TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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Le ragioni dei confini Stampa E-mail
Scritto da SILVIO ROSSI   

LE RAGIONI DEI CONFINI

 Di fronte alla fine di un mondo unito sotto unico potere temporale e spirituale, monopolio della Chiesa romana, con la crisi dell’universalismo della cristianità e la disgregazione dell'ex Impero romano di Occidente, al tramonto dell’alto medioevo iniziò a formarsi tra i popoli europei la consapevolezza di un primo embrione di sentimento nazionale.

La similarità di cultura, costumi e lingua, oltre alle comuni primitive normative giuridiche degli abitanti di aree geografiche europee ben definite, dettero impulso alla nascita dei primi Stati nazionali, primo su tutti la Francia, seguito dall’Inghilterra e dalla Spagna e in seguito anche da altri Stati europei dell’Est come l’Ungheria, soprattutto in funzione di salvaguardia delle proprie identità minacciate dalle spinte dei popoli nomadi asiatici, come era successo già in Spagna per l’ occupazione musulmana dell’Andalusia.

  

La consapevolezza di possedere un’unica identità nazionale determinata dalle condizioni condivise, dalla cultura relativamente omogenea, dalla comune religione, dalle usanze e soprattutto dalla lingua di popoli abitanti un'area ben circoscritta, ha poi enormemente facilitato la formazione degli Stati, con dei confini ben precisi.

Le prime rudimentali leggi e regole e le stesse Costituzioni, emanate in seguito dai Sovrani nei vari Stati che si erano formati, non sono mai state avulse dalla storia né dall’identità dei popoli facenti parte di detti Stati.

Le conquiste civili più in là nel tempo ottenute con le tante battaglie dei cittadini, in special modo delle donne che spinsero con tenacia, fino ad ottenere la parità dei diritti e dei doveri rispetto agli uomini – cosa che non avviene tutt’ora nella maggior parte degli Stati del terzo e quarto mondo sono state non poco determinanti nello sviluppo delle economie degli Stati facenti parte di quello che è definito il ricco Occidente.

Le guerre poi hanno solo in parte ridisegnato le frontiere, per cui alla fine oggi possiamo dire che gli Stati europei sono quasi totalmente espressione dei popoli che li abitano.

Shuman, De Gasperi, Adenauer

In questi ultimi decenni in Europa abbiamo vissuto un periodo felice, senza guerre; Stati che in passato si sono combattuti, ora vivono in pace e non solo, ma si sono uniti in un’ unica grande entità che è l’Unione Europea, nata come l’ unione di popoli aventi tradizioni e costumi simili, standard di vita simili e soprattutto valori democratici comuni, Unione che seppur ancora vissuta come entità burocratica è pur sempre un’Unione di popoli consanguinei, che dopo secoli hanno deciso di togliere le frontiere fra di loro, per mantenere tuttavia un’unica frontiera comune.

I confini, come appena detto, sono nati dal tramonto dell’alto medioevo ed esistono perché delimitano uno spazio nel quale vive un determinato gruppo di uomini aventi un comune sentire, prodotto da secoli di comune convivenza, anche se sotto governi differenti, come è successo per oltre mille anni in Europa.

 

E’ vero che le migrazioni sono sempre avvenute, ma è anche vero che in passato gli emigranti si sono spostati in territori per lo più disabitati o in aree industriali che avevano necessità di mano d’opera e si sono sempre adeguati alle regole che vigevano negli Stati ospitanti, e con il lavoro e con il rispetto delle regole e delle usanze locali, si sono integrati fino dai tempi dell’impero romano.

Oggi invece assistiamo al fatto che qualcuno pretende che i confini non esistano più e che i cittadini siano cittadini del mondo, per cui popoli che nulla hanno avuto a che fare con la nostra storia o civiltà possano sbarcare sulle nostre coste e tranquillamente violare quelle regole che si sono consolidate, durante centinaia di anni della nostra storia, violando in primis la prima pietra miliare della formazione degli Stati Europei: il confine.

La cosa purtroppo grave è che vi siano partiti e gruppi di pensiero che vorrebbero assecondare tali pretese in nome della convivenza pacifica, o del più casereccio detto romanesco “volemose bene” da cui nasce il loro appellativo di “buonisti” sinonimo di buoni e cioè il contrario di “cattivi”.

   

Renzi, Alfano, Soros e la Boldrini

Questo esercito variegato di personaggi, mossi ognuno da un proprio interesse personale o di categoria, quasi sempre avulso dall’interesse generale, ha trovato, in buona parte, un aiuto dalla spinta propulsiva da parte di quella fazione della “chiesa universale”, caduta mille anni prima, appunto per mano degli Stati Nazionali, che tenta ora la propria rivincita, riproponendo la propria universalità.

Questa fazione è capitanata da frange di monsignori con alla testa l’ex segretario della CEI Galantino, il cui interventismo, che con i Governi precedenti ha goduto di un disarmante supino consenso, ponendosi spesso anche in antitesi al buon senso, professando il motto “avanti c’è posto per tutti!”, trova nei giornali l’Avvenire e Famiglia Cristiana e La Repubblica molto spesso più spazio dello stesso Pontefice, tentando di condizionare le opinioni della gente con il falso pietismo, tipico dell’ ideologia cattocomunista.

 
Monsignor Galantino e il settimanale Famiglia Cristiana

“Esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune” “L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi” non lo ha affermato Matteo Salvini, lo ha detto Papa Woytyla, come lo stesso Papa Woytyla affermava che è necessario salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni Nazione Europea e invitava pure ad avere coscienza del “grande divario che esiste tra l’Europa dalle profonde radici Cristiane e il pensiero Musulmano.”

Adottare politiche contrarie a questi concetti di buon senso è la via del sicuro caos futuro o addirittura della futura sottomissione della nostra civiltà a queste nuove pseudo civiltà.

La nostra, civiltà più tollerante e non più avvezza alla difesa dello spazio vitale, che è sempre più messo in discussione da un’invasione promossa da organizzazioni motivate non certo da principi di solidarietà, bensì da meri interessi economici e di potere non potrà che soccombere.

Ciò non vuole dire che l’immigrazione debba essere necessariamente bandita, perché l’immigrazione regolata è sempre stata in generale positiva per quegli Stati con un’economia in espansione – appunto: in espansione.

Lo stesso Papa Francesco ha recentemente ben specificato che la migrazione va affrontata con” la virtù della prudenza” accogliendo tanti rifugiati quanti se ne possono integrare, educare e dare loro un lavoro.

 
Papa Francesco e Papa Woytyla


Gli Stati Uniti d’America e l’Australia sono gli esempi di come uno Stato sia potuto diventare più ricco, proprio attraverso un’emigrazione regolata, che veniva anche favorita in funzione della conquista dei grandi spazi disabitati e spesso desolati che abbisognavano di mani forti e volontà morale per trasformare tali terre vergini in terre produttive.

Oggi, gli Stati Uniti e l’Australia, malgrado i grandi territori che hanno ancora disposizione, proteggono i propri confini da una pressione irregolare non più tollerabile, pur mantenendo le porte aperte a chi ha i requisiti di accoglienza..

Questo argomento pertanto deve essere affrontato con buon senso e con rispetto totale delle popolazioni locali, i cui avi hanno combattuto per mantenerle integre e regolate da leggi e regole che hanno garantito gran parte di quelle libertà individuali e sociali che ora ci fanno essere mèta di immigrazioni, e che noi dovremmo lasciare ai nostri nipoti nelle stesse condizioni da noi ereditate.

SILVIO ROSSI  Consigliere LEGA NORD

 

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