuni casi ma per lo più solo verbalmente. Le suffragette londinesi, nonostante il grande impegno, anziché ottenere risultati vengono perseguitate dalle istituzioni e isolate da frange numerose della popolazione. Lo stato di indifferenza di cui sono  oggetto, inducono il movimento femminista, guidato dalla leader carismatica Emmeline Pankhurst,  a cambiare metodi di lotta. 

Emmeline Pankhurst prende sempre più coscienza dell'importanza che possono avere i media nel mettere in risalto le lotte delle donne, e come in essi domini all'inizio del secolo  l'indifferenza verso le questioni femminili.  Si decide quindi  di passare dalla legalità all'illegalità, con atti violenti in grado di creare stupore, indignazione, scandalo, finendo proprio per questo nelle prime pagine dei giornali.

Si rompono perciò con dei sassi vetrine di lusso nel centro di Londra, si mettono esplosivi nelle cassette di derivazione dei telefoni isolando la città, si fanno saltare per aria abitazioni deserte di personaggi influenti e noti, finché si decide di passare  a  un gesto clamoroso, da compiere durante la manifestazione sportiva ippica che si svolge ad Epsom, una gara che vede la partecipazione competitiva anche del Re. In essa si cercherà di fermare, con grande rischio delle vite, il  cavallo al galoppo del monarca. 

Il gesto sensazionale viene eseguito, ma  purtroppo sarà tragico: una suffragette  invade la pista e si pone di fronte al cavallo in corsa del Re, la distanza tra i due è minima e il cavallo non fa in tempo a scansarla né a fermarsi, lo scontro, inevitabile, sarà spaventoso tanto da divenire mortale sia per la donna che per il cavallo.

 La notizia commuoverà il mondo, comparirà in prima pagina su tutti i principali giornali, e grazie a ciò la conoscenza della causa delle suffragette si estenderà a numerose altre  nazioni, facendo compiere alla causaun notevole passo in avanti.

Dopo questi fatti non tarderà molto l'arrivo da parte delle istituzioni del riconoscimento del diritto di voto alle donne inglesi.

Il film si sofferma prevalentemente sulle vicende di una famiglia londinese proletaria composta da padre, madre e un bambino, i cui genitori di quest'ultimo lavorano in una grande lavanderia londinese dove avviene uno sfruttamento senza pari che col tempo porta i dipendenti a subire varie forme di invalidità. 

In questa famiglia la madre del bambino, impressionata dai gesti violenti delle suffragette, capisce l'importanza di quel comportamento ed entra quindi a far parte del loro movimento. Per quella scelta il suo matrimonio si avvierà  via via verso una crisi irreversibile, sopratutto a causa del marito, maschilista e autoritario, che non sopporta il giudizio negativo dei vicini e delle autorità dato alla moglie, un giudizio che è  conseguente alla scelta radicale da lei fatta. 

La separazione porterà la madre a non poter esercitare più alcun diritto sul figlio, che verrà poi adottato da un'altra famiglia a causa dell'incapacità del marito a prendersi cura di lui. La donna, che perderà il lavoro per aver reagito a delle molestie e a dei ricatti, verrà materialmente assistita dalla Chiesa. La sua militanza nel movimento femminista diverrà però a tempo pieno e con la ferrea, costante volontà di combattere per gli obiettivi di giustizia da raggiungere.

Nonostante il film possa apparire troppo concentrato sulle vicende personali della protagonista lavandaia proletaria, si possono leggere attraverso le sue peripezie di vita molti dettagli significativi  del diritto, del costume, della politica dell'epoca presa in considerazione. Il film finisce quindi per emozionare ma anche per far comprendere con molta lucidità  le condizioni disagiate delle donne inglesi all'inizio del secolo, disagi  complessi che sembrano prescindere da ogni  appartenenza delle donne  a una determinata classe  o cultura.

Un film con una fotografia straordinaria sempre ben al servizio della ricostruzione degli ambienti, e una recitazione sopra le righe per verosimiglianza e forte identificazione con il personaggio da incarnare.

Da sottolineare anche come la donna in fabbrica sia a quell'epoca uno strumento in mano al padrone, proprio per l'indifferenza maschilista degli operai, uno strumento teso a dividere il fronte operaio e indebolirne la lotta di classe, e come rispetto a ciò, all'inizio del secolo, il sindacato sembra soccombere all'idea di ricomporre la lotta in un fronte unitario in grado di sostenere   anche il diritto di voto alla donna. Carenze che solo decenni dopo andranno via via dissolvendosi aumentando il potere generale contrattuale della classe operaia nel suo insieme. 

     Biagio Giordano

 

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